Come sei bella o Roncaiola sotto il cappello bianco del Masuccio. Un cielo dagli occhi di Madonna ti fa da aureola mentre il sole bacia la tua Chiesa, giglio in mezzo alle case grigie come polenta taragna.( e.m. )
Su questo giornale on- line il direttore dott. Marco Travaglia ha dato spazio ad un excursus fotografico e relazionale, certamente incompleto, della montagna di Trivigno, ma che, a mio avviso, ha lo scopo di “ riscoprire “ le bellezze dei “ nos mùnt e dei nòs magénch “ “ di questa estesa montagna che in questi ultimi anni è divenuta quasi foresta.
Uno degli obiettivi, io credo, è quello di catturare l’attenzione dei giovani che a volte sembrano ignorare o conoscere poco i nostri alpeggi e anche quello di far vedere che “ l’ erba vérda del visìn l’è àa de cà nòsa “ e degna di essere vista da tanti forestieri.
Può darsi che, dopo aver letto gli articoli pubblicati su Intorno Tirano, nella sezione “ Rubriche “ e dal titolo “ Perle della Montagna “ dedicati a alcune località quali Ca’ de Camp, i Pilota, ‘l Pùm, la Brata di Pola, la Brata dei Pap, Castamoscia, le Valéni, Cabrèla, Trivigno, Prà Alessi, Canali, Corradini, Prima Croce, il Persèch, Runch , Piscina, Fort dei Canài, S. Rocco, Rocul Pinchetti ed altre, a qualcuno venga voglia di farsi una bella camminata e visitare quei luoghi.
In primis invito i nostri Amministratori ad essere “ incubatori “ d’entusiasmo e di cura della montagna per far capire ad ognuno di noi che guardare in alto “ conviene “ sicuramente a tutti. Il territorio montano tiranese se curato guadagnerà in bellezza e turismo e sarà palestra di salute dei nostri giovani.
Capita a molti di noi di percorrere migliaia di chilometri in viaggi avventurosi, ma poco conosciamo le bellezze della nostra valle, ed è un peccato. Peccato due volte. Primo: perché quando si conosce bene il proprio territorio si diventa premurosi , insistenti e attori per la sua salvaguardia. Secondo: la nostra Valle è il nostro “spazio -tempo” del vivere e morire; ogni giorno ci uniamo nella bellezza della sua natura, quando moriamo ci consegnano alla terra che ci accoglie.
Ma la montagna di Trivigno non è la sola bellezza naturale del Tiranese. Basta guardarsi intorno con serena tranquillità. Basta guardare l’assolata Roncaiola, la quieta Baruffini e tutti i meravigliosi alpeggi del Masuccio. Viene dunque spontaneo fare un appello, ( senza però rinnegare l’impegno fatto fin ora dai nostri Amministratori in tale direzione ) per continuare e rinforzare l’opera di valorizzazione di tutto il territorio montano. In questi ultimi anni si è guardato giustamente in basso, cioè in Tirano, ottenendo buoni risultati, ora si guardi in alto.
Capita a molti di noi di percorrere migliaia di chilometri in viaggi avventurosi, ma poco conosciamo le bellezze della nostra valle, ed è un peccato. Peccato due volte. Primo: perché quando si conosce bene il proprio territorio si diventa premurosi , insistenti e attori per la sua salvaguardia. Secondo: la nostra Valle è il nostro “spazio -tempo” del vivere e morire; ogni giorno ci uniamo nella bellezza della sua natura, quando moriamo ci consegnano alla terra che ci accoglie.
Ma la montagna di Trivigno non è la sola bellezza naturale del Tiranese. Basta guardarsi intorno con serena tranquillità. Basta guardare l’assolata Roncaiola, la quieta Baruffini e tutti i meravigliosi alpeggi del Masuccio. Viene dunque spontaneo fare un appello, ( senza però rinnegare l’impegno fatto fin ora dai nostri Amministratori in tale direzione ) per continuare e rinforzare l’opera di valorizzazione di tutto il territorio montano. In questi ultimi anni si è guardato giustamente in basso, cioè in Tirano, ottenendo buoni risultati, ora si guardi in alto.
A mio parere non occorre “ strafare “, ma solo implementare con ingegno e lungimiranza le bellezze del territorio che già abbiamo rendendole comodamente raggiungibili, preservandole dall’incuria e dall’abbandono. Questo lavoro andrebbe fatto, con la “ consulenza “ dei contadini o di tutte le persone che vivendo per anni sul territorio hanno acquisito conoscenza per le scelte che si andrebbe a fare. Insomma, andrebbe “ formato “ una specie di “ consultorio del montanaro “ dove poi i tecnici con l’Amministrazione potrebbero lavorare in simbiosi per le decisioni ottimali. Grave presunzione è quella di Amministratori che si antepongono e non consultano chi è esperto dei luoghi: In tal caso, con il passar del tempo, molte scelte si rivelerebbero sbagliate e persino dannose con dispendio notevole di danaro pubblico. Il turista della montagna d’oggi desidera quiete, grazia del paesaggio, buon cibo locale. Aborrisce il fracasso, la cementificazione, l’incuria dei prati e dei boschi e se possibile, sente volentieri il suono dei campanacci e il muggire delle mucche nel quieto camminare.
Così il poeta dialettale tiranese Dante Tozzi canta Trivigno. Un canto che sembra una preghiera e una invocazione per salvaguardare quel nostro territorio, ritenuto per molti “ Conca di cielo”, e non è la sola tra le nostre montagne.
‘na distesa , tüta de pràa e de busch suspesa sü ‘n de ‘l ciel, verda ‘n de ‘l sul: ‘na gesa bianca, che manda la sua ùus frèsca ‘n de l’aria ‘n chèla püra pas. Bèl l’è Trivign cura i la spazza ‘l vent e li nebbi li curr cuma ‘n de ‘n mar ‘ndua tütt al spariss. Ma ‘n de ‘n mument pü bel al turna ‘l sul, el ciel, el verd.
"Una distesa, tutta di prati e di boschi sospesa nel cielo, verde nel sole, una chiesa bianca che manda la sua voce fresca nell’aria in quella pura pace. Bello è Trivigno, quando lo spazza il vento e le nebbie corrono come nel mare dove tutte sparisce. Ma in un momento più bello ritorna il sole, il cielo, il verde".
Lettera firmata
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