20 marzo 2013 - I concittadini che più hanno care le memorie
di Tirano, sanno bene a quale livello di lettura si sia ridotto
l'affresco posto del XVII-XVII secolo posto sulla facciata verso piazza
Cavour dell'antico palazzo pretorio, poi sede della pretura cittadina ed
ora dell'ufficio del Giudice di pace.
Le marcate lacune pittoriche, soprattutto sul volto della
Madonna e del bambino e le condizioni generali dell'affresco, hanno
fatto escludere un restauro conservativo che avrebbe
permesso il recupero delle parti ancora leggibili, ma non l'integrazione
di quanto andato perduto, oltre a richiedere una spesa molto onerosa
per l'opera del restauratore e per le impalcature. Per giunta avremmo
avuto un risultato molto simile a quello che ci ha privato degli Uomini
selvatici di Porta Poschiavina, rifatti sì, ma ancora leggibili e non,
come adesso, ridotti all'ombra di se stessi.Si deve considerare anche l'altezza a cui si trova l'affresco e le sue modeste dimensioni per capire quanto poco si sarebbe potuto vedere. Quindi o non avremmo fatto nulla o avremmo fatto uno grossa spesa con un risultato decisamente insoddisfacente. Si è quindi scelta la via della sostituzione con una riproduzione affidata a uno studio specializzato sulla base di vecchie fotografie realizzate vari anni or sono dal prof. William Marconi per il museo cittadino, che hanno permesso di riprodurre il dipinto con la tecnica originaria dell'affresco, la più adatta per dipinti destinati all'esterno, su un adeguato supporto.
La riproduzione è stata realizzata a cura del Museo Etnografico Tiranese dallo studio Imago di Lara Maccacheri di Verona. Il nuovo dipinto è stato sovrapposto a giusta distanza dal vecchio al quale assicura una protezione che ne interrompe il progressivo degrado e in breve tempo quello perderà la brillantezza coloristica tipica del "nuovo". Si è infatti scelto di evitare l'invecchiamento artefatto in laboratorio. L'immagine che per secoli ha accompagnato la vita dei tiranesi è tornata ad "affacciarsi" sulla piazza e ad evocare con la sua dolcezza, la maternità di Maria e quella di tutte le madri.
bcl
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