Mercoledì 4 dicembre, a Milano, sono stati resi noti i risultati del sondaggio sulla nostra provincia; alla conferenza stampa era presente oltre a Mannheimer anche il Presidente della Provincia di Sondrio e dell’Unione delle Province Lombarde Massimo Sertori. Il sondaggio, svoltosi tra i giorni 21 e 22 novembre su un campione di 600 persone, ha posto alcune domande ai cittadini inerenti al futuro della nostra provincia, ente a cui è stata recentemente riconosciuta la specificità montana, ma che ancor oggi si trova, così come le altre 106 provincie nazionali, in attesa di sapere se l’ormai noto DDL Delrio, che ne prevede l’abolizione e trasformazione in ente di secondo livello, venga approvato.
Ecco allora cosa è emerso dal sondaggio dell’Istituto di ricerca Ispo. Il 45% degli intervistati conosce il nome del Presidente della provincia, mentre il 33% lo conosce, ma non ricorda il nome. Il dato comunque afferma che Sertori è conosciuto dal 78% delle persone chiamate, mentre un 21% non sa chi è ed un restante 1% ha fornito una risposta errata.
Interessante è stato sapere quali siano gli enti da abolire più urgentemente: in questo caso la provincia si attesta ad un 16%, mentre il 59% afferma che andrebbero aboliti più urgentemente altri enti ( consorzi, enti di secondo livello ecc. ecc. ), il 25% invece non sa.
Alla domanda posta sull’elezione del Presidente della provincia, “Come dovrebbe essere scelto il Presidente della provincia?” ben l’80% dei cittadini ha detto che il Presidente deve essere eletto direttamente dai cittadini, mentre il 16% ha ribadito che deve essere scelto o nominato dai sindaci o dai consiglieri comunali della provincia. Coloro che non sanno sono il 4%.
Al quesito sulla questione autonomia, il 75% delle 600 persone ha detto che la Provincia di Sondrio dovrebbe avere maggiore autonomia con la possibilità di poter utilizzare le risorse derivanti dal territorio. Sempre in questo ambito vi è un 22% dei cittadini che ha affermato che l’ente dovrebbe diventare un Consorzio di comuni. Il 3% non sa.
Un’altra domanda ha chiesto se la Provincia rappresenta storia, cultura e identità,oppure è solo un organo amministrativo. Il 77% ha scelto la prima opzione, il 20% la seconda e il 3% non sa
Nella conferenza stampa milanese Sertori non si è detto sorpreso dai risultati che vedono ivaltellinesi e valchiavennaschi desiderosi di maggior autonomia e convinti del fatto che il Presidente e il consiglio dell’ente debbano continuare ad essere eletto dalla gente.
In tutti questi numeri, sempre secondo Massimo Sertori, c’è la chiave di lettura che evidenzia come tra la gente questa storica e radicata istituzione sia sentita e considerata importante.
L’ ESITO DEL NOSTRO SONDAGGIO
Il 22 novembre scorso avevamo posto all’attenzione dei lettori un nostro sondaggio dove chiedevamo:
- La Provincia di Sondrio è giusto che venga abolita
- Sono favorevole al mantenimento di questo ente territoriale con le attuali funzioni, e con la possibilità, mediante il voto elettorale, di poter continuare ad eleggere il Presidente e il Consiglio provinciale
- Non so
A sondaggio chiuso, abbiamo i seguenti risultati: in primo luogo hanno partecipato all’indagine762 persone, il 42% si è espresso a favore dell’abolizione della Provincia di Sondrio, il 57% si è invece detto favorevole al suo mantenimento e alla possibilità di continuare ad eleggere Presidente e Consiglio. Un restante 3% invece ha detto "non so".
Dunque anche per la maggioranza di coloro che hanno voluto partecipare al sondaggio proposto dalla redazione, il 57%, la nostra provincia deve continuare ad esercitare le sue funzioni con l’attuale sistema che vede il diritto dei cittadini di votare Presidente e Consiglio provinciale. Non possiamo però parlare di una maggioranza consolidata o di un plebiscito a favore di questa opzione.La differenza tra favorevoli e contrari è del 15% e anche su questo occorre riflettere. Certo è che una prima riflessione, o meglio un quesito, che può essere frutto anche di commenti o opinioni costruttive la possiamo porre:
Si è parlato e discusso a lungo sulla questione della fusione dei comuni, sia nella zona del Tiranese sia in Valchiavenna. Dall’esito referendario di domenica primo dicembre è però emerso che i cittadini che hanno preso parte al voto, in maggioranza, si sono espressi a favore dell’attuale situazione, ovvero: i Comuni devono restare quelli che sono e continuare ad amministrare le funzioni a cui sono chiamati.
Diversa è invece la situazione per le province italiane, dove nessuno ha chiesto ai cittadini elettori di esprimere un parere. In questi giorni il Disegno di Legge del Ministro Delrio dovrebbe fare il suo corso e quindi ancora una volta, se tale DDL dovesse passare, ci troveremmo dinnanzi ad una Legge calata dall’alto che da alcuni è considerata valida e da altri, la maggioranza, non viene ritenuta fattibile per il nostro territorio provinciale e soprattutto per il suo futuro ed il futuro di palazzo Muzio.
E’ chiaro che la gente, o meglio la maggioranza secondo i sondaggi ed il referendum sulla fusione, vuole mantenere lo “status quo”. La domanda che mi pongo è questa: all’interno di un progetto di riforme che dovrebbero essere necessarie e costruttive per il futuro del paese, non sarebbe più ovvio iniziare a fare tagli altrove, più in alto, piuttosto che far pendere continuamente spade di Damocle su amministrazioni comunali e provinciali? Forse la gente è questo che chiede con maggior priorità; la gente oggi ha ancora un forte spirito identitario e questo porta ad essere restii a cambiamenti epocali che toccano le realtà e gli enti territoriali sentiti come parte della storia di ogni individuo.
Un dato interessante che emerge spesso nell’agorà della discussione politica e che è chiaro nel sondaggio di Mannheimer è un altro, il Professore tramite Ispo chiede quali siano gli enti da abolire più urgentemente; solo il 16% ritiene prioritario abolire prima le Province, mentre un 59% si schiera a favore dell’abolizione di consorzi, enti di secondo livello e altri organi. Interessante sarebbe all’interno di un programma di riforme parlare anche di questo”.
Ivan Bormolini
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