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domenica 23 settembre 2012

LA MARCIA DELLA FEDE

Il 27 settembre 1987 fu una calda e luminosa giornata. Una immensa folla, più di diecimila persone, partecipò alla “marcia della fede”... (Di Ezio Maifrè)
In quel giorno i pellegrini giunsero da ogni parte della valle e si accomunarono presso la chiesa della Madonna del Piano a Bianzone; poi tra canti e preghiere si avviarono, invadendo la statale 38, verso la Basilica di Madonna di Tirano.
La grande folla aumentò a dismisura lungo il suo procedere sino a divenire immensa; giunta nei pressi del Santuario ingoiò il piazzale della Basilica della Madonna di Tirano e le vie intorno.
Il magnifico Santuario si ergeva come da un’isola in un mare di gente che, commossa e con occhi lucidi, era orante e assorta nei propri pensieri di fede e di ringraziamento.
Sì, perché era stata proprio la fede ad aver aiutato moltissimi valtellinesi a superare e a accettare i tristi eventi disastrosi di quel periodo terribile.
Cosa era successo?
L’estate del 1987 fu un incubo per l’intera Valtellina.
Una spaventosa alluvione si abbatté su tutta la valle mettendola in ginocchio, poi, inaspettata e traditrice, una disastrosa frana cambiò l’aspetto della Valdisotto.
In quel tempo furono infinite le sventure che colpirono la valle, ma fra le tante sventure vi fu anche una grazia. Una grazia nella sventura può apparire insignificante, quasi dovuta, ma quando i mali si abbattono uno dietro l’altro, con furia inaudita al pari di una valanga, quella grazia è la luce che dà ancora la forza e la speranza di una vita normale.
E’ vero! Il fatto prodigioso che ferma la furia dei mali, prima che la devastazione sia totale, è una grazia nella sventura.
In quella disastrosa alluvione dell ’87 ciò che poteva accadere ancora di più catastrofico per la Valtellina miracolosamente non avvenne: il “corpo frana “ del lago di Val Pola, durante la “ tracimazione controllata” non cedette e molti paesi della valle furono salvati da una spaventosa valanga d’acqua.
I valtellinesi sanno bene che le frane e le alluvioni sono sempre state per la valle “ l’antico male “ che periodicamente assale, colpisce e miete vittime; in quell’estate paurosa furono 53 le vittime del “ male antico” e grandi furono le tribolazioni e i danni alla popolazione. Malgrado le terribili sventure i valtellinesi, messi in ginocchio per le sofferenze, non cedettero allo sconforto e seppero subito alzare la testa.
Lo dice il Vangelo: “ L’uomo intelligente ha costruito la sua casa sulla roccia. E’ venuta la pioggia, i fiumi sono straripati, i venti hanno soffiato con violenza contro quella casa, ma essa non è crollata, perché le sue fondamenta sono sulla roccia”.
Proprio così! La gente valtellinese, in quella terribile estate, aveva provato il dolore della morte dei suoi cari, aveva conosciuto l’angoscia che nasce nel cuore quando si perdono i propri beni guadagnati con sudore, era stata assalita dalla paura dell’ignoto e dalla rabbia che sorge dall’impotenza davanti alla forza della natura scatenata, ma aveva saputo riporre le proprie pene nelle mani della Beata Vergine della Folla, patrona della Valle e subito aveva rialzato la testa con fiducia.
Si sa! La fede di molti valtellinesi, a volte, è latente come la brace sotto la cenere, forse anche poco appariscente, ma è sempre accesa nei cuori.
Me lo ricorda un episodio di quel giorno. Carlo, un amico che conoscevo da anni, durante la messa di Ringraziamento in Basilica a conclusione della grande marcia, lo vidi assorto e borbottante rivolto all’altare della Beata Vergine. L’amico aveva un’ abitudine, a dir poco sconcertante, perché ad ogni dieci parole aggiungeva, forse senza malignità, un’imprecazione ai Santi. Finita la Messa gli chiesi incuriosito cosa avesse borbottato davanti all’Altare dell’ Apparizione. Mi guardò, arrossì e poi mi disse che si lamentava con la Madonna del male di calli per la così lunga camminata dalla chiesa della Madonna del Piano alla Basilica. Sorrisi divertito. Avevo capito chiaramente che stava pregando e ringraziando la Madonna, ma lui si vergognava e non voleva ammetterlo. Parecchi di noi forse assomigliano a Carlo nella fede: la nostra fede a volte ci fa arrossire quando diventa evidente, dichiarata.
Certo! Non dimenticherò mai quel giorno in cui la fede dei valtellinesi è esplosa, ed è dilagata alla pari e forse con più forza della terribile alluvione.
Consoliamoci! Anche se altre catastrofi ci colpiranno, la Patrona della Valtellina ci aiuterà certamente a superarle.


Luce soave
Madona, tu doni la pace
nel cuore del pellegrino.
Tra rumori di un tempo inquieto
tu sussurri: bene averastu.
Madona, sei luce soave,
più dolce del sorriso
d’un bimbo.

Ezio Maifrè

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