Amare la natura è amare Dio. Chi ama la montagna può sentire
nella brezza che muove le foglie delle betulle il respiro di Dio.
Questo lo deve aver capito, fin da bambino Graziano De Campo classe
1940, nipote di Girolamo De Campo.
Ma
chi è costui che a molti appare un signore “ duro “ d’espressione e di
viso, ma dal cuore buono come il pane e grande conoscitore della
montagna di Trivigno ?
E’
Graziano De Campo. Siamo amici da quando eravamo bambini . Ora, anziani
ambedue, ci siamo ritrovati nei luoghi dove è maturato in noi l’amore
per la montagna. Lui più grandicello di me, nel ‘53 all’Alpe Canali e a
Ronco mi ha insegnato a costruire le ceste con le “scudèsci” .
Cercavamo lassù i migliori alberi di nocciolo. Poi lui, con bravura e
pazienza certosina dopo averli lavorati e selezionati uno ad uno, con
il suo coltellino , traeva sottili e lunghe strisce di legno per la
costruzione dei cesti. Mi insegnava come fare “l’ossatura” del cesto
piegando le stecche di nocciolo, ad inserire e intrecciare le “scudèsci” tra le coste del cesto e a tenderle. Alla fine nasceva un “ cavagnìn
“ magnifico, delicato e degno di custodire le cose migliori per la
casa. Durante questo lavoro, non poche volte, davamo una occhiata alle
mucche al pascolo pulendo il bosco da ramaglie secche e da sterpaglie.
Anche al giorno d’oggi se la mulattiera che parte da “ Li cadéni “
e giunge all’ Alpe Canali è ben percorribile , in parte è merito suo,
poiché quando la percorre toglie le pietre, gli arbusti che intralciano
il passaggio. L’altro ieri ci siamo ritrovati nella sua vecchia baita in
montagna alle Canali e, con l’umiltà degli uomini della montagna mi ha
mostrato un suo lavoro degno di nota e che, a mio avviso, mostra la
grande bontà e devozione che Graziano ha per nostro Signore e la
Madonna . Mi ha detto, presso la croce sottovoce “ Mia madre Caterina mi
raccontava che i “ viciurìn “ ( gli addetti al trasposto di
legname e fieno dai maggenghi a valle ) partivano da Tirano per andare
in Trivigno. Caricavano sulle “ priale “ ( carri a due ruote ,
trascinate dal mulo ) il fieno e il legname della nobile famiglia
Lantieri , proprietaria di molti terreni lassù. Partivano da Tirano.
Giunti alla Prima Croce non troppo accaldati si facevano il segno di
Croce. Proseguivano con forza, poi a Ronco si fermavano dalla Virginia
per bersi un calicino di vino o una gazzosa. Cento metri sopra, alla
prima curva e nel bosco, v’è la Seconda Croce. Si facevano il segno di
croce e proseguivano giungendo sul luogo dove ho costruito il Crocefisso
e lì sostavano un poco, poi proseguivano per la località Piscina dove
nell’antico ristoro del “ Gagìn “ si fermavano per bersi un altro calice di vino. Infine proseguivano alla volta di Trivigno.”
Graziano ha voluto, in ricordo del racconto di sua madre e della sosta dei “ viciurìn
“, costruire e dedicare a loro la “ Terza Croce” facendola “ vivere “
nel bosco. In aggiunta ha scolpito su legno una delicata immagine della
Madonna confidandomi che è sempre stato aiutato, nella sua vita,
dalla Beata Vergine.
Ci
siamo lasciati con la gioia nel cuore, poi ho volto un ultimo sguardo
verso quel grande Crocefisso appeso al tronco di pino. Ho fatto il segno
di croce e ho detto tra me: la ricorderò come la” Terza Croce” delle
Canali, costruita da Graziano, nel luogo dove i “viciurìn” facevano una “ pòsa” per prender fiato.
Ezio Maifrè
La “terza croce” opera di Graziano De Campo
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