Questo verbo esiste, per quanto posso provare, in diversi
dialetti della Lombardia: a Milano, Bergamo, Brescia, Bormio, Villa di
Tirano e sicuramente altri ancora. (Di Giac)
Il verbo "sturà" lo si trova senza ombra di dubbio già dai primi anni dell'Ottocento col significato di "scocciare", "seccare", "importunare"; certamente nei vari dialetti si possono notare delle sfumature, dei cambiamenti di significato.Comunque sia il verbo deriva al tedesco "stoeren" ed è tuttora usato nella lingua di Goethe col significato di "disturbare". Tra gli altri modi di dire tedeschi, ricordo che "stoere ich?", in Germania, significa "disturbo?". La parola è parte dei prestiti dal Tedesco relativamente recenti, che vanno distinti da quelli di origine medioevale che naturalmente sono entrati nell'Italiano e nei dialetti molti secoli prima.
"Sturà" era una parola che negli anni '50 del secolo scorso si sentiva usare molto spesso in famiglia. Ad esempio ai bambini che facevano i capricci troppo spesso i genitori dicevano: "stòrum miga... ". Quindi era un termine dall'uso ben definito che si usava in situazioni particolari. "Sturà" ora è una di quelle parole che è stata messa da parte, è ormai in disuso e dimenticata. E' il destino di tutte le parole che si differenziano troppo dai modelli linguistici italiani.
Quelli che parlano dialetto preferiscono il verbo "stufà": "stùfum miga" è l'esortazione che si sente dire più spesso. In questo caso è bene ricordare che esiste anche il verbo italiano "stufare". Certamente, nella realtà presente, quando si parla una lingua, non lo si fa a vanvera,a caso, piuttosto si seguono dei modelli. Oggi si parla il dialetto "all'italiana": dunque ne deriva un dialetto largamente italianizzato.
Giac
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