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giovedì 11 aprile 2013

L'USO DEGLI AVVERBI NEL DIALETTO

Gli avverbi sono una "categoria grammaticale" abbastanza numerosa: ci sono gli avverbi di modo, di tempo, di negazione e altro... (Di Giac)
Sono parole invariabili quindi non danno molti problemi per chi parla una lingua. Nel dialetto mancano gli avverbi di modo, quelli che finiscono in italiano col suffisso "-mente" faccio qualche esempio. Ho parlato inutilmente: Hoo parlà par gnént; la gente ha risposto generosamente: la gènt 'l è stacia generosa; pagato profumatamente: pagà propi bée; è partito velocemente, 'l è partìi an prèssa; ascoltami attentamente, sta bée atént a quel ca disi.
Come si vede nell'uso avverbiale è lasciato molto all'inventiva del parlante. In pratica gli avverbi in "-mente" non esistono; in dialetto si possono anche usare, ma è un'italianizzazione. Un'osservazione: sull'avverbio "perlomeno": la forma dialettale originale è bisci che nel dialetto di Grosio diventa bisì, negli ultimi decenni però almén o "almeno" tende a soppiantare la forma più vecchia considerata un po' strana.
Nulla di strano in verità: Biscì è nato probabilmente dall'unione o agglutinazione di due parole bee per "bene" e "scì che sta per "così". Sembrebbe un avverbio molto valtellinese, ma non è detto.
Per quanto riguarda "pressappoco": le forme dialettali potrebbero essere due, a stim o anche ilò drée. Anche qui presapòch tende a sostituirle nell'uso. Forse quando si parla dialetto bisognerebbe mettere qualche parola di più del vecchio dialetto senza esagerare però. E' bene, quando si parla qualsiasi lingua, avere le idee un po' chiare in testa. Per gli appassionati di dialetto sarebbe bene avere il dizionario di uno dei dialetti locali in casa. Ne sono usciti diversi ultimamente. Sforzarsi a parlare due lingue diverse è impegnativo certamente, ma può dare anche qualche soddisfazione.

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