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sabato 8 giugno 2013

LA "TERZA CROCE" IN LOCALITÀ CANALI

Amare la natura è amare Dio. Chi ama la montagna può sentire nella brezza che muove le foglie delle betulle il respiro di Dio. Questo lo deve aver capito, fin da bambino Graziano De Campo classe 1940, nipote di Girolamo De Campo.
LA "TERZA CROCE" IN LOCALITÀ CANALI
Graziano De Campo con la cagnetta "Melissa"
Ma chi è costui che a molti appare un signore “ duro “ d’espressione e di viso, ma dal cuore  buono come il pane e grande conoscitore della montagna di Trivigno ?
E’ Graziano De Campo. Siamo amici da quando eravamo bambini . Ora, anziani ambedue,  ci siamo ritrovati nei luoghi dove  è maturato in noi l’amore per la montagna. Lui più grandicello di me, nel ‘53  all’Alpe Canali e a Ronco mi ha insegnato a costruire le ceste con le “scudèsci” . Cercavamo lassù i migliori alberi di nocciolo. Poi lui, con bravura e pazienza certosina dopo averli lavorati e selezionati uno ad uno,  con il suo coltellino , traeva sottili e lunghe strisce di legno per la costruzione dei cesti. Mi insegnava come fare “l’ossatura” del cesto piegando le stecche di nocciolo, ad inserire e intrecciare le “scudèsci” tra le coste del cesto e a tenderle. Alla fine nasceva un “ cavagnìn “ magnifico, delicato  e degno di custodire  le cose migliori per la casa. Durante questo lavoro, non poche volte, davamo una occhiata alle mucche al pascolo pulendo il bosco da ramaglie secche e da sterpaglie. Anche al giorno d’oggi se la mulattiera che parte da “ Li cadéni “ e giunge all’ Alpe Canali è ben percorribile , in parte è merito suo, poiché quando la percorre toglie le pietre, gli arbusti che intralciano il passaggio. L’altro ieri ci siamo ritrovati nella sua vecchia baita in montagna alle Canali  e, con l’umiltà degli uomini della montagna mi ha mostrato un suo lavoro degno di nota e che, a mio avviso, mostra la grande bontà e devozione che Graziano ha per  nostro Signore e la Madonna . Mi ha detto, presso la croce sottovoce “ Mia madre Caterina mi raccontava che i “ viciurìn “  ( gli addetti al trasposto di legname e fieno dai maggenghi a valle ) partivano da Tirano per andare in Trivigno. Caricavano sulle “ priale “  ( carri a due ruote , trascinate dal mulo ) il fieno  e il legname della nobile famiglia Lantieri , proprietaria di molti terreni lassù. Partivano da Tirano. Giunti alla Prima Croce non troppo accaldati si facevano il segno di Croce. Proseguivano con forza, poi a Ronco si fermavano dalla Virginia per bersi un calicino di vino o una gazzosa. Cento metri sopra, alla prima curva e nel bosco, v’è la Seconda Croce. Si facevano il segno di croce e proseguivano giungendo sul luogo dove ho costruito il Crocefisso e lì sostavano un poco, poi proseguivano per la località Piscina dove nell’antico ristoro del “ Gagìn “ si fermavano per bersi un altro calice di vino. Infine proseguivano alla volta di  Trivigno.”

Graziano ha voluto, in ricordo del racconto di sua madre e della sosta dei “ viciurìn “, costruire e dedicare a loro la  “ Terza Croce”  facendola “ vivere “ nel bosco. In aggiunta ha scolpito su legno una delicata immagine della Madonna  confidandomi che  è sempre stato aiutato, nella sua vita,  dalla Beata Vergine.
Ci siamo lasciati con la gioia nel cuore, poi ho volto un ultimo sguardo verso quel grande Crocefisso appeso al tronco di pino. Ho fatto il segno di croce e ho detto tra me: la ricorderò come   la” Terza Croce” delle Canali,  costruita da Graziano, nel luogo dove i “viciurìn”  facevano una “ pòsa” per prender fiato.

Ezio Maifrè 
La “terza croce” opera di Graziano De Campo 
La terza croce opera di Graziano De Campo

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