5 dicembre 2011 - L'opinione e le speranze di Ezio Maifrè sul futuro dell'Italia.
Laggiù alla Ganda v’è un masso a me caro. Sovente mi siedo per ammirare l’acque che si mischiano silenziose. L’una, è l’acqua scura del torrente Poschiavino che docile scorre tra i possenti argini e tra i ciottoli invasi dalle alghe. L’altra, quella più chiara, è quella dell’Adda. Il sole la invade nell’alveo tra bassi argini e tra grosse pietre tonde trascinate dalla irruenza dell’acqua.
E’ laggiù nella confluenza tra il torrente Poschiavino e il fiume Adda che mi siedo sul masso e ammiro le due acque portatrici d’un fascino antico e sempre nuovo. Vedo nel mio immaginario l’acque del torrente Poschiavino diverse da quelle dell’Adda. Esse provengono dai monti del Bernina e dalla Valposchiavo, così unica e così diversa dall’alta Valtellina.
Due bellezze irripetibili, disgiunte dalla natura ma che si uniscono in un sussurrio d’acque alla Ganda.
Vedo specchiarsi nell’acqua quieta del torrente Poschiavino il vivere calmo, sereno dei poschiavini; fedeli alle loro tradizioni , tenaci difensori del loro idioma.
Vedo l’immagine di una società orgogliosa, puntigliosa, seria nel proporre, precisa nel progettare, fedele nel realizzare piccole e grandi cose.
Vedo brillare in quell’acqua una “ felicità democratica “ dove ognuno può esprimere la propria idea, anche contraria, senza essere considerato un nemico o un provocatore .
In quell’acqua vedo scorrere una società civile stabile, franca, non precaria nel tempo e dove i partiti politici non sbocciano d’improvviso come fiori di primavera.
Poi guardo le acque chiare dell’Adda e non vedo ciò che ho visto nelle acque del Poschiavino.
L’acqua dell’Adda porta il sudore e gli affanni della gente preoccupata dalle interminabili crisi politiche e dal carosello dei politici badanti al loro potere e prestigio, per l’euro volatile, per la disoccupazione, per il lavoro precario.
Seduto su quella pietra, vedo più giù, quelle acque in un unico e sgargiante fiume di colore verde chiaro. Le acque del Poschiavino e dell’Adda si sono donate i loro colori. Quel colore è forse il verde della speranza, della fine delle illusioni e del mondo delle favole in cui abbiamo vissuto per troppo tempo? E’ forse il verde chiaro della amara realtà per tanto tempo nascosta ? E’ forse il colore delle lacrime di commozione del ministro del lavoro e della previdenza Elsa Fornero che ha dovuto interrompere, suo malgrado, la descrizione della disastrosa situazione pensionistica in cui ci troviamo? Forse il colore di quell’acqua, verde e cristallina nel mio immaginario, è il sogno per una società meno litigiosa e più serena, più equa nella ricchezza, in cui i giovani possano ancora trovare forza e fiducia per il futuro.
Ezio Maifrè
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