La "calabrosa", in Italiano "galaverna", è un fenomeno
tipico delle fredde giornate invernali. La brina si raccoglie sugli
alberi e si solidifica, creando uno spettacolo del tutto particolare che
fa sembrare gli alberi spogli come ricoperti di pizzo bianco. (Di
Giac).
Fino agli anni '50 del secolo scorso, quando le case erano mal riscaldate, la calabrosa si poteva vedere, nelle gornate invernali più fredde, anche sui vetri dei locali
meno riscaldati delle case. E' senza dubbio un fenomeno naturale che
incuriosisce molto i ragazzi. Può essere visibile però solo di tanto in
tanto, nelle località meno esposte al sole e specialmente in quelle più
fredde."Calabrosa" è una parola di diffusione regionale, da anni in disuso nei nostri dialetti, presente tra l'altro anche nei dialetti bergamaschi, perlomeno dai primi anni dell'Ottocento. Quello che è strano è che molte persone non conoscono oggi evidentemente né la parola dialettale, né tantomeno quella italiana per definire questo fenomeno meteorologico: si finisce cosi per usare, parlando in dialetto, parole generiche che descrivono sommariamente quello che si vede: si parla genericamente di "gélt, in dialetto, di gelo in Italiano.
Carlo Linneo, il grande scienziato svedese del '700, affermava che la perdita di una parola fa dimenticare anche quello che essa rappresenta. L'etimologia di "calabrosa" e "galaverna" è sostanzialmente simile, ma il suffisso finale è diverso. Secondo Remo Bracchi, la radice "cala" o anche "gala" è la stessa di "caligine". Comunque, l'origine del termine permane secondo Bracchi incerta.
Un'osservazione si può fare per quanto riguarda la meteorologia e i fenomi naturali ad essa collegati. In dialetto esistono parole molto precise in proposito, ma ormai sono in disuso in larga parte, si usano parole italiane: la frana non si chiama più "ruina" e la valanga non e più al "vendul"; queste due parole sono rimaste quasi solo nella toponomastica, nei nomi di località.
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