4 giugno 2013 - Nel Comune di Tirano, il gestore di un bar ha rinunciato volontariamente a tenere le slot machine.
E' balzato recentemente agli onori della cronaca locale
il fatto che l'amministrazione di Tirano ha revocato il bando del
bocciodromo perché venuta a conoscenza dell'installazione di alcune slot
machine all'interno del bar della struttura: "E' un pericolo per i
giovani e per le famiglie", hanno detto pochi giorni fa.Le problematiche provocate dalle slot machine sono da poco argomento di interesse nazionale e proprio in questi mesi l'argomento è diventato di dominio pubblico, superando la barriera dei troppi silenzi. Come purtroppo alcuni sanno in prima persona, infatti, le slot machine possono provocare forte dipendenza e portare intere famiglie alla rovina (la ludopatia è stata recentemente riconosciuta dal Ministro Balduzzi come malattia vera e propria).
Il troppo tempo trascorso prima di rendersi conto di questa vera e propria piaga, resa legale dello Stato, che da una parte la promuove e dall'altra la condanna, ha permesso il diffondersi delle slot machine in bar e sale pubbliche. Il gestore del locale, a questo punto della situazione, si trova nella posizione più scomoda perché da una parte, visto anche il periodo di crisi, la slot rappresenta un'entrata "facile", mentre dall'altra si trova spesse volte a gestire situazioni psicologiche molto delicate con persone che si annientano (mentalmente ed economicamente) di fronte ad un video.
Danilo Mescia, titolare del bar Glicine di Tirano, ha fatto una scelta coraggiosa: tra i primi in Italia ha deciso volontariamente di eliminare le slot machine dai suo locali. "Fin dalla loro comparsa sono stato tra i primi a installarle: all'inizio era niente di più che un apparecchio di intrattenimento con il quale passare alcuni momenti della giornata, anche in compagnia di amici. Mano a mano che passava il tempo, però, - continua Mescia - mi sono reso conto delle problematiche che andava creando: amici e persone comuni ipnotizzate che perdevano un sacco di soldi e che non si rendevano conto di quello che facevano". Una situazione che per Danilo Mescia era diventata insostenibile: uno splendido esempio, raro in questi tempi, in cui l'amicizia e l'umanità valgono più dei soldi.
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