13 ottobre 2011 - “Il primato di Dio” - Matteo 22,15-21 - XXIX domenica del tempo ordinario. (Di don Roberto Seregni)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva ridotto al silenzio i sadducei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?" Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare".
Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".
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Proprio un bel tranello! Ma il nostro Maestro – come sempre… – non si lascia imbrigliare nelle maglie strette dei ricatti dei suoi oppositori. Dopo le tre parabole sull'accoglienza e il rifiuto di Gesù, il racconto di Matteo ci propone una serie di dispute in cui i farisei, i sadducei e gli erodiani sottopongono al Rabbì di Nazareth alcune delle questioni più scottanti del momento.
Sia chiaro: a nessuno interessa il Suo parere, vogliono solo trovare il pretesto per puntare il dito contro di Lui.
Un tranello, dicevo. In qualunque modo Gesù avesse risposto alla domanda maliziosa dei farisei e degl'erodiani, si sarebbe tirato la zappa sui piedi. Se avesse risposto che è lecito pagare il tributo a Cesare, avrebbe perso tutta la simpatia delle folle e soprattutto sarebbe stato accusato d'infedeltà verso il Dio di Israele che è l'unico che deve essere servito (cfr Dt 6,4-13). Se invece avesse risposto che non è lecito pagare il tributo, avrebbe sollevato le autorità romane e la relativa accusa di ribellione e di istigazione delle folle contro il potere costituito.
Insomma: Gesù si trova in un bel pasticcio!
Ma la risposta del Rabbì di Nazareth è completamente inattesa e disarmante. Gesù evita brillantemente di scivolare nelle pieghe del tranello, supera la logica dello schieramento e porta i suoi interlocutori a fare un passo indietro.
Gesù chiede una moneta.
Qual'è l'immagine stampata su di essa? Chi è il proprietario?
Cesare!
Ok, è roba sua, restituiscila a lui.
E fino a qui mi sembra un ragionamento evidente. Sulla seconda parte della risposta, invece, troviamo tutta la carica profetica di Gesù: “a Dio quello che è di Dio”.
La preoccupazione del Rabbì di Nazareth è tutta tesa nel fare emergere il primato di Dio. In nessuna situazione politica lo stato può erigersi a valore assoluto. Nessun uomo di potere può arrogarsi i diritti di Dio o sostituirsi alla coscienza degli uomini.
L'autorità di Cesare è sulla circonferenza della moneta, perchè lì è la sua immagine.
Il primato di Dio è sul cuore dell'uomo, perchè lui è la Sua immagine.
Il tesoro di Cesare sono le sue monete.
Il tesoro del Dio Vivente è il nostro cuore.
Buona settimana
don Robi
www.sullatuaparola.wordpress.com
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