E’ un vero peccato che uno stradone così ampio e comodo sia poco frequentato dalle auto, forse il motivo è che l’opera è “ incompleta “ ed è stata pensata e abbinata alla futura tangenziale di Tirano.
Questa ampia strada parte dal Parco degli Olmi in Tirano, affianca per un poco l’Adda e poi con una curva quasi a 360° si inerpica per l’antico conoide del Campone. Questo tratto maestoso si strada corre quindi a monte della Tirano storica, tra un’alta muraglia in calcestruzzo per il contenimento dei detriti morenici della antica frana del Campone e una ripida scarpata verso il fiume Adda.
Questa ampia strada parte dal Parco degli Olmi in Tirano, affianca per un poco l’Adda e poi con una curva quasi a 360° si inerpica per l’antico conoide del Campone. Questo tratto maestoso si strada corre quindi a monte della Tirano storica, tra un’alta muraglia in calcestruzzo per il contenimento dei detriti morenici della antica frana del Campone e una ripida scarpata verso il fiume Adda.
Ieri, passeggiando nel tiepido sole autunnale, la mia ombra si proiettava lungo questo grandioso stradone asfaltato. Ero solo e la sola cosa che si muoveva sull’asfalto era la mia ombra che spalmata dal sole si dilungava per metri a valle. Mi sono fermato ai bordi dello stradone per quasi un’ora, seduto sul “guard rail“ finché il sole è scomparso dietro le cime innevate del Caronella. In questa ora di solitudine ho avuto la possibilità di fare alcune considerazioni.
La prima: è un vero peccato che questo tratto di strada così bello, così spazioso fosse deserto. Mi sono poi chiesto il perché è nata questa strada e quale dovrebbe essere la sua utilità. A questo punto, portate un poco di pazienza e lasciate che vi rammenti alcune cose del passato.
Io sono uno di quei tiranesi che, nel dopoguerra, ebbero modo di godersi le due piccole vasche fangose alimentare della fredda acqua dell’Adda. Sono uno di quelli che si sedettero nei banchi di legno della “ Colonia” che sorgeva presso il tiro a segno. Uno di quelli che si avventurò nel tratto di galleria, presso la “müraca” del tiro a segno, pensando che essa giungesse al Castello di S. Maria o Castelàsc .
Sono tra i tanti dai capelli grigi che sulla “montagnetta” artificiale fatta di terra e pietrame cavati per la pulizia dell’alveo dell’Adda, guardavano le partite di calcio nel campetto sottostante.
Allora non c’era nessuna struttura confortevole per il tiro a segno, nemmeno il Parco degli Olmi. Ricordo anche una discarica di rifiuti. Il campo di calcio era essenziale, non v’era il bocciodromo, né la piscina, né i campi da tennis.
Io sono uno di quei tiranesi che, nel dopoguerra, ebbero modo di godersi le due piccole vasche fangose alimentare della fredda acqua dell’Adda. Sono uno di quelli che si sedettero nei banchi di legno della “ Colonia” che sorgeva presso il tiro a segno. Uno di quelli che si avventurò nel tratto di galleria, presso la “müraca” del tiro a segno, pensando che essa giungesse al Castello di S. Maria o Castelàsc .
Sono tra i tanti dai capelli grigi che sulla “montagnetta” artificiale fatta di terra e pietrame cavati per la pulizia dell’alveo dell’Adda, guardavano le partite di calcio nel campetto sottostante.
Allora non c’era nessuna struttura confortevole per il tiro a segno, nemmeno il Parco degli Olmi. Ricordo anche una discarica di rifiuti. Il campo di calcio era essenziale, non v’era il bocciodromo, né la piscina, né i campi da tennis.
Allora per recarsi alla “ Colonia “ e al campo sportivo si andava in bicicletta, massimo con la “vespa “o la “lambretta”, normalmente a piedi. Le macchine che transitavano da lì erano rarissime.
Le strade della vecchia Tirano, come logico, erano strette e erano state costruite per i mezzi di allora che erano “cariacci” e al massimo carrozze, Tutto sommato servivano all’occasione senza troppi problemi.
Seconda considerazione: tra gli anni ’60 e ’80 , il benessere è aumentato e, com’è giusto in una bella cittadina come Tirano, occorreva avere nuove strutture quali un luogo di ricreazione e di spettacoli musicali quale il Parco degli Olmi, la piscina Comunale, il Bocciodromo, i Campi da tennis e altro. Tutto giusto, ma a mio parere aver scelto la sede in quei luoghi, dove l’accessibilità veicolare poteva diventare critica, mi è sembrata una scelta poco lungimirante poiché già a quei tempi Tirano stava “esplodendo” verso la parte sud tra l’Adda e il Poschiavino dove v’erano comodità di strade e di servizi.
Le strade della vecchia Tirano, come logico, erano strette e erano state costruite per i mezzi di allora che erano “cariacci” e al massimo carrozze, Tutto sommato servivano all’occasione senza troppi problemi.
Seconda considerazione: tra gli anni ’60 e ’80 , il benessere è aumentato e, com’è giusto in una bella cittadina come Tirano, occorreva avere nuove strutture quali un luogo di ricreazione e di spettacoli musicali quale il Parco degli Olmi, la piscina Comunale, il Bocciodromo, i Campi da tennis e altro. Tutto giusto, ma a mio parere aver scelto la sede in quei luoghi, dove l’accessibilità veicolare poteva diventare critica, mi è sembrata una scelta poco lungimirante poiché già a quei tempi Tirano stava “esplodendo” verso la parte sud tra l’Adda e il Poschiavino dove v’erano comodità di strade e di servizi.
Terza considerazione: il maestoso stradone quindi, a mio parere, è nato per dar “ respiro “ al traffico veicolare che è aumentato in intensità e in volume a causa della frequenza delle nuove strutture che si sono accomunate al vecchio campo sportivo in località Colonia, ma per ora sembra che pochissimi lo usino visto l’assenza di traffico pur avendo notato molte auto parcheggiate nelle strutture citate.
A questo punto ho terminato le mie considerazioni e ho tolto il sedere dal guard rail dello stradone per avviarmi a monte per raggiungere il Campone. Era passata un’ora e non ho visto transitare anima, se non udire il battere dell’accetta d’un contadino che tagliava legna nel suo “ òpul “ .
A questo punto ho terminato le mie considerazioni e ho tolto il sedere dal guard rail dello stradone per avviarmi a monte per raggiungere il Campone. Era passata un’ora e non ho visto transitare anima, se non udire il battere dell’accetta d’un contadino che tagliava legna nel suo “ òpul “ .
Ahime! Quel maestoso stradone di botto si è fatto stretto, è diventato una stradina diroccata tra i frutteti. Si è ridotta ad un’ umile stradina di campagna dove due veicoli devono prestare attenzione per transitare contemporaneamente. Continuando, la stradina sbocca a 90° di botto sul tratto rettilineo a circa metà Campone. Vi assicuro che ho aspettato alcuni minuti, io che ero a piedi, per avventurarmi sullo stradone del Campone per scendere verso Tirano. Veicoli, camion con bilico transitavano a velocità sostenuta a filo strada e lo sbocco m’è parso difficoltoso se non arduo.
Ritengo che lo stradone progettato possa assolvere egregiamente il suo ruolo purché la gente capisca che con l’utilizzo di questa variante si possano risolvere i problemi della viabilità “ ristretta “ per i centri polifunzionali della Colonia. Questa variante attende dunque il suo completamento o cadrà un una specie di “ limbo “ dove nessuno più la ricorderà.
Ritengo che lo stradone progettato possa assolvere egregiamente il suo ruolo purché la gente capisca che con l’utilizzo di questa variante si possano risolvere i problemi della viabilità “ ristretta “ per i centri polifunzionali della Colonia. Questa variante attende dunque il suo completamento o cadrà un una specie di “ limbo “ dove nessuno più la ricorderà.
Tutte le cose utili vanno frequentate e vissute. Mi piace suggerire, nel frattempo, un’ idea, un ricordo di gioventù che potrebbero sembrare una provocazione ma non lo è , o perlomeno non è nelle mie intenzioni. Alla fine degli anni ’40 erano così rari i veicoli che transitavano sul Campone ( eccetto i camion dalla filovia e qualche corriera ) che in certi tratti, noi ragazzi di S. Maria e di Porta Milanese, ne approfittavamo in inverno per avventurarci con lo slittino. Perché non utilizzare, nel frattempo in inverno, quel bel pezzo di stradone, così bello, così deserto, nell’attesa del completamento dell’anello Tirano vecchia - Campone, per una pista da bob e un circuito di fondo ? Almeno d’inverno servirebbe a qualcosa. O no ? E nel frattempo, con il senno di poi, “teniamoci stretta” e in massima considerazione la nuova area del Rodùn per future strutture comunitarie o cittadine. Quella zona è ormai centrale e con ampio respiro per il traffico attuale e futuro.
Lettera firmata
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