Queste belle parole di Giovanni Marchesi, raccontano una
storia di vita, una vita passata per un lungo tempo, ben 42 anni, nella
Casa di Riposo città di Tirano... (Di Ivan Bormolini)
Quando ho letto il necrologio di Antonietta ho
pensato alla grande testimonianza che essa ha lasciato in quegli anni di
permanenza presso la struttura tiranese. L’ “Uchela”,me la ricordo
bene, erano gli anni della gioventù, quando tra le varie attività in
oratorio, ci era stato proposto di fare un po’ di volontariato tra gli
ospiti della Casa di Riposo. Una breve ma intensa esperienza, ascoltare
le storie di vita di quei nonnini ti arricchiva dentro. Alla fine di
ogni incontro si poteva scrivere un diario, fatto di piccole e grandi,
belle e drammatiche testimonianze della vita trascorsa in quella Tirano o
in quelle frazioni di un tempo passato. Antonietta era li, la
incontravi in ogni angolo della Casa di Riposo, allora l’ultimo lotto,
non era ancora stato costruito, e nei giardini che davano sulla via
Bertacchi, all’ombra di quelle piante anche lei raccontava, ma nella sua
semplicità, era sempre indaffarata in qualche attività. Molto spesso in
questi ultimi tempi ci siamo trovati a raccontare storie di vita di
alcuni illustri personaggi tiranesi che recentemente ci hanno lasciati, è
giusto, doveroso, che anche dalle pagine del nostro giornale, si dia
molto volentieri spazio, anche a quest’umile donna, non vado oltre,
credo che ogni parola scritta da Giovanni Marchesi, sia più esaustiva di
quant’altro io possa aggiungere”
Ivan Bormolini
Venerdì
24 agosto 2012 è mancata nella casa di Riposo di Tirano dove viveva da
42 anni Antonietta Dormia classe 1925. Con Antonietta, da molti
conosciuta come l’ “Uchela” (dal “scutum” di sua mamma che proveniva da
Sernio) è venuta meno l’ultima testimone di quello che è stato in Tirano
“il Ricovero”. Fondato nel lontano 1896 con lo scopo di “far cessare
l’accattonaggio nel territorio comunale” ha accolto per anni persone che
da sole non sarebbero state in grado di badare a se stesse, ma che
inserite in questa Istituzione mettendo in comune quel poco che erano in
grado di fare con la direzione delle Suore e le liberalità di
benefattori potevano vivere dignitosamente rispetto a quanto gli avrebbe
toccato vivere rimanendo a casa loro.Il ricordo di alcune di queste figure pare facilitato anche dalla vicinanza dell’asilo con il Ricovero per cui molti ricordano fin da bambini le emblematiche figure dei “Mutini”, il Giacomino e il Moretta che si intendevano e litigavano a gesti, che potavano la siepe dell’Asilo oppure della “Minighina di curai”. Antonietta entrata nell’allora Ricovero di Mendicità nell’ottobre del 1970 è stata l’ultima a vivere quel tipo di esperienza che è durata ancora una ventina d’anni.
Poi queste strutture, verso gli anni ’90, hanno subito una profonda trasformazione strutturale, ma soprattutto gestionale per adeguarsi ai nuovi bisogni e alle nuove normative che di pari passo sono state emanate. Antonietta ha vissuto questa trasformazione, dal Ricovero di mendicità alla Casa di Riposo all’attuale Residenza Sanitaria Assistenziale. Quando entrò nel 1970, per parecchi anni si rendeva utile come poteva nel preparare la sala da pranzo e nel riassettarla insieme alla sua compagna - antagonista Maria Ratina già da alcuni anni scomparsa.
Antonietta aveva avuto un’infanzia e una giovinezza poco felice e, probabilmente in questo luogo, cominciò a fare esperienza “di famiglia” con l’affetto delle Suore con le quali aveva vissuto dei quali ricordava i nomi: Sr. Assunta, Sr Cesarina, Sr Santina, Sr Letizia. La trasformazione dell’organizzazione della casa e l’introduzione della figura degli animatori coincisero con il progressivo ritiro di Antonietta da attività che spettavano al personale, anche se fin che le condizioni fisiche glielo permisero era innato in lei il desiderio di fare qualcosa: dar una mano a scopare la sala da pranzo, Lavare gli stampini per fare le statue di gesso.
Iniziò così a far vita più da pensionata, partecipando sempre a tutte le attività di animazione proposte. La ricordiamo felice nel primo soggiorno presso le scuole di Baruffini nell’estate 1990 e che seguirono per alcuni anni e nei suoi primi bagni al mare sempre nell’estate 1990. Fino a che le condizioni fisiche glielo permisero era sempre pronta a salire sul pulmino per gite con qualunque meta.
Poi gli ultimi anni sulla carrozzina; si era affezionata a un bambolotto che aveva chiamato “Giuliano”: lo teneva stretto a sé, nel suo profondo forse le dava quell’affetto materno che a lei era mancato.
Questa è stata la vita di Antonietta, nulla di straordinario: una vita in parte difficile, ma semplice al tempo stesso, una vita che fa riflettere su cosa sia e cosa conti nella VITA.
Giovanni Marchesi
[Dal numero di ottobre de "Il tiranese senza confini"]
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