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Marzo 1979: trentaquattro fa iniziavano i lavori di
demolizione del Gran Hotel Tirano. Un pezzo della storia di Tirano se ne
andava. Ricordo la tristezza di tanti nel vedere quel complesso
scomparire lentamente tra le ruspe demolitrici e il polverone dei camion
che se ne andavano colmi di “sacre“ macerie tiranesi.
Allora tanti si rendevano conto che la scomparsa
dell’antico e importante complesso con parco secolare segnava
inevitabilmente la fine di un' epoca legata ai fasti dei primi anni del
secolo diciannovesimo quando ancora si danzava al ritmo dei valzer
viennesi, quando in quelle fastose sale tintinnavano le sciabole e gli
speroni di baldi ufficiali e facevano da contrappunto i fruscii delle
sete e delle crinoline delle fanciulle di rango. Quell’antico e
importante Hotel è ancora nei cuori di tanti che oggi hanno i capelli
grigi. Ma non solo quel grande complesso alberghiero è scomparso, sono
scomparsi altri luoghi “ sacri “ di memorie e pregni di storia della
Tirano che fu.
Il compianto Architetto Ettore Ferrari scriveva nel febbraio 1989, su “Città Nuova“ nell’articolo “Incanto e decadenza”, queste parole: “ Certo è che da una specie di incanto si è passati alla decadenza della città. Decadenza che si può notare anche dalle singole “ istantanee” che si affacciano alla mente di ciascuno. Esempi forse marginali ma che danno chiaramente la misura e il senso della curva che cala. Gli Alberghi, ad esempio, sono scomparsi, sono svaniti e con essi il loro mondo culturale , turistico, ambientale ed economico. Il Grand Hotel Tirano, in puro stile “fin de siècle”, perla in un grande parco di cedri, è stato suicidato da un “moderno“ Centro Commerciale, impropria terminologia, per definire una serie di negozi; Centro Commerciale dall’architettura “ fine razionalismo“ alla quale peraltro anch’io ho professionalmente contribuito, seppur malvolentieri, giovane inesperto. Del Grand Hotel ci si ricorda ancora delle feste che lì si consumavano, sotto il controllo creativo del Signor Sipser, venuto da lontano, che presto ha intuito l’inizio della decadenza, preferendo luoghi e alberghi più mediterranei e più sicuri. L’albergo “de La Gare” , prezioso gioiello che ha confortato anche le notti di Thomas Mann, il grande scrittore del ‘900, che qui ha soggiornato sulla via di Davos, ora è un trionfo di lampadari, televisori e oggetti per la casa. L’Albergo Posta e Stelvio, rinomato e incontrastato punto di ritrovo di Tiranesi e Turisti, che hanno contribuito a tenere alto il nome di questo tempio della ristorazione, dei tempi di Luigi De Gasperi, campione dell’ospitalità e della cucina. Fabbricato ora smembrato e in parte usufruito dell’essenziale Meublè Stelvio. La pasticceria Lorandi, dall’arredo scintillante che mi colpì e mi intimorì da bambino, sfavillante di stucchi settecenteschi e di cannoncini, di ori, di specchi e di dolci viennesi. Oggi nel locali resta il Bar Hawai, solo nel nome evocatore di improbabili paradisi tropicali. Il Caffè Merizzi, allora anch’esso fastoso di specchi, con grande cassa di argento cesellato e un dispendio di velluti rossi e lacche bianche, uscito quasi da un quadro di Toulouse, luogo di grandi discussioni , di confronti di amicizie, avamposto di “periferia” della borghesia nascente degli anni ’50 , quasi sede di una mentalità emergente, “covo“ di mondanità e di “nouvelle vague”. Oggi più semplicemente un bar per tutte le stagioni. E quanti altri esempi si possono fare per descrivere questo paesaggio da un gradino all’altro, da una scala all’altra, da un piano all’altro. Non è la nostalgia di un tempo passato; è, come ho detto più volte , nostalgia del mondo che non verrà e che pure aveva i presupposti in regola per avverarsi. Questa è la decadenza. Questo è il decadimento. Dobbiamo tutti accontentarci di un presente piuttosto scialbo, massificato e oltretutto poggiato su una economia fragile e per niente sicura. Questa è la decadenza, la scomparsa dell’identità di un paese, identità difficile da recuperare senza un tempestivo progetto politico chiaro, mirato e pensato in grande. Non dobbiamo interrompere il corso del così detto progresso, però è urgente correggerlo, regolarlo, fare un Piano per Tirano, per quel che ne resta…”. Ho conosciuto la Tirano che l’arch. Ettore Ferrari ricordava nel suo scritto del 1989 e condivido le sue considerazioni. Non mi abbandona la “stretta di cuore“ quando penso alle cose belle che i nostri avi all’inizio del secolo scorso hanno edificato con grande lungimiranza e che noi, purtroppo abbiamo demolito. Alcune loro opere sono rimaste e ancora stupiscono per la loro funzionalità, ad esempio la ferrovia Colico–Tirano, la ferrovia del Bernina, il palazzo Merizzi con la sua splendida architettura, le scuole Credaro, il palazzo Perego con piazza Marinoni, il grandioso viale che porta a Madonna di Tirano, l’oratorio maschile con la chiesa del S. Cuore e tante altre strutture che sono segno di grande vivacità intellettuale e sociale di quel periodo. Ricordo che molto è stato fatto negli anni ’80 fino ad oggi per rendere più vivibile e graziosa la nostra città; l’entusiasmo del compianto Assessore alla Qualità Urbana e sviluppo città Ettore Ferrari ha dato uno stimolo progressista in tale direzione. Lo slogan “Tirano , città di storia”, da lui coniato può essere incubatore di idee per formulare un programma per la Tirano futura.
Ezio Maifrè
Non ci sono solo gli errori del passato
Inviato da
Bruno CIAPPONI LANDI
il
12/03/2013 20:20
Ci sono vari modi per guardare
ad una questione, inevitabilmente ciascuno lo fa dal suo personale punto
di vista, convinto di essere nel giusto solo perché c'è del giusto -
poco o tanto (in questo caso tanto) - in quello che dice. Però, come
quelli che guardano al bicchiere mezzo pieno e preferiscono dire che è
mezzo vuoto, Ezio Maifré non guarda a quanto di buono si è fatto, quanto
si è salvato e recuperato, l'evidente miglioramento della città,la
cultura del recupero che si è avviata e preferisce piangere sul latte
versato. Se guardasse anche il bicchiere mezzo pieno si consolerebbe e
vedrebbe che non è il solo a cui sta a cuore la città. Siamo in tanti,
non da oggi, Amministrazione comunale in testa.
ululiulula
Inviato da
ciccio pasticcio
il
12/03/2013 21:40
mi ricordo montagne verdi....prati verdi dove si giocava a palla si correva....poi....ci hanno costruito le villette. Perchè?
avete rubato i prati ai bambini... dove abita il sig. Maifrè??? gioielli di famiglia..
Inviato da
zorro
il
12/03/2013 22:03
sig. Ciapponi,cosa facciamo con
la Mottana?? aspettiamo che prenda fuoco? Aspettiamo che un pezzo di
cornicione cada in testa ad un passante? Magari un turista ?
Stando al pensiero del sig. Maifrè dovrebbe essere intoccabile ma....??? Il mio voto è sei,meno-meno.
Inviato da
ezio maifrè
il
13/03/2013 12:49
Rispondo molto volentieri al
sereno commento di Bruno Ciapponi. E’ vero, nei miei scritti molte volte
do l’impressione, forse a ragione, di vedere il bicchiere mezzo vuoto.
Probabilmente sono stato educato “ scolasticamente “ così. Mi spiego. Ho
frequentato l’istituto Tecnico Esperia di Bergamo negli anni ’60,
notoriamente severo, dove il voto” sette” era il massimo che uno poteva
sperare malgrado la sua bravura. I miei professori, quando “
l’esperimento” era buono o forse ottimo davano, come voto poco più di
sei. Dicevano guardandoci bene in faccia: “ non siete degli
encefalitici, da voi mi aspetto di più ! La prossima volta fare
funzionare di più il cervello”.
Ecco dunque spiegata la mia visione del bicchiere mezzo vuoto . Infatti dalle persone intelligenti e di buona volontà mi aspetto sempre qualcosa di più e mi sembra giusto sollecitare. Detto questo, cosa mi aspettavo per Tirano, sebbene devo ammettere con sincerità e per correttezza che dopo gli anni ’80 molto è stato fatto, anche grazie al lavoro delle ultime Amministrazioni ? Ecco il mio pensiero, che come al solito rispecchierà il bicchiere mezzo vuoto, con la perfetta coscienza che sicuramente non sono l’unico che ama Tirano Metto al primo posto un punto che sarà condiviso in primis dal Sindaco , perché io penso che quando terminerà il suo mandato, il suo più profondo “ dispiacere “ sarà quello di non aver visto, o dato il primo colpo di piccone per la costruzione della Tangenziale di Tirano. Se è così condivido il suo “dispiacere” perché riconosco il suo impegno profuso in tal senso e lo paragono forse anche al mio e di tanti altri cittadini tiranesi ( io ho scritto a Parlamentari, ho scritto articoli, dei commenti , ho “rotto” a tanti illustri personaggi a tal fine con l’aiuto di tanti giornali , in particolare di Intorno Tirano ecc. ecc. ecc. ecc. ) Ma la tangenziale è solo sulla carta !! Dove sta il punto e l’affanno ? Ricordo che Tirano ha un bellissimo viale lungo un chilometro, forse unico nei paesi delle nostre valli e che si chiude con un prestigioso Santuario da un lato e dall’altro di una bella cittadina storica. Il prestigio di una Tirano nuova, come io intendo, sta in un “viale giardino” con alberghi, bar, ristoranti , gelaterie dove lo smog dovuto al fortissimo traffico sul viale non impera e non soffoca. Voglio un Viale dove le mamme con i loro bambini possono passeggiare nell’aria salubre. Dove sta un altro affanno ? Mi spiace se ho “rotto “ agli Amministratori facendo presente che i nostri parchi giochi per bambini dovrebbero essere più curati con attrezzature non vetuste e con tappeti erbosi che dovrebbero assomigliare ai parchi giochi dei nostri vicini Svizzeri. Un altro ancora? L abbandono turistico del Castelàsc e della valorizzazione delle sue mura. Un altro ancora ? L’usurato piazzale della Basilica di Madonna di Tirano. E ancora ? E qui sollevo un polverone pensando alla valorizzazione della nostra montagna di Trivigno, delle sue località, delle sue strade . Termino qui, anche se non vorrei, poiché capisco che sto analizzando il bicchiere mezzo vuoto, ma nutro anche una grande preoccupazione poiché , in questi tempi di crisi, ciò che ho citato sembra apparire ormai “sogno” : I tempi delle vacche grasse e dei soldi sono finiti., Tante cose forse dovevano essere fatte prima quando si erano dette e ripetute con insistenza. Il mio voto per questa Amministrazione è dunque “sei meno- meno” perché sono certo che si poteva fare molto di più , soprattutto ascoltando i Cittadini. Se qualche Amministratore mi legge, non si turbi e soprattutto non si offenda poiché non è assolutamente intenzione mia “offendere” sull’operato fatto e non fatto. La mia è solo una espressione personale di un anziano , che magari presto se ne andrà, ma che spera in una “ consegna” per una Tirano Giovane con più ascolto e condivisione. |
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mercoledì 13 marzo 2013
TIRANO E I GIOIELLI PERDUTI
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