A ospitare un pubblico tanto eterogeneo è stata la biblioteca di Bormio, che non si è lasciata sfuggire l’occasione di invitare la giovane scrittrice che tanto ha da raccontare in un territorio di sport e di atleti come la Magnifica Terra.
La serata ha avuto una connotazione corale; a fianco dell’autrice sedevano infatti Leo Schena, francesista già direttore del Centro linguistico Bocconi, Beatrice Bellotti, consigliere comunale e docente presso la scuola secondaria di primo grado, Davide Canclini e Antonio Sisana, allenatori rispettivamente di sci alpinismo e di ciclismo. Grazie a questa presentazione polifonica, oltre all’esperienza e alle motivazioni che hanno spinto l’autrice a scrivere la sua prima opera, il pubblico ha potuto apprezzare l’analisi letteraria del testo condotta da Leo Schena e le considerazioni, maturate sul campo, dei due allenatori in merito al pericolo insito nell’agonismo di sfociare nell’iper-agonismo.
La serata ha avuto una connotazione corale; a fianco dell’autrice sedevano infatti Leo Schena, francesista già direttore del Centro linguistico Bocconi, Beatrice Bellotti, consigliere comunale e docente presso la scuola secondaria di primo grado, Davide Canclini e Antonio Sisana, allenatori rispettivamente di sci alpinismo e di ciclismo. Grazie a questa presentazione polifonica, oltre all’esperienza e alle motivazioni che hanno spinto l’autrice a scrivere la sua prima opera, il pubblico ha potuto apprezzare l’analisi letteraria del testo condotta da Leo Schena e le considerazioni, maturate sul campo, dei due allenatori in merito al pericolo insito nell’agonismo di sfociare nell’iper-agonismo.
L’autrice e il perché del suo romanzo
Giulia Achler, nata a Bellano il 29 aprile 1990, laureata in lingue e letterature straniere a Bergamo, è ora iscritta alla specialistica in editoria. Dopo aver trascorso i primi 16 anni di vita a Lecco, per assecondare la sua crescita sportiva nello judo, si trasferisce con la madre a Trieste dove entra in una dimensione sportiva mai sperimentata prima. I tre allenamenti settimanali diventano quotidiani e iniziano ad assorbire il suo tempo libero. L’allenamento di squadra conferisce nuova carica alla ragazza che, a poco a poco, abbandona la sana visione dell’agonismo a favore di uno stile di vita totalmente votato al risultato. In questo periodo di intensa attività sportiva Giulia non muove nessuna obiezione alle severe regole impostele; il tutto rientra in una logica malata e distante dal vero sport che ha ormai fatto sua. Solo un crollo fisico, dettato dall’impossibilità di sostenere tali ritmi e le eccessive richieste, ha fermato bruscamente l’attività della giovane atleta, tanto che ai suoi occhi lo judo perde ogni attrattiva e la sua passione si trasforma in odio.
Il romanzo di Giulia nasce quindi come uno sfogo, assolutamente naturale per chi ama scrivere come lei, per fissare i propri pensieri e le proprie emozioni. Attorno ai suoi stati d’animo e al suo modo di sentire, completamente autentici, Giulia crea però una nuova storia. Con i tuoi occhi racconta le vicende di Denise, giovane promessa dell’atletica, che vede come unica meta della propria vita la vittoria. Così come è accaduto a Giulia, Denise acquisirà la capacità di vedere e apprezzare tutto ciò che la circonda solo in seguito a un tragico incidente domestico, che la costringerà a riflettere sul significato profondo dello sport e della sua esistenza.
Il romanzo, che si ispira al modello degli autori giovanilisti (come Ammaniti, Scarpa e Brizzi) si differenzia in realtà per l’attenzione che la giovane autrice ripone nella sintassi. Le novanta pagine dell’opera, ricche di descrizioni relative al paesaggio ambientale e umano, racchiudono una forte componente temporale; la linea del tempo sembra essere scandita dalla pista in cui la protagonista conduce le sue gare, portandola tuttavia a una vittoria che si discosta da quella canonica delle competizioni.
Giulia Achler, nata a Bellano il 29 aprile 1990, laureata in lingue e letterature straniere a Bergamo, è ora iscritta alla specialistica in editoria. Dopo aver trascorso i primi 16 anni di vita a Lecco, per assecondare la sua crescita sportiva nello judo, si trasferisce con la madre a Trieste dove entra in una dimensione sportiva mai sperimentata prima. I tre allenamenti settimanali diventano quotidiani e iniziano ad assorbire il suo tempo libero. L’allenamento di squadra conferisce nuova carica alla ragazza che, a poco a poco, abbandona la sana visione dell’agonismo a favore di uno stile di vita totalmente votato al risultato. In questo periodo di intensa attività sportiva Giulia non muove nessuna obiezione alle severe regole impostele; il tutto rientra in una logica malata e distante dal vero sport che ha ormai fatto sua. Solo un crollo fisico, dettato dall’impossibilità di sostenere tali ritmi e le eccessive richieste, ha fermato bruscamente l’attività della giovane atleta, tanto che ai suoi occhi lo judo perde ogni attrattiva e la sua passione si trasforma in odio.
Il romanzo di Giulia nasce quindi come uno sfogo, assolutamente naturale per chi ama scrivere come lei, per fissare i propri pensieri e le proprie emozioni. Attorno ai suoi stati d’animo e al suo modo di sentire, completamente autentici, Giulia crea però una nuova storia. Con i tuoi occhi racconta le vicende di Denise, giovane promessa dell’atletica, che vede come unica meta della propria vita la vittoria. Così come è accaduto a Giulia, Denise acquisirà la capacità di vedere e apprezzare tutto ciò che la circonda solo in seguito a un tragico incidente domestico, che la costringerà a riflettere sul significato profondo dello sport e della sua esistenza.
Il romanzo, che si ispira al modello degli autori giovanilisti (come Ammaniti, Scarpa e Brizzi) si differenzia in realtà per l’attenzione che la giovane autrice ripone nella sintassi. Le novanta pagine dell’opera, ricche di descrizioni relative al paesaggio ambientale e umano, racchiudono una forte componente temporale; la linea del tempo sembra essere scandita dalla pista in cui la protagonista conduce le sue gare, portandola tuttavia a una vittoria che si discosta da quella canonica delle competizioni.
Quando lo sport diventa malato
La pratica delle discipline sportive cela in sé notevoli potenzialità: forgia il carattere, educa al sacrificio, alla dedizione, alla cooperazione, alla socializzazione. Questo aspetto assolutamente prioritario dello sport può tuttavia emergere solo quando i giovani atleti hanno l’opportunità di vivere il loro rapporto con l’attività sportiva e agonistica in un ambiente sano, che non si proponga come unico scopo la vittoria. In realtà, come sottolineato da Antonio Sisana, la meta nasce dal cammino e lo sport deve costituire un percorso di crescita personale; come tale l’attività agonistica non può chiedere all’atleta di estraniarsi dalla vita reale a favore di una vita parallela finalizzata al podio. L’attività sportiva costituisce uno dei molteplici aspetti dell’esistenza e in quanto tale deve inserirsi armonicamente in un contesto ampio, rispettoso della complessità della natura umana.
Giulia ora ha acquisito questa consapevolezza e, dopo un lungo periodo in cui ha rifiutato categoricamente lo judo, da un paio di mesi ha ricominciato a frequentare la palestra di Lecco che l’ha vista approcciare questa disciplina alla giovane età di 7 anni e crescere come atleta. Qui ritroverà una dimensione più umana che l’aiuterà, come le ha detto il suo primo allenatore, a rinnamorarsi di questa disciplina. Sicuramente sarà aiutata dall’entusiasmo dei bambini che ora allena e che le ricorderanno il suo stesso entusiasmo, quando lo Judo rappresentava una passione importante della sua vita ma non tutta la sua vita.
Il suo messaggio, supportato dall’esperienza di Davide e Antonio, ha sicuramente invitato a una riflessione il giovane pubblico della serata che potrebbe trovarsi in futuro a fare scelte forti ma, tutti auspichiamo, consapevoli.
Il saluto del pubblico a Giulia è stato un arrivederci; a breve sarà pubblicata la sua prima raccolta di poesie che la giovane autrice non mancherà di presentare a Bormio.
La pratica delle discipline sportive cela in sé notevoli potenzialità: forgia il carattere, educa al sacrificio, alla dedizione, alla cooperazione, alla socializzazione. Questo aspetto assolutamente prioritario dello sport può tuttavia emergere solo quando i giovani atleti hanno l’opportunità di vivere il loro rapporto con l’attività sportiva e agonistica in un ambiente sano, che non si proponga come unico scopo la vittoria. In realtà, come sottolineato da Antonio Sisana, la meta nasce dal cammino e lo sport deve costituire un percorso di crescita personale; come tale l’attività agonistica non può chiedere all’atleta di estraniarsi dalla vita reale a favore di una vita parallela finalizzata al podio. L’attività sportiva costituisce uno dei molteplici aspetti dell’esistenza e in quanto tale deve inserirsi armonicamente in un contesto ampio, rispettoso della complessità della natura umana.
Giulia ora ha acquisito questa consapevolezza e, dopo un lungo periodo in cui ha rifiutato categoricamente lo judo, da un paio di mesi ha ricominciato a frequentare la palestra di Lecco che l’ha vista approcciare questa disciplina alla giovane età di 7 anni e crescere come atleta. Qui ritroverà una dimensione più umana che l’aiuterà, come le ha detto il suo primo allenatore, a rinnamorarsi di questa disciplina. Sicuramente sarà aiutata dall’entusiasmo dei bambini che ora allena e che le ricorderanno il suo stesso entusiasmo, quando lo Judo rappresentava una passione importante della sua vita ma non tutta la sua vita.
Il suo messaggio, supportato dall’esperienza di Davide e Antonio, ha sicuramente invitato a una riflessione il giovane pubblico della serata che potrebbe trovarsi in futuro a fare scelte forti ma, tutti auspichiamo, consapevoli.
Il saluto del pubblico a Giulia è stato un arrivederci; a breve sarà pubblicata la sua prima raccolta di poesie che la giovane autrice non mancherà di presentare a Bormio.
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