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venerdì 9 marzo 2012

E-DEMOCRACY, UN’OPPORTUNITÀ PER TUTTI?

Questa domanda, che si era già posto il Censis in una sua pubblicazione già nel lontano 2004, è ancora a mio avviso attuale... (Di Luca Vitali)

L’eliminazione del cosiddetto“Digital divide” (tradotto in italiano: l’esclusione dalle opportunità offerte dalle tecnologie digitali) è una, e forse la più importante, delle precondizioni affinché si possa parlare anche in Italia di democrazia digitale senza rischiare di lasciare fuori dai processi di innovazione grandi fette di cittadini. Le nuove tecnologie, ed in particolare il personal computer e la telematica, costituiscono ovviamente una straordinaria risorsa per il sistema Paese ma esiste anche il rischio che si determini una frattura sociale, che l’analfabetismo informatico si vada a sommare ai vecchi motivi di esclusione. Casalinghe, pensionati, persone con basso livello di reddito e scolarità, extracomunitari, sono le categorie da tutelare rispetto al rischio di produrre nuove forme di esclusione per vecchie categorie di esclusi. La questione del digital divide è tutt’altro che superata, come non lo sono peraltro le differenze geografiche, generazionali, culturali , di genere e anagrafiche che caratterizzano la domanda di servizi della Pubblica Amministrazione.
Il divide geografico
Sul piano degli strumenti tecnologici di base le famiglie italiane non presentano differenze preoccupanti; la diffusione del “kit di prima necessità” del cittadino digitale nella penisola è sufficientemente capillare ed omogenea. In termini di bisogni c’è una sostanziale omogeneità nel ritenere molto utili le informazioni sulla città (con la punta massima del 54,6% nel Sud), e gli
strumenti per svolgere a distanza pratiche amministrative (al 51,5% nel Centro). A sentire maggiormente il bisogno di partecipazione alle scelte della pubblica amministrazione il Mezzogiorno: è il Sud in particolare a chiedere partecipazione alle decisioni (46,7%), spazi autogestiti (43,4%) e possibilità di esprimere giudizi (48,8%).
Il divide generazionale
L’età agisce in maniera rilevante sui comportamenti tecnologici e altrettanto su quelli “civici”. A livello di consumi le distanze tra giovani e anziani sono estremamente alte, si pensi che il 72% di chi ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni usa il PC, mentre tra gli over 65 la percentuale
si abbassa al 16,3%. Nei comportamenti di navigazione questa categoria si caratterizza poi per un
uso più maturo della rete rispetto agli anni passati presentando percentuali piuttosto alte, in proporzione, nelle attività di transazione o home banking e nell’acquisto di prodotti. Un dato importante che mostra una crescente familiarità e una maggior fiducia degli anziani verso la rete.
I più giovani, invece, fanno un consumo della rete decisamente alto e svolgono on line attività specifiche che poco riguardano le altre generazioni, prima fra tutte la partecipazione a chat, forum o mailing list (26,1%). Le gerarchia dei servizi on line offerti dalle pubbliche amministrazioni ritenuti più utili è simile nelle tre fasce d’età ,con un maggior interesse della fascia media per i servizi di pagamento e di svolgimento delle pratiche amministrative. Questa generazione è anche quella che mostra il bisogno maggiore di interazione con la pubblica amministrazione, bisogno più debole per i più giovani e i più anziani.
Il divide culturale
Il titolo di studio (e ed successivo inserimento lavorativo in una organizzazione tecnologica ) rappresenta un notevole acceleratore per la diffusione di strumenti tecnologici e di comportamenti innovativi. Complessivamente più attrezzati tecnologicamente, i laureati e i diplomati ,utilizzano in maniera superiore rispetto a chi ha titoli di studio inferiori le tecnologie per l’informazione e la comunicazione e gli strumenti di pagamento elettronico quale ad esempio la carta di credito (61,6% per ilaureati e 45,3% per i diplomati). Rispetto alla partecipazione i più attivi sono coloro che hanno il diploma, mentre gli altri manifestano soprattutto l’esigenza di esprimere giudizi e proteste.
Il divide di genere
Uomini e donne usano le tecnologie in modo differente, ma non si può parlare sulla base dei dati ricavati dall’indagine di vero e proprio digital divide, soprattutto se si guarda alla crescita della presenza femminile nella rete. Il che lascia pensare che non sia il sesso in sé a generare delle barriere di ingresso alla cittadinanza digitale, quanto piuttosto la grande percentuale di donne
che, essendo casalinghe, ha meno interesse per le tecnologie o ha difficoltà ad entrare in contatto con quegli ambienti dove si possono acquisire ed implementare competenze informatiche.
Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione le donne risultano meno informate degli uomini rispetto agli strumenti e ai servizi innovativi che si stanno sperimentando negli ambiti amministrativi, sentono leggermente meno il bisogno in generale di servizi on line e hanno maggiore necessità di partecipare alle scelte amministrative esprimendo giudizi (44,8%), con spazi
autogestiti (38%) e partecipando ai processi decisionali (42,4%).
Il divide occupazionale
La variabile occupazionale è, probabilmente, quella che crea maggiori differenze tanto nei consumi tecnologici, quanto nei comportamenti innovativi, ma soprattutto è il fattore che, più degli altri, discrimina gli italiani nell’accesso ai servizi progettati, offerti e messi on line dalle Pubbliche Amministrazioni. Se pure le tecnologie di base sono presenti nelle case di anziani e casalinghe, questi hanno difficoltà ad utilizzarle nella gestione della quotidianità, usano poco il PC (27,6% le casalinghe e 24,3% i pensionati) principalmente perché non gli interessa. Non è facile per loro conoscerne le potenzialità e capirne i vantaggi nell’applicazione ai servizi pubblici, probabilmente
perché sono rare le occasioni di familiarizzazione con questi mezzi. Casalinghe e pensionati sono infatti normalmente estranei a quegli ambienti dove si possono o si devono acquisire ed utilizzaree competenze di tipo informatico, come la scuola ed il posto di lavoro . La maggiore efficienza e qualità dei servizi pubblici si raggiunge secondo le casalinghe attraverso più sportelli e orari prolungati (57,8%) e call center (23,9%); i pensionati sono perlopiù dello stesso parere.
Occupati, disoccupati e studenti invece stanno andando verso un uso sempre più maturo degli strumenti ICT. Il rischio esclusione per queste categorie è perciò molto basso. Nelle abitudine sul web gli occupati e gli studenti fanno un uso intenso degli strumenti di comunicazione: l’e-mail è oramai uno strumento di comunicazione pressoché quotidiana. Mentre le chat e i forum sono praticamente utilizzati esclusivamente da studenti e disoccupati, nelle attività di ricerca servizi e di acquisto i pensionati presentano percentuali decisamente più alte.
(Sintesi tratta da : E-democracy, un’opportunità per tutti?; Censis, 2004)
La Pubblica Amministrazione ha assunto una nuova centralità nella vita dei cittadini e delle famiglie , che non si esplicita semplicemente con le attività di erogazione dei servizi ma anche, e soprattutto, con la missione di favorire il miglioramento della qualità della convivenza. La Pubblica Amministrazione diventa, grazie alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, teoricamente sempre accessibile, ed in grado di offrire servizi e modalità di interazione e partecipazione dei cittadini alla vita pubblica finora inediti. Dal punto di vista dell’offerta, sostanzialmente tutte le Pubbliche Amministrazioni di medie e grandi dimensioni hanno un sito internet, che viene utilizzato però prevalentemente, e quasi esclusivamente, per svolgere
attività di comunicazione istituzionale. Poche Amministrazioni erogano i servizi on line e, pochissime, propongono strumenti di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini.
La legge 4 del gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” ha chiuso l’anno europeo della disabilità e ne ha aperto un altro che avrebbe dovuto essere nelle intenzioni l’occasione per il superamento delle barriere che ancora impediscono di
considerare il percorso dei siti Internet davvero inclusivo. Rendere i siti accessibili e fruibili è una delle condizioni essenziali sia per un sito Internet che abbia un ruolo puramente informativo sia per quelle realtà in cui iniziano ad essere immaginate esperienze telematiche maggiormente
interattive. Le esperienze di e-democracy non possono prescindere da una migliore comprensione dei meccanismi in grado di favorire o meno la partecipazione di tutti alla fruizione delle opportunità digitali.

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