Siamo letteralmente subissati dalle segnalazioni di disagio con richieste di intervento provenienti dai pendolari della nostra provincia che utilizzano il trasporto ferroviario.
Mai in passato si era verificata una situazione quale quella attuale, che “avvelena” oramai quasi quotidianamente la vita dei nostri convalligiani, lavoratori e studenti pendolari. Ritardi, soppressioni, posti solo in piedi a causa dell’accorciamento dei convogli, vere e proprie discriminazioni territoriali (vedi aggravi sugli abbonamenti degli studenti valchiavennaschi che si recano a Colico o i mancati riconoscimenti del bonus per i ritardi sulla linea Lecco – Bergamo a coloro che provengono dalla Valtellina o dalla Valchiavenna, ecc…).
Mai in passato si era verificata una situazione quale quella attuale, che “avvelena” oramai quasi quotidianamente la vita dei nostri convalligiani, lavoratori e studenti pendolari. Ritardi, soppressioni, posti solo in piedi a causa dell’accorciamento dei convogli, vere e proprie discriminazioni territoriali (vedi aggravi sugli abbonamenti degli studenti valchiavennaschi che si recano a Colico o i mancati riconoscimenti del bonus per i ritardi sulla linea Lecco – Bergamo a coloro che provengono dalla Valtellina o dalla Valchiavenna, ecc…).
Alcuni pendolari che si recano a Milano ci segnalano che, soprattutto dopo l’inizio dell’anno scolastico, i treni da Milano, divenuti “corti” a causa della riduzione delle carrozze, non garantiscono il posto a sedere. E se a questo aggiungiamo i soliti ritardi, il viaggio diventa “al limite dell’umanità” così come letteralmente si esprime un pendolare. Ci viene inoltre segnalato che detti disagi sono oggetto di puntuale reclamo a Trenord mediante l’apposito strumento di segnalazione on line messo a disposizione degli utenti, ma spesso, a fronte dei reclami, sopraggiungono risposte vaghe e per nulla convincenti e, soprattutto, alle segnalazioni di quel che non funziona non seguono provvedimenti correttivi da parte di Trenord. Ciò conduce ad una vera e propria condizione di frustrazione dei viaggiatori, turlupinati dai disservizi e dalla oramai constatata volontà aziendale di non porvi rimedio, si presume per un tornaconto economico, così riassumibile:
metter a posto le cose ha un costo (assunzione di personale per manutenzione, strumentazioni e materiali efficienti ecc…), i pendolari non hanno alternative al treno, pertanto, lasciamoli pure nella loro condizione e con le loro lamentele che noi di Trenord non ci perdiamo nulla!
Ciò, però, è inaccettabile. E’ inaccettabile per la dignità dei lavoratori pendolari di Valtellina e di Valchiavenna bistrattati, a questo punto diciamolo pure, da Regione Lombardia che, non dimentichiamolo, è azionista di maggioranza di Trenord e che dovrebbe avere a cuore la qualità di vita dei Lombardi che studiano e lavorano e che per studiare e lavorare devono viaggiare. La Regione Lombardia, a partire dal suo Presidente, On. Maroni, dovrebbe avere a cuore il benessere di tutti i Lombardi, anche di coloro che provengono dalla Valtellina e dalla Valchiavenna che sono Lombardi con pari dignità e che, nel caso del trasporto ferroviario, si vedono discriminati in maniera evidente.
Come categoria sindacale abbiamo investito del problema la nostra categoria regionale che ha sicuramente più facilità ad interloquire con Trenord e con i vertici politici regionali e al tempo stesso ascoltiamo i pendolari che a noi si rivolgono (ad es. stiamo programmando per la prossima settimana un incontro con un gruppo di pendolari per raccogliere le variegate problematiche legate ai disagi per poterle poi rappresentare ai nostri vertici regionali).
Al contempo, però, riteniamo che la politica provinciale non possa esimersi dal farsi carico del problema, anche in considerazione della valenza dal punto di vista sociale ed economico che mobilità e trasporti hanno per la nostra provincia. E allora, facciamo un appello al prossimo Presidente della provincia, nell’imminenza della sua elezione, di mettere, quale priorità nell’agenda politica, la questione della mobilità con particolare riferimento ai problemi del trasporto ferroviario.
Chiediamo al futuro Presidente (ma non solo all’ambito istituzionale, anche alle componenti politiche provinciali) di istituire un vero e proprio “tavolo di crisi” e di coinvolgere sin da subito il Presidente della Regione Roberto Maroni assieme all’assessore regionale ai trasporti Cavalli.
Chiediamo al futuro Presidente (ma non solo all’ambito istituzionale, anche alle componenti politiche provinciali) di istituire un vero e proprio “tavolo di crisi” e di coinvolgere sin da subito il Presidente della Regione Roberto Maroni assieme all’assessore regionale ai trasporti Cavalli.
Ai due illustri politici, nonché “vertici istituzionali”, dobbiamo chiedere un’attenzione ai nostri problemi di mobilità che sono poi i problemi della gente comune, quella che lavora e studia e che già subisce i disagi di un periodo di per se “difficile” per la nota situazione di crisi. Dobbiamo chiedere loro soprattutto condivisione dei nostri problemi e un impegno concreto per la loro soluzione attivando una sorta di “vertenza territoriale” e, se necessaria, una vera e propria mobilitazione del territorio sulla tematica in questione, senza accontentarci di una loro prevedibile risposta del tipo: “abbiamo ampliato il servizio mediante l’inserimento di una nuova corsa mattutina che permette di essere a Roma in giornata”. Infatti, programmare un viaggio perché esiste una corsa e non essere certi di arrivare per via dei ritardi o delle soppressioni, come troppo spesso succede, vuol dire avere offerto quasi nulla.
Referente settore trasporti CISL Sondrio
Michele Fedele
Michele Fedele
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