15 maggio 2012 - La riflessione di Michele Corti su un
episodio accaduto in Trentino: "Perché il loro orso vale più della mia
asina?".
Riportiamo il testo di una lettera apparsa su l'Adige,
quotidiano del Trentino il 10 maggio. È una testimonianza piena di
indignazione di una persona che vive in montagna, di un montanaro della Val Rendena che si è visto l'amata asina sbranata dall'orso,
dal "loro" orso, quello dei "signori del Parco", dei "signori degli
uffici di Trento", di quelli che sull'orso ci guadagnano a spese dei
montanari. Dicono che gli orsi sono raccoglitori e vegetariani ma in
realtà sono dei carnivori che scelgono con la cura di un gourmand la
loro carne. Prediligono la carne d'asino. Si accontentano anche delle
pecore e delle capre, ma per gli asini hanno una particolare
predilezione. L'orso Dino prima di rientrare in Slovenia ne aveva
sbranati 14.La lettera di Bosetto riflette la rabbia di chi ha perso un animale che amava non per una causa "naturale" ma per una scelta politica e di egoismo sociale, imposta dall'alto da una autoproclamatasi aristocrazia della scienza e dell'intelligenza che della democrazia e della partecipazione non sa cosa farsene, anzi!. Le masse per "lor signori" devono essere "rieducate" alla ideologia del "ritorno alla natura selvaggia" (salvo consentire - lavata la coscienza ecologica sporca con orsi e lupi, di continuare a saccheggiare il territorio, a progettare le TAV ecc.). Ma questo inganno è ogni giorno che passa più chiaro alla coscienza di chi vive in montagna.
Oltre che esprimere una giusta rabbia la lettera del rifugista trentino esprime anche una chiara consapevolezza dei termini politico-sociali della faccenda. La consapevolezza della natura autoritaria della politica "verde", una politica che può contare sul sostegno nella cultura e degli interessi economici dominanti, su una politica sempre più lontana dai bisogni diffusi e pronta ad assecondare gli interessi di minoranze agguerrite ma che è oggetto di crescente contestazione.
Al consenso manipolato delle amorfe masse televisive fa da contrappunto una crescente resistenza delle comunità alpine (e appenniniche). Una resistenza che si rafforza quanto più si riesce a rompere la censura che cerca di circoscrive accuratamente la portata di notizie che potrebbero scuotere l'opinione pubblica se solo fossero riprese dai media nazionali.
I casi di orsi e lupi avvicinatisi pericolosamente alle case, di stragi di animali domestici sono riportate solo in ambito strettamente locale o, al massimo, provinciale. Fuori di Trento (per l'orso) e di Cuneo (per il lupo) il dibattito sul ritorno dei grandi carnivori è praticamente assente. Interesse dei "nuovi signori feudali della wilderness" è che si parli il meno possibile di questi problemi in termini politici e sociali. Per questo è importante che testimonianze lucide e accorata al tempo stesso come questa, in grado di scuotere la pubblica opinione, vengano riprese e diffuse il più possibile attraverso i blog e i social network per aggirare la censura imposta ai media dalla potente lobby "conservazionista".
Per leggere la lettera clicca qui (Rupialpini.it).
Michele Corti
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