10 febbraio 2013 - Carissimo Direttore, il ricordo del Sig
Giancarlo Bettini sui nostri genitori Mario e Ida ci ha onorato e
confortato in un momento della nostra esistenza molto doloroso, ma anche
fecondo di tanti bei ricordi e aperto a raccogliere l'eredità morale e
spirituale di mamma e papà...
Partendo proprio dall'articolo del sig. Bettini,
ad un mese esatto dalla dipartita di mamma Ida e alla vigilia del
"Giorno del ricordo 2013", vogliamo condividere con i lettori di
Intornotirano l'introduzione alla conferenza che papà Mario tenne nella
sala comunale di Tirano il 19 marzo 2009 sull' Esodo istriano (prendendo
spunto dalla tesi di laurea di suo nipote Matteo Cassinerio) e un
racconto tratto dal suo libro "La mia terra".Veda lei come presentarli sul Suo Giornale.
Ringraziamo per l'attenzione e salutiamo cordialmente
Mariluci Vesnaver unitamente ai fratelli Annamaria, Giancarlo e Stefano
La
Repubblica Italiana riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo”
al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli
italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre
degli istriani, fiumani e dalmati nel secondodopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale... [Legge n. 92 del 30 marzo 2004 che istituisce il giorno del ricordo]
Qualche anno fa, avevo invitato mio nipote Matteo Cassinerio, all’epoca studente liceale, a trascorrere assieme a me una breve vacanza in ISTRIA, mia terra di origine abbandonata come “esule, a seguito del nefasto trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, per non sentirmi straniero in casa mia e per non rinnegare le mie radici e la mia cultura cristiana e veneta.
Una scelta dolorosa e obbligata in un territorio dominato da un occupatore slavo-comunista ateo che in nome degli slogans “morte al fascismo” e “libertà ai popoli” aveva instaurato una politica di terrorismo, non solo psicologico, per costringere gli abitanti di etnia italiana ad andarsene per sempre dalla loro terra natale. Si è tentato inizialmente anche di cancellare ogni traccia di italianità delle nostre cittadine infierendo contro monumenti e simboli che testimoniavano la secolare presenza della Serenissima Repubblica di Venezia e, ancora prima, di quella di Roma Imperiale con Augusto Imperatore. Ma le “pietre” hanno resistito, anche se deturpate, ed ancora oggi testimoniano nei secoli quella cultura che si voleva annientare e demolire.
Durante la breve vacanza Matteo ha avuto modo di visitare – oltre Capodistria, mia città natale – anche le città costiere dell’Istria, tutte con la loro impronta romano-veneta, sino a Pola dove più evidenti sono i segni di Roma, come il tempio di Augusto e la maestosa Arena, simile al Colosseo, l’Arco dei Sergi (famiglia romana) ed i resti di vari altri monumenti.
Il giovane liceale ha potuto toccare con mano le pietre del passato e vedere la casa degli Avi, la scuola frequentata dai suoi nonni ed i luoghi in cui essi sono cresciuti e sono stati educati alla vita civile e religiosa... Penso ne sia rimasto profondamente scosso e impressionato, tanto che, anni dopo, iscrittosi alla facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Bologna, mi annunciò la sua intenzione di preparare una tesi di laurea sull’argomento affrontando il tragico tema delle “Foibe” e dell’ “Esodo delle genti istriane”.
Non ho voluto influenzarlo con suggerimenti personali né tanto meno sottoporgli scritti e ricerche di parte. Gli ho consigliato di leggersi la vasta letteratura in materia depositata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze o in altri siti e di attingere da lì elementi utili per trattare un argomento tanto delicato e controverso. Come per l’Olocausto ebraico anche per le vicende dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati, esistono infatti versioni ed opinioni contrastanti. Lo testimonia la presenza di presunti “storici” invitati a “tavole rotonde” organizzate in varie località della Penisola in occasione della“Giornata del Ricordo” delle Foibe e dell’Esodo istituita dalla Repubblica Italiana con la Legge n.92 del 2004.
Questo provvedimento legislativo, arrivato dopo decenni di colpevoli silenzi da parte delle Istituzioni statali, ha portato finalmente alla luce la tragedia dell’8 settembre 1943 ai nostri confini orientali che è stata sotto certi aspetti la meno conosciuta e meno indagata dell’intera seconda guerra mondiale. In una recente intervista il dott. Vincenzo Maria DE LUCA, appassionato di storia contemporanea ed autore di varie opere sull’argomento, ha affermato che in quelle terre “si consumò una silenziosa e sanguinaria pulizia etnica “ante litteram” ai danni della preesistente millenaria presenza romana, veneta , italiana”. E cita in proposito dei dati inconfutabili: “ Nel 1910, data dell’ultimo censimento dell’Impero Austro Ungarico la presenza italiana in Istria veniva quantificata in oltre 390.000 unità: oggi i cosiddetti “rimasti” non arrivano in tutta l’area istriana a 30.000 unità, segno che il genocidio di un popolo si è compiuto”. Per quanto riguarda la situazione territoriale afferma: “Al termine del 2° conflitto mondiale, dopo il trattato di pace del 10.02.1947 e quello di Osimo del 10.11.1975 (cessione senza contropartita della cosiddetta Zona B del TLT amministrata dalla Jugoslavia) del territorio che comprendeva le province di Gorizia, Trieste, Fiume, Pola e Zara – cioè circa 10.000 km quadrati – sono rimasti all’Italia le città di Trieste e Gorizia con un minimo retroterra che definire risibile è solo un eufemismo: in tutto 700 km quadrati.”
Nella mia intervista, divenuta parte integrante della tesi di laurea di Matteo come “appendice” ho descritto il trattamento riservato dalla Madrepatria Italia agli esuli da queste terre e quindi non mi dilungo oltre e chiudo il mio intervento ringraziandovi per la cortese attenzione.
Mario Vesnaver
Esule da Capodistria
Esule da Capodistria
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