Presso l'Università Bicocca di Milano verrà inaugurata una
mostra dal titolo “Dal Mal Sottile alla Tubercolosi resistente. Un
secolo di Sanatori in Valtellina”.
A partire dalla seconda metà dell’Ottocento e fino
all’avvento dell’antibioticoterapia, il ricovero in sanatorio ha
rappresentato l’unica reale speranza di guarigione per i malati di
tubercolosi. Il riposo assoluto, la salubrità del clima e
un’alimentazione adeguata, rinforzando l’organismo dei pazienti
ricoverati, consentivano un efficace contrasto allo sviluppo
dell’infezione.In Italia, i primi sanatori sorsero in Valtellina al principio del secolo scorso, diffondendosi rapidamente al resto del territorio nazionale. In particolare, un punto di riferimento per la cura della tubercolosi nel nostro paese è rappresentato, ancora oggi, dall’Ospedale di Sondalo, il più grande sanatorio europeo, conosciuto all’epoca come “Villaggio Sanatoriale Eugenio Morelli”.
Il recente incremento delle notifiche di tubercolosi nel nostro paese e la diffusione di forme antibiotico-resistenti ha costituito lo spunto per la realizzazione di una mostra che portasse a riflettere sull’evoluzione storica del trattamento di questa patologia in età pre-antibiotica, focalizzandosi sul modello assistenziale dei sanatori e, in modo particolare, sulla storia dell’Ospedale di Sondalo.
La mostra, promossa dall’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna e dall’Università degli Studi di Milano Bicocca e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, rimarrà aperta fino al 23 novembre presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano Bicocca, in via Cadore 48, Monza (Aula Magna – edificio U8).
Nel simposio inaugurale dal titolo “L’evoluzione della cura e dell’assistenza della tubercolosi in Italia”, storici, architetti e clinici si confrontano sull’evoluzione della cura e dell’assistenza della tubercolosi in Italia e sulle problematiche attuali della malattia.
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