16 agosto 2012 - Alla cancellazione della provincia di
Sondrio si può reagire con la creazione della provincia alpina lombarda
ma, in ogni caso, anche in quello di annessione secca da parte di Como o
di Lecco, si può mantenere una rappresentanza politica... (Di Michele
Corti)
La
proposta di mantenere un consiglio provinciale autoconvocato è meno
irrealistica e velleitaria di quanto possa apparire. Intanto risponde
all'esigenza di non subire la cancellazione della rappresentanza
politica di un territorio. Apre poi la possibilità di creare nuove
istituzioni dal basso in grado di rispondere anche all'esigenza di far
sopravvivere l'identità e la voce delle piccole comunità che rischiano
di essere cancellate dall'accorpamento dei comuni
La
Lega Nord lancia la proposta di "Provincia inter-regionale dei laghi"
(più per esigenze propagandistiche che per convinzione) ma questo
rischia di rendere più probabili le soluzioni a tavolino che non tengono
conto delle identità territoriali. Che fare? Il Consiglio provinciale
di Sondrio non si sciolga, si trasformi in una istituzione dal basso di
democrazia diretta prevedendo la costituzione di un Dieta valtellinese e
valchiavennasca collegata a una o più Fondazioni. Una sfida allo stato
romano che forse potrebbe indurre a più miti consigli. Intanto per
dimostrare che non è con la cancellazione di un ente che si cancella
l'identità locale i Valtellinesi e i Valchiavennaschi, i 20 mila che
hanno firmato per il mantenimento della provincia ma anche quelli a
favore della Provincia alpina lombarda, diano un segnale all'esterno
esponendo la bandiera storica della Valtellina e Valchiavenna.
Se questa operazione va contro la rappresentanza politica dei territori è sul piano della rappresentanza che bisogna agire
È
chiaro come il sole che il governo dei tecnocrati non intende
perseguire risparmi. Ha il mare magnum della spesa clientelare e
parassitaria statale e parastatale da prosciugare. Ci sarebbero da
abolire i Parchi prima di provincie e comuni. L'operazione è politica.
Mira a restringere gli ambiti della rappresentanza politica, della
democrazia (sia pure imperfetta e formale). La reazione forte delle
comunità di Valtellina e Valchiavenna alla soluzione napoleonica di
annessione sic et simpliciter della provincia di Sondrio a Como o
Lecco consente di elaborare soluzioni "rivoluzionarie", di rimettere in
discussione le dinamiche della rappresentanza democratica e del
ruolo delle istituzioni rispetto alla società. E forse da un male può
sortire qualcosa di buono. Intanto, qualsiasi sarà la soluzione si
troverà all'interno della logica di riordino imposta da Roma sia la
Provincia che la Regione non devono abdicare alle loro prerogative come
vorrebbe un governo che, in quanto a sensibilità per le autonomie, è il
peggiore della storia della repubblica italiana. Giusti tutti i passi
legali per difendere queste prerogative anche se questo consentisse solo
di guadagnare tempo a favore di soluzioni che minimizzino i danni
dell'autoritarismo governativo napoleonico e degli automatismi
burocratici.
Una
provincia da 200 anni costituita tenendo conto dell'isolamento dal
quale, però, il Lombardo Veneto la tolse. Oggi è più isolata rispetto al
1820
Va
precisato che i riferimenti al giacobinismo e a Napoleone sono
tutt'altro che folkloristici. Negli anni dei governi filo-francesi
(sostenuti dai progressisti nostrani che non obiettavano neppure di
fronte alle spoliazioni) Como, Varese, Lecco, la Valtellina, la
Valchiavenna, la Valcamonica "ballarono" tra più Dipartimenti (Adda,
Lario, Oglio). Per i francesi e la minoranza che li appoggiava i
territori erano pedine da giocare al Risiko, da aggregare, scorporare,
riaggregare ad uno schiocco di dita del governo di Milano. Oggi è lo
stesso. Ancora in epoca napoleonica, però, la Valtellina e la
Valchiavenna raggiunsero l'assetto attuale che venne ratificato
dal Congresso di Vienna con l'entrata di questi territori alpini
lombardi nel Regno Lombardo Veneto con la qualità di provincia.
Gli austriaci si rendevano conto perfettamente che, pur essendo di
moderata entità demografica, il vasto territorio delle valli dell'Adda e
della Mera era scarsamente accessibile e non era possibile imporre la
direzione amministrativa da Como. La strada del Lago di Como e dello
Spluga (attuale SS36) e quella dello Stelvio (l'attuale famigerata SS38)
non esistevano ancora. La Valtellina era collegata al resto del mondo
attraverso strade alpine che erano poco più che mulattiere e il Lago di
Como. Ci penso il mai abbastanza da rivalutare Imperial Regio Governo a
rompere l'isolamento della Valtellina e della Valchiavenna con delle
opere che vennero ammirate dai contemporanei come le più ardite mai
realizzate sulle Alpi. Nel giro di pochissimi anni, sotto la direzione
di Carlo Donegani - Ingegnere di prima classe della provincia di Como e,
dal 1821, di quella di Sondrio - vennero progettate le carreggiabili
del Passo dello Spluga e dello Stelvio (le più alte d'Europa). Lavori
che richiesero la realizzazione di numerose opere d'arte, gallerie,
ponti. Il tutto in pochissimi anni (1818-1822 per lo Spluga, 1820-1825
per lo Stelvio). Oltre a ciò Donegani inalveò l'Adda a Tirano, il
torrente Mallero in Val Malenco e realizzò la strada lungo la riva
orientale del lago di Como da Lecco a Colico e quindi fino a Chiavenna.
Pensiamo invece che, sotto Roma, ci sono voluti trent'anni per
realizzare la nuova SS36 e che oggi - in piena estate - la Valtellina
subisce le conseguenze della chiusura per lavori di tratti di galleria
dove si evidenziano manifesti cedimenti. Se la vecchia SS36 è legata al
nome di Carlo Donegani tutt'ora ricordato con ammirazione, la nuova è
legata ad un politico che ai tempi si fece promotore di diversi
interventi in qualità di ministro dei lavori pubblici: tale Franco
Nicolazzi (PSDI) condannato per concussione durante tangentopoli e
quindi uscito dalla vita politica. Cemento depotenziato? Alla fine la
Valtellina è più isolata oggi dal resto del mondo rispetto al 1820
quando venne collegata con modernissime arterie stradali a Lecco e a
Milano. L'argomento dell'isolamento giustifica quindi il rigetto della
fusione della provincia di Sondrio con altri territori. Ma l'argomento
che più conta è che questa fusione imposta fa si che la Valtellina e la
Valchiavenna diventino periferie di un impero in cui prevalgono-comunque
vadano le cose- le componenti di pianura e pedemontane. Purtroppo nella
logica dei ragionieri tecnocrati romani contano solo i numeri, non
contano i poli di attrazione, i flussi reali, gli ambiti della vita
sociale, economica e culturale. Tanto meno conta il senso di
appartenenza a un territorio.
Le proposte in campo
per
troppo tempo l'istituzione provincia e i circoli politici locali( ma
anche molti cittadini che temevano giustamente di perdere quel poco di
autonomia e di identità rappresentati della provincia) si sono arroccati
nella difesa dello status quo. Non credevano che con una splendente
previo qualsiasi si potessero cancellare 200 anni di storia. forse
speravano che in extremis si sarebbe potuto trovare una soluzione ad hoc
per le province interamente montane. Illusione perché questo governo è
quanto di più lontano ci sia dall'attenzione alla montagna. Al governo
c'è il PD ( il Pdl è sotto ricatto) e a salvarsi sono state
spudoratamente Ferrara e Siena, capitali dell'impero economico legato al
PD. Da oltre un anno "Valtellina nel futuro" propone la provincia
alpina lombarda, una proposta che ha il merito di valorizzare il ruolo
della Valtellina e di Sondrio come fulcro della montagna alpina anche
nella prospettiva di una macroregione alpina transfrontaliera.
purtroppo, però, e qui dobbiamo dare in parte ragione ai critici della
provincia alpina lombarda non ci si è preoccupati sin dall'inizio di
precisare i limiti territoriali di questa proposta. Lasciata indefinita
resta comunque una bella idea. Se, ci si preoccupasse di indicare quali
comuni delle attuali province di Como, Lecco, Bergamo, Brescia
potrebbero entrare nella nuova provincia alpina raggiungendo il fatidico
limite di 300.000 abitanti, allora la proposta avrebbe ancora la
possibilità di restare in pista specie considerando che i tempi
dell'operazione non si concluderanno comunque nei termini del blitz ha
auspicato dal governo. Ovviamente è necessario il sostegno della regione
Lombardia solo che quest'ultima riesca a comprendere come la provincia
alpina la forza strategicamente specie in considerazione del già
accennato progetto di macro regione. è bene comunque sottolineare che il
progetto di provincia alpina è realizzabile anche sulla base della
legge imposta da Roma.
Provincia inter-regionale?
Diverso
il caso della provincia inter regionale dei laghi sortito dal cilindro
di una lega nord desiderosa di recuperare credibilità. È un progetto che
implica una modifica della legge vigente ma che comunque riscuote un
certo successo in alcuni dei territori interessati. Ha il grande merito
di riportare entro un'unica entità quei territori di cultura e lingua
lombarda che furono separati dalla Lombardia in forza della conquista
sabauda nel 18º secolo. Visto dalla Valtellina e dalla Valchiavenna il
progetto, però, non può suscitare particolari entusiasmi. La Valtellina
in particolare rischierebbe, ancora una volta, di divenire una provincia
dell'impero nel quadro di un aggregato palesemente Varesecentrico in
cui essa appare francamente disomogenea. La possibilità di raccordo e
rilancio dei territori dell'Insubria sarebbe peraltro possibile
attraverso la Regio insubrica che, però, attualmente vivacchia per il
palese disinteresse dei ticinesi cui, giustamente, interessa
un'aggregazione più ampia che valorizzi il ruolo di cerniera tra la
Lombardia e il centro Europa germanofono del Canton Ticino. La provincia
inter-regionale aggira il problema senza risolverlo dato che comunque
il ruolo di un territorio così definito non può che giocarsi in una
prospettiva transfrontaliera.
Inutile
nascondere poi che la proposta un po' fantasmagorica della Lega Nord
mette i bastoni tra le ruote a quella più concreta della Provincia
alpina lombarda. Verrebbe da dire che la Lega Nord, che pure rastrella
tanti voti nelle aree alpine non manifesta poi un grande interesse per
la montagna visto che snobba le soluzioni che vadano nel senso
dell'unità dei territori alpini, di una ratifica istituzionale della
loro necessaria autonomia.
E allora che fare?
Nella
palese difficoltà di concordare un progetto dal basso che coinvolga non
solo la Valtellina e la Valchiavenna ma anche i territori alpini delle
altre province e rischio è che la scelta la facciano gli automatismi
burocratici o comunque Como, Lecco, Milano. A parte la giusta volontà di
Sartori di "cadere in piedi" espletando sino all'ultimo tutte le azioni
possibili per contrastare il diktat del governo, forse bisogna anche
pensare in positivo a come trasformare in una opportunità
"rivoluzionaria" il triste frangente. In questo senso ci sentiamo di
condividere la proposta di non sciogliere il consiglio provinciale
avanzata da Alberto Frizziero:
Il
Consiglio Provinciale decide, se non tutti d'accordo quantomeno a larga
maggioranza, di restare in carica, organo volontario parallelo alle
Istituzioni, quali che siano.
Sin d'ora si costituisce, come una qualsiasi Associazione, con il suo Statuto e tutto il resto. Ha la sede naturale alla Pro Valtellina. Si avvale delle collaborazioni necessarie attingendo al volontariato. Decide come se fosse ancora in carica. Le decisioni le affida ai due consiglieri valtellinesi che faranno parte del nuovo Consiglio Provinciale a Lecco o Como o altrove. Dialoga, ne ha possibilità reale e riscontro formale, con la soluzione di cui al punto uno. Opera in stretto contatto, codificato statutariamente, con le altre Istituzioni, i comuni, le categorie, i sindacati ecc. usa della magistratura amministrativa. chiama alla collaborazione il mondo della scuola per una educazione specifica alla "valtellinesità", per storia, geografia, tradizioni, Istituisce "Il Giorno di Valle" in data 29 settembre, il giorno della Patrona della Valtellina. (www.gazzettadisondrio.it -10.8.2012 - n. 22/2012, anno XV)
Sin d'ora si costituisce, come una qualsiasi Associazione, con il suo Statuto e tutto il resto. Ha la sede naturale alla Pro Valtellina. Si avvale delle collaborazioni necessarie attingendo al volontariato. Decide come se fosse ancora in carica. Le decisioni le affida ai due consiglieri valtellinesi che faranno parte del nuovo Consiglio Provinciale a Lecco o Como o altrove. Dialoga, ne ha possibilità reale e riscontro formale, con la soluzione di cui al punto uno. Opera in stretto contatto, codificato statutariamente, con le altre Istituzioni, i comuni, le categorie, i sindacati ecc. usa della magistratura amministrativa. chiama alla collaborazione il mondo della scuola per una educazione specifica alla "valtellinesità", per storia, geografia, tradizioni, Istituisce "Il Giorno di Valle" in data 29 settembre, il giorno della Patrona della Valtellina. (www.gazzettadisondrio.it -10.8.2012 - n. 22/2012, anno XV)
Alla
proposta così formulata si dovrebbero aggiungere alcune precisazioni
sul meccanismo elettivo del consiglio dal momento che quello attuale,
trasformato in "consiglio autoconvocato" deve essere inteso quale organo
provvisorio in attesa di chiamare i valtellinesi e i valchiavennaschi
ad eleggere nuovi rappresentanti. Essi potrebbero essere eletti in parte
sulla base di un collegio unico in modo da assicurare l'elezione di
personalità di rilievo nel campo culturale, associazionistico,
economico, in parte sulla base di circoscrizioni del tipo dei vecchi
mandamenti al fine di assicurare un'equa rappresentanza delle componenti
territoriali della ex-provincia. Al di là del carattere gratuito e
volontario del lavoro degli eletti e dei necessari organismi di supporto
la Dieta valtellinese e Valchiavennasca potrebbe costituirsi come
fondazione e stabilire rapporti con fondazioni, consorzi, financo con
gli stessi comuni il tutto nell'ambito delle norme esistenti. Un punto
cruciale sarà quello del rapporto con i pochissimi consiglieri
provinciali che siederanno a Como o a Lecco in rappresentanza delle
comunità della Valtellina e Valchiavenna. Si dovrà escogitare un
meccanismo per cui ad essere eletti siano membri della Dieta designati
come rappresentanti nell'istituzione " ufficiale". Una cosa sia chiara:
la Dieta o come si chiamerà non ha nulla a che fare con cose del tipo il
"Parlamento padano" legate alle esigenze di propaganda di un partito e
palesemente folkloristiche.
Una via inevitabile se non si vuole soccombere ad un nuovo statalismo
Questa
idea, che sembra a prima vista difficile da attuare, in realtà
corrisponde all'esigenza di mantenere la rappresentanza politica dei
piccoli territori che si vorrebbe eliminare con un tratto di spugna.
L'idea di organismi di rappresentanza pre-moderni, sganciati dalla
corrispondenza con gli apparati burocratici - propri degli enti
territoriali della modernità - è un'idea che può mantenere in vita le
piccole comunità anche dove la possibilità di mantenere un comune quale
realtà politica e amministrativa viene meno.
Basti
pensare che un tempo l'unica incombenza amministrativa dei comuni e
allegata all'anagrafe e alla riscossione di imposte. Oggi i comuni sono
chiamati a erogare servizi complessi. Dobbiamo eliminare l'esistenza di
comunità politiche, delle cellule di base della società solo perché
alcune funzioni burocratiche, tecniche, amministrative possono essere
gestite solo da aggregati di 5.000 o più abitanti? Ecco allora che deve
affermarsi l'idea di uno sdoppiamento della rappresentanza politica e
della gestione amministrativa. Le province sono andate incontro al loro
ridimensionamento non solo per la loro assurda proliferazione ma anche
per il loro costo (anche se alla fine è un pretesto considerato il costo
della complessiva macchina statalica). In Svizzera nessuno si sogna di
chiudere cantoni di poche decine di migliaia di abitanti - che hanno una
storia secolare - sulla base delle considerazioni sul costo della
macchina amministrativa. Ma il costo di questa macchina è infinitamente
più basso rispetto agli standard italiani dove sappiamo che Napolitano
ha più personale del presidente della Repubblica (presidenziale)
francese. Le nuove istituzioni post moderne che sorgeranno dalla crisi
dello Stato burocratico saranno espressione di una capacità di
auto-organizzazione e di auto- rappresentanza. Dovranno imparare a
venire incontro ai bisogni dei membri delle comunità al di fuori dello
schema pubblicistico ripristinando i valori di reciprocità e di
mutualismo, operando a ritroso cammino di de-burocratizzazione e di
de-formalizzazione dei rapporti sociali ed economici. Affermando il
principio che tra l'individuo e lo stato - nelle sue articolazioni - ci
può essere qualcosa d'altro: una dimensione comunitaria.
Anche i piccoli comuni (destinati alla soppressione) devono intraprendere questa scelta coraggiosa
La
Dieta autoconvocata di Valtellina e Valchiavenna potrebbe gradualmente
divenire espressione di nuove istituzioni locali (eredi delle antiche
comunità di villaggio e di valle che per secoli hanno saputo
autogovernarsi). Così come essa rifiuta (speriamo) di sciogliersi e di
azzerare ogni rappresentanza politica delle comunità di Valtellina e
Valchiavenna così i piccoli comuni, le frazioni - a fronte
dell'imposizione dell'accorpamento in gradi comuni - hanno la
possibilità di fare qualcosa di analogo: trasformarsi in nuove
istituzioni, che si emancipano dalla tutela statale e che esprimono, in
forma sociale e di rilevanza pubblica, gli interessi centrati sulla
località, interessi che rappresentano qualcosa di diverso di una somma
di interessi "privati" come invece pretenderebbe la concezione
individualistica e statalista (che è alla base anche dell'attacco in
atto alle sia pur difettose autonomie locali).
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