Continua la rubrica dedicata alle perle della montagna. Ora Ezio Maifrè è impegnato a farci conoscere i sentieri del Monte Masuccio.
La mia guida è Carlo Del Dot, classe ’39, memoria storica dei sentieri del tiranese, gamba da stambecco e vista d’aquila.
Il personaggio è molto noto nel tiranese. E’ stato per trent’anni Presidente della sezione locale Club Alpino, grande conoscitore della zona e delle montagne di Valtellina, accompagnatore volontario di gruppi appassionati della montagna. Mette volentieri a disposizione la sua esperienza della montagna e attualmente lavora con il gruppo di volontari per la pulizia dei sentieri. Mi dice: “Anche quando vado in montagna da solo, nei sentieri, mi viene naturale sistemare un sasso fuori posto, tagliare un ramo che dà fastidio al passaggio” . Insomma, mi racconta che i contadini di un tempo passavano con le bestie nel sentiero, la bestia brucava l’erba tenendo pulito il passaggio e il contadino nel frattempo sistemava i sassi nel camminamento. Ecco, mi dice, perché i sentieri erano sempre tenuti bene.
Bastano queste parole per far capire l’amore di Carlo Del Dot per la montagna e per la natura.
Gli chiedo la cortesia di mostrarmi qualche itinerario interessante della montagna del Masuccio ed ecco che lui prontamente mi espone un ricco menù. Lo propongo come lui l’ha esposto tenendo in considerazione che i sentieri sono tutti ben segnalati.
- Da Madonna di Tirano, salita ai Ciocca, salita a Ronco, arrivo a Roncaiola.
- Da Ronco, salita a Nasen, arrivo a Roncaiola.
- Da Nasen, salita a Refreggio, arrivo a Roncaiola.
- Da Refreggio, salita a Sasso del Gallo, poi a Piazzo, discesa a Roncaiola.
- Da Sasso del Gallo, salita a Palù, poi a Viano, arrivo a S. Romerio.
- Da Sasso del Gallo, salita a Papi, poi a Zoca, discesa a Baruffini.
- Da Papi, a Pradentia, poi alle Zoche e arrivo a Prà Campo.
Visto il tempo incerto di oggi mi propone un itinerario non impegnativo e rilassante con un tempo massimo di circa 4 ore ed è il seguente (il primo dell'elenco): dalla chiesa di S. Rocco si sale alla contrada Ciocca, poi si imbocca un sentiero, si passa per Ronco e con un sentiero quasi pianeggiante e ben tenuto si giunge a Roncaiola. Breve sosta a Roncaiola per ammirare la stupenda vallata del tiranese, poi un caffè nella rinomata osteria e ritorno sul sentiero già fatto. A circa metà sentiero, salita a Nasen, quindi discesa a valle dalla strada carrozzabile passando per la contrada Ciocca giungendo di nuovo alla chiesa di S. Rocco a Madonna di Tirano.
Chiedo la cortesia a Carlo di poterci fermare nei luoghi da lui ritenuti interessanti per fare qualche foto e di narrarmi qualcosa di sua memoria dei luoghi. Con un cenno di capo mi dice di sì. Zaino in spalla e ci avviamo.
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Giungiamo ai Ciocca e qui racconta:
“I Ciocca è la prima contrada che si incontra nel salire verso il Sasso del Gallo ed è l’ultima località dove c’è ancora il vigneto. E’ abbandonato, ma resiste ancora. Qui ai Ciocca c’è anche un ulivo, pertanto il clima è buono perché il borgo si trova su un dosso e anche d’estate è bel soleggiato e ventilato. In questa località, quando non esisteva ancora la carrozzabile ma solo la mulattiera, abitava una signora. Era brava guaritrice specializzata per la cura della sciatica. Succedeva che dalla chiesa di S. Rocco per salire fino ai Ciocca lo sventurato che soffriva di sciatica dovesse per forza salire a piedi e arrivando ai Ciocca si era perciò riscaldato i muscoli e la guarigione era quasi avvenuta.
Tra le case della contrada Ciocca c’è una mulattiera che ha una pendenza talmente eccezionale che è forse tra le più ripide che si possa incontrare sino a
Sasso del Gallo “.
Saliamo un poco e incontriamo alcune case dove pascolano alcune caprette. Carlo racconta ” Siamo ancora nella zona dei Ciocca, qui abbiamo due piccole aziende agricole, le uniche.
Siamo di fronte alle rocce dove poggia il maggengo di Lughina, quelle rocce sono pericolose per la loro verticalità; all’interno delle rocce ci sono delle crepe che potrebbero minacciare geologicamente tutta la zona sottostante”.
Ci avviamo sul sentiero che porta a Ronco, a lato del sentiero c’è una canaletta in calcestruzzo per il contenimento del ruscelletto d’acqua che serviva per
l’irrigazione, ora non più usato. E’ un sentiero quasi pianeggiante e in alcuni punti è come un balcone sulla vallata e su Tirano. Questo sentiero è utilizzato tantissimo dai turisti Svizzeri e Tedeschi che scendendo dal Sasso del Gallo vanno a Roncaiola per gustare i Pizzoccheri e i chisciöi alla rinomata trattoria, poi scendono a Tirano, e ritornano in Svizzera con il trenino rosso del Bernina.
Percorrendo questo comodo sentiero si incontra Ronco, un agglomerato di quattro o cinque case tutte in disuso. Più in avanti s’incontra una vasca di raccolta dell’acqua per l’acquedotto di Madonna di Tirano.
Carlo racconta : “Questo sentiero arriva a Roncaiola, poi da Roncaiola prende il nome di “ Sentiero del Pane “ e raggiunge Baruffini.
Da un paio di anni a questa parte è studiato anche dai ragazzi della scuola “Pinchetti” di Tirano che infatti hanno apposto un cartello sul sentiero.
Nel tempo del contrabbando il sentiero era perfettamente pulito, dovuto all’intenso passaggio dei contrabbandieri.
Da questo sentiero si vedono bellissimi scorci di panorama di Tirano; si può vedere il trenino Rosso del Bernina che da Tirano raggiunge il confine svizzero.
I turisti svizzeri e tedeschi apprezzano molto questo panorama mozzafiato sulla vallata.
A circa metà sentiero si incontra l’imbocco del sentiero per Nasen, il cui tempo di salita per raggiungerlo è di circa mezzora.
Il pendio sottostante a Roncaiol , al giorno d’oggi, è in disuso, ma una volta era tutto coltivato, come si può vedere dai muretti di sostegno. Era coltivato a segale e in primavera era uno spettacolo veramente eccezionale. Quando spirava un poco di brezza si muoveva la segale e sembrava ondeggiare come le onde del mare”.
Arriviamo a Roncaiola; le case sono ben restaurate .
Carlo continua “Roncaiola è alla stessa altezza del borgo di Novaglia, che è di fronte, e all’incirca alla stessa quota di Baruffini, tant’è che un tempo addietro facevano delle scommesse sulla maggiore o minore quota in altezza della cima del campanile di Baruffini rispetto a quello di Roncaiola”.
A Roncaiola ci accoglie il gestore della trattoria che ci offre un ottimo caffè.
Torniamo sui nostri passi imboccando lo stesso sentiero già fatto sino a giungere al bivio del sentiero che porta a Nasen.
Carlo racconta “Nasen è formato da un gruppo di case, alcune restaurate, ma altre in parte abbandonate. Nasen è abbastanza vicino al confine svizzero.
Partendo da Piattamala la linea di confine corre su una direzione Nord/ Ovest , non sale diritta da Piattamala, come ad esempio da Piattamala a Lughina, ma corre in diagonale verso Viano.
A Piattamala c’è il cippo n. 1 e la linea di confine termina con il cippo n. 13 che si può vedere dal Campone, sulla linea della cresta che porta al Masuccio.
Il monte Masuccio è totalmente in territorio italiano, come pure i laghetti.
La croce di Baruffini è visibile da metà Campone ed è dove c’è il confine tra il Comune di Tirano e il Comune di Vervio. Dalla vetta del Masuccio si scende ai laghi di Schiazzera, da lì inizia il sentiero nella parte italiana molto bello. E’ il sentiero di Passo Portone, dalla bocchetta si entra in territorio Svizzero e si scende fino a S. Romerio .
Senza andare sui grandi percorsi della zona dello Stelvio che ricalcano la storia della prima guerra mondiale, anche qui da noi ci sono dei begli itinerari.
La zona alle spalle di Roncaiola, come anche nella zona dei laghi di Schiazzera, sono state interessate da interventi della prima guerra mondiale. Ci sono delle mulattiere che sono state create appositamente .
Ad esempio, appena sopra al Sasso del Gallo abbiamo un vallo creato artificialmente chiamato “linea Cadorna“.
Dalla località Papi, praticamente al confine con la Svizzera, sopra la Caserma Sasso del Gallo, un sentiero è chiamato “ Memoria del Contrabbando “ è qui che si attraversa la linea Cadorna.
Ogni tanto nei boschi vicino al confine troviamo qualche pezzo di reticolato con uno spessore di almeno quattro volte i reticolati moderni” .
Appena prima di giungere a Nasen si possono vedere i terrazzamenti che erano coltivati a segale.
Arriviamo a Nasen. Il nome di Nasen forse deriva a “ ‘n àsen “ perché in dialetto per indicare un asino si dice “ ‘n àsen “ . Quando uno dice: "dimmi un nome che inizia per “n“ " si dice dubito “ ‘n àsen “. Questa però è una supposizione.
Carlo continua “ Nasen è un maggengo di transizione poiché non è abitato tutto l’anno. Il luogo è abbastanza frequentato da turisti svizzeri e tedeschi che scendono dal Sasso del Gallo.
Sotto il Sasso del Gallo la zona è impervia e rimane impossibile il passaggio , salvo qualche piccolo “trecciolino” conosciuto dai contrabbandieri.
Il turista quindi sale con mezzo pubblico fino a Viano, poi scende a Sasso del Gallo, quindi passa da Nasen, e con il comodo sentiero giunge a Roncaiola e scende a Tirano.
A Nasen termina la strada che arriva da S. Rocco/Ciocca ed è possibile arrivare in automobile. Da Nasen un sentiero porta a Refreggio. Lassù c’è ancora la vecchia mulattiera che parte dal Sasso del Gallo. E’ stata costruita una strada al Sasso del Gallo, ma manca un collegamento da Nasen a Refreggio.
Il maggengo di Nasen è in fase di restauro e il fatto che arrivi la strada è molto positivo perché permette di portare sabbia e cemento per la ristrutturazione delle case”.
Scendiamo passando per la contrada dei Ciocca e infine raggiungiamo la chiesa di S. Rocco a Madonna di Tirano.
E’ un itinerario storico che val la pena di fare, costa poca fatica e ci sono riuscito io, sicuramente riusciranno tutti.
Ezio Maifrè
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