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venerdì 7 dicembre 2012

MAFIA IN VALTELLINA: TUTTO SULL'INCHIESTA CHE HA PORTATO AD OLTRE 100 DENUNCE

6 dicembre 2012 - Vasta operazione, denominata Iron-Efesto, nel fine settimana della Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Sondrio nei confronti di un'associazione per delinquere a carattere transnazionale dedita alla frode fiscale e al riciclaggio e con punti di contatto con la ‘ndrangheta.
L'operazione è scattata su delega della Procura della Repubblica di Sondrio nei confronti di un'associazione per delinquere carattere a transnazionale, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio, all'usura, al contrabbando, allo spaccio, a condotte di esercizio abusivo di attività finanziaria e a favoreggiamento alla ‘ndrangheta.
Oltre 100 persone sono state denunciate, 7 delle quali sono state arrestate nella notte tra venerdì e sabato con queste prove e accuse:
  • emissione di fatture false per € 28.000.000
  • individuazione di proventi illeciti per€ 7.500.000
  • individuazione di somme riciclate per oltre 15 milioni di euro.
Una complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria in corso fin dal 2010 ha
consentito di far emergere gravi condotte criminali operate da un sodalizio delinquenziale estremamente radicato in provincia di Sondrio che ha manifestato importanti capacità operative di spessore internazionale.
L’organizzazione, con base in Valtellina, operava infatti tra Italia, Ungheria, Romania, Austria, Slovenia, Croazia ed Albania e spaziava dalla frode fiscale, al contrabbando, all’usura, all'esercizio abusivo dell’attività finanziaria, al riciclaggio ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.
L'inchiesta è partita per la Guardia di Finanza dall’esecuzione di due verifiche fiscali iniziate nel mese di novembre 2009 nei confronti di due soggetti economici attivi nella zona di Albosaggia, mentre per la Squadra Mobile di Sondrio è partita da indagini antidroga. Le due attività investigative sono poi risultate convergere su soggetti in parte coincidenti e sono proseguite sinergicamente sotto la direzione della Procura della Repubblica di Sondrio.
L'indagine si è conclusa con la disarticolazione del sodalizio criminale transnazionale portando al deferimento alla competente Autorità Giudiziaria di oltre 100 persone coinvolte a vario titolo.
ll capo dell'organizzazione, Ronchi Fernando, che operava in particolare nella bassa Valle nel settore della commercializzazione dei metalli, ha nel tempo sviluppato più attività fraudolente soprattutto nel settore delle frodi fiscali; i proventi illeciti di tali condotte, riciclati attraverso canali nazionali ed internazionali, venivano reimpiegati dallo stesso per le più disparate attività e, in parte, posti a disposizione dei “rapporti” con qualificati esponenti della ‘ndrangheta‘.
ll giro d'affari sviluppava decine di milioni di euro. I collegamenti con la ‘ndrangheta erano riferibili anche connivenze di carattere generale e preminente sul sottobosco criminale locale nella sua totalità, oltre che punti di contatto con clan della ‘ndrangheta di indiscussa importanza. Prova ne è l'arresto del latitante Crivaro Francesco (avvenuto il 29 aprile 2011) cui Ronchi risulta avesse destinato ingenti somme di denaro nel periodo di latitanza. Le indagini hanno permesso di rilevare che le somme elargite erano destinate dal Ronchi per agevolare e favorire la latitanza del citato Crivaro Francesco, ricercato per associazione mafiosa quale affiliato alle ‘ndrine calabresi dei COCO-TROVATO. Le indagini, svolte su delega dell’AG di Sondrio, hanno consentito, in data 29 aprile 2011, il rintraccio e l'arresto del Crivaro nel Comune di Morbegno mentre si nascondeva in uno dei possedimenti di Ronchi Fernando.
L'organizzazione creata da Ronchi alimentava, tramite proprie società situate nel territorio nazionale ed internazionale, conti correnti accesi all'estero poi utilizzati con svariate finalità. L'entità di tali flussi finanziari sin qui individuata è stata quantificata in oltre 15 milioni di euro.
Il denaro veniva tra l'altro reimpiegato per l'acquisto di patrimoni immobiliari dei quali si è avuto riscontro sia in territorio elvetico che in Romania, nonché per la costituzione di disponibilità di denaro contante presso l'abitazione di uno dei sodali situata in territorio rumeno, spesso definita “cassaforte”, dalla quale si provvedeva all’occorrenza al rimpatrio dei capitali evitando i canali bancari e quindi qualsiasi tipo di tracciabilità degli stessi.
L'operazione di servizio ha visto impegnati circa 150 uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza per l'esecuzione delle misure di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni locali svolte nelle province di Sondrio, Milano, Bergamo, Como, Udine, Torino e Ferrara.

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