7 dicembre 2011 - Sindacato Pensionati Sondrio: "Rigore, equità e sviluppo, questo è l’impegno assunto dal Governo di fronte al Parlamento e al Paese. Per ora abbiamo molto rigore, poca equità e quasi nulla per lo sviluppo".
Sappiamo in che condizioni il precedente Governo ha lasciato questo Paese, sappiamo che occorre un reale sforzo collettivo e nessuno può e deve tirarsi indietro, partendo da quelli che in questi anni hanno continuato ad arricchirsi mentre il Paese affondava.
Ancora una volta i pensionati sono nel mirino della manovra, con provvedimenti che da una parte sono finalizzati a recuperare risorse e dall’altra introducono elementi di riforma. Nell’un caso e nell’altro si dovrà fare di più e meglio.
È apprezzabile che le pensioni fino a 961 euro siano state salvaguardate dal blocco della perequazione, sia pure all’ultimo minuto e grazie anche al dissenso manifestato dal sindacato dei pensionati.
Al contrario non si condivide il blocco applicato alle pensioni superiori a 961 euro perché non è un provvedimento che va nella direzione dell’equità. Una pensione lorda di 1.500 euro, al netto 1.234 euro, nel 2012 e 2013 subirà un taglio netto di circa 26 euro al mese, 676 nell’intero biennio. Una riduzione netta della pensione che durerà per tutta la vita. È la patrimoniale sui pensionati, l’unica per adesso. L’intervento sul meccanismo di adeguamento all’inflazione per noi è accettabile se limitato alle pensioni di importo più elevato.
L’introduzione del calcolo contributivo pro-quota è accompagnato alla modifica delle regole di accesso al trattamento di vecchiaia e di anzianità.
In particolare costituisce una grande ingiustizia l’alternativa posta di fronte a quanti hanno già lavorato per oltre 41 anni: lavorarne altri 4 o 5 oppure andare in pensione con una forte penalizzazione.
L’innalzamento dell’età per accedere alla pensione sta provocando veri e propri drammi. Oltre ai lavoratori in mobilità occorre pensare alle migliaia di persone rimaste senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, per le quali l’accesso alla pensione può fare la differenza tra la miseria e la possibilità di tirare avanti.
A fronte di vere e proprie tragedie, queste situazioni devono essere salvaguardate. Sono altri che devono essere chiamati a sostenere il peso del risanamento.
Il dichiarato tasso di equità introdotto nel sistema previdenziale è del tutto insoddisfacente ed inadeguato. L’aumento dell’aliquota contributiva a carico delle categorie dei lavoratori autonomi è modesto e troppo diluito nel tempo. Per questi lavoratori un anno di pensione maturato nel regime retributivo continuerà a valere il 2%, come per i lavoratori dipendenti i quali però versano il 33% della retribuzione a fronte del loro modesto 20-21%.
Per il futuro previdenziale dei giovani si è fatto molto poco. Il trattamento di pensione dei lavoratori iscritti alla gestione separata sarà penalizzato dalle aliquote contributive troppo basse (si va dal 10% del 1996 all’attuale 26%).
Non tutto può essere rinviato alla riforma dl mercato del lavoro e comunque neanche un euro delle risorse risparmiate con questa manovra, come con le precedenti, è destinato a migliorare la condizione previdenziale delle nuove generazioni. Si rinvia a dopo, ma non si dice dove e come saranno reperite le risorse necessarie, a meno che qualcuno non pensi di tagliare ancora sulle pensioni.
Per introdurre un minimo di equità nella manovra occorre che il Parlamento tuteli sia i lavoratori che maturano 40 anni di contributi, sia quanti hanno perso il lavoro e sono privi di qualsiasi ammortizzatore sociale.
Le risorse si devono reperire intervenendo con più decisione sull’evasione fiscale, su quanti hanno beneficiato in passato di troppa tolleranza e sulle spese a partire da quelle militari.
In questo quadro si può innalzare dall’1,5% al 3% la tassazione sui capitali scudati, generalizzare l’uso della moneta elettronica (carte di credito bancomat) e abbassare la soglia della tracciabilità a 200-300 euro.
Per quanto riguarda le spesa militari occorre dire che l’Italia è il quinto paese al mondo per spese militari procapite ma non è la quinta potenza militare, pertanto si potrebbero ridurre significativamente, con grossi risparmi.
Sul versante fiscale gli interventi che interessano maggiormente la platea dei pensionati riguardano due aspetti fondamentali:
- il primo l’imposizione sulle abitazioni con la reintroduzione dell’imposta che graverà su tutte le prime case.
- Il secondo prelievo riguarda l’IVA che rischia di essere ulteriormente aumentata dal 21% al 23%, questo nuovo aumento andrà a colpire essenzialmente i redditi e le pensioni più basse, che perderanno oltremodo il loro potere di acquisto, tale condizione si aggiunge al blocco della rivalutazione delle pensioni.
Non c’è da parte della manovra presentata dal governo Monti nessun serio intervento atto a colpire le fasce della ricchezza finanziaria e dei grandi patrimoni, e nemmeno una più rigorosa lotta all’evasione fiscale.
Per queste ragioni il nostro giudizio sulla manovra è negativo. I pensionati della provincia di Sondrio parteciperanno alle iniziative di mobilitazione previste a partire da oggi chiedendo al Parlamento una azione emendativa capace di correggere le iniquità più evidenti presenti nel documento presentato dal Governo.
Sondrio, La Segreteria Provinciale SPI CGIL
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