10 settembre 2013 - L'alpeggio ha anche questa funzione,
educativa, sociale che è strettamente legata alla sua vitalità economica
e produttiva. Questa sarà la XIII edizione della Festa delll’alpeggio
di Chiareggio, in Valmalenco.
Dal conoscere la vita degli alpeggi e della loro funzione
casearia discendono una serie di conseguenze positive sulla cura
dell'ambiente e sulla fruizione della montagna. Non sono pochi i giovani
e i meno giovani che guardano all'alpeggio come luogo di esperienze
ricco di umanità, contatto con la natura e di tradizioni. L'alpeggio ha
anche questa funzione, educativa, sociale che è strettamente legata alla
sua vitalità economica e produttiva. I “Bacan” orgogliosi dei loro
prodotti, pronti a confrontarsi, a scambiare esperienze saranno i
protagonisti di queste giornate, disposti ad accogliere i visitatori
per svelare la loro antica quanto semplice arte.Questa sarà la XIII edizione della Festa delll’alpeggio (21/22 settembre), Chiareggio – Valmalenco). Per molti si aprirà un mondo nuovo e affascinante. I più si limiteranno a una forma di visita turistica, sia pure sostenibile e con impatti positivi sulla realtà economica e socio-culturale locale. Per altri invece nascerà la prospettiva di “vivere” ed instaurare con gli alpeggi un rapporto meno fugace sino a stabilire magari un rapporto tra culture cittadine e montanare dove ancor oggi c’è molto da imparare.
Far crescere una leva di "alpeggionauti del gusto" questo è l’impegno
È inevitabile che per gli amanti dei formaggi artigianali, a latte crudo, dal sapore puro e fresco dell’Alpe, la XIII° Festa dell’Alpeggio rappresenterà un “eden”. Ad essi si rivolge tutta la Valmalenco, ma non solo ad essi. Nella giornata di domenica i prodotti saranno da stimolo ai molti appassionati che non hanno ancora una “vera” cultura casearia evoluta ma che sono attenti e curiosi. La conoscenza degli alpeggi è una formidabile "nave scuola" per educare il gusto. Si incontreranno formaggi promettenti, altri da estasi. Si imparerà a riconoscere il gusto appiattito dei fermenti, l'occhiatura irregolare ma "giusta", la soglia dell'amaro, i vari difetti di pasta, di crosta.
Non bisognerà presumere di diventare subito maestri, ma sicuramente il palato acquisterà queste sensazioni armoniche che solo il formaggio d’alpe sa dare,con tutto quello che comporta in termini di sorprese, paesaggi, profumi, sensazioni che si proveranno nelle giornate due giornate a Chiareggio.
Tutto ciò potrà sembrare frivolo e presuntuoso, ma la formazione di una leva di “alpeggionauti del gusto” potrà aiutare moltissimo gli alpeggi. A migliorare,a recuperare terreno, a tornare a produrre latte e latticini. Ma la vera competenza dei turisti-consumatori, in grado di riconoscere i prodotti di pregio e originali, sarà il vero “motore” del recupero degli alpeggi perduti.
Roberto Pinna
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