L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

lunedì 18 marzo 2013

IL RACCONTO DELL'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO

16 marzo 2013 - La nostra lunga attesa in Piazza San Pietro, iniziata circa quattro ore prima, è stata finalmente premiata: “Fumata bianca!” (Di Ivan Gambelli)
Intorno alle 20,00 quando cessa finalmente la pioggia si accendono le luci della loggia centrale della Basilica Vaticana. La piazza sobbalza e si illumina di colpo delle luci azzurrine di telefoni e I-pad pronti alla registrazione o allo scatto. Quando si apre la finestra il Cardinale Tauran, protodiacono di Santa Romana Chiesa, proclama fiero e tentennante il rapido annuncio:
“Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio qui sibi nomen imposuit Franciscum!”.
Sconcerto generale! La piazza si agita “..e chi è?”. “Bergoglio, un argentino!” Spacciamo subito le nostre minime informazioni. Argentino? “Franciscus?” Il nome da Papa è una sorpresa quasi più grande. Dalla finestra centrale si stende il grande drappo rosso e di fianco si affacciano, agli altri balconi sulla facciata gli eminentissimi cardinali, contenti dell’affaccio privilegiato sulla piazza gremita. C’è una folla con lo sguardo levato che si prolunga per via della Conciliazione e attende un saluto, le parole che fanno intendere lo stile di un pontificato. E’ il momento: c’è un lungo silenzio. Il Papa sta immobile, come spaventato, colpito, davanti alla piazza e non si sa chi sia più esitante ed emozionato. Osserva in silenzio, senza gesti di saluto o di richiesta. La folla lo scruta, indagandolo in silenzio sui maxischermi e sul balcone.
Poi un saluto semplice: "Fratelli e sorelle, buonasera!”. “Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie!”
Le parole scorrono piano, interrotte, con voce piana e la folla è tutta tesa nell’ascolto. “E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”.
Il Papa chiede preghiere per il suo predecessore e fa pregare la piazza. Nel raccoglimento la folla scandisce con sincera devozione le parole insegnate da Gesù. Preghiamo ed è l’orizzonte di Dio che spunta oltre la piazza, la loggia delle benedizione e sopra il cupolone. Ma accanto alla preghiera per il predecessore arriva la richiesta – proposta inaudita- di pregare, ancora in quel momento, sulla persona del Papa che si china in raccoglimento a ricevere il sostegno spirituale della gente. “E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”.
Un momento che si vorrebbe prolungare ancora molto a lungo, ma è già il tempo della Benedizione e si avverte con sempre più distinta chiarezza che lo Spirito, ancora una volta, soffia la novità nella Chiesa e nella storia degli uomini. “Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. Il papa indossa e smette la stola. E’ il momento di ritirarsi, ma avverte l’urgenza di salutare. Lo vediamo avanzare di nuovo verso il microfono che, con qualche impaccio, gli è portato davanti. “Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto!”. “Domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!”
Il saluto è cordiale e il richiamo alla Madonna è semplice, bello e pieno di fiducia filiale. Il Papa ha lasciato il segno con parole semplici, ma evidentemente meditate. Emerge una proposta umile, ma chiara, più negli intenti, per il momento, che nelle possibili proposte. E’ uno stile che fa breccia, anche senza gestualità.
Così dopo aver incontrato per la prima volta il nuovo Pontefice lasciamo piano piano la Piazza mentre la pioggia ha iniziato di nuovo a scendere.
Ivan Gambelli

Nessun commento:

Posta un commento