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venerdì 18 febbraio 2011

COSTANZO: ACCORPARE I COMUNI SAREBBE UN VANTAGGIO

18 febbraio 2011 - “La decisione presa in Consiglio regionale di posticipare il termine per adottare il Piano di governo del territorio (Pgt) non può non aprire una riflessione sul fallimento di una norma che veniva definita storica per il territorio lombardo”, dice Angelo Costanzo, consigliere regionale del Pd, dopo il voto dell’ultima seduta.


“La proroga prevede che i Comuni che al 30 settembre 2011 non avranno adottato il Pgt non potranno dar corso all’approvazione dei piani attuativi dei vecchi Piani regolatori. Il termine ultimo per approvare il Pgt è fissato al 31 dicembre 2012. Ritardi e criticità sono aumentate, dal momento che per il 2011 la Giunta regionale ha azzerato i fondi a sostegno per i Comuni per la stesura del Pgt”, continua Costanzo.

A distanza di sei anni, dalla legge regionale per il governo del territorio “fortissimi sono i ritardi per l’adozione e l’approvazione dei Pgt – denuncia l’esponente del Pd –. Una legge che doveva ridurre il consumo del territorio e pianificare lo sviluppourbanistico ed economico della Lombardia ha di fatto fallito in parte il suo risultato. Basta guardare i numeri sui dati di Regione Lombardia: su 1546 Comuni solo 812 (il 53%) ha avviato la procedura del Pgt; 277 (18%) ha adottato il Pgt; 457 (30%) sono i più virtuosi che lo hanno approvato”.

E in questo quadro la Provincia di Sondrio “si caratterizza negativamente perché è ultima nella classifica lombarda. Su 78 comuni sono stati 62 (79%) ad aver avviato l’iter del Pgt; 10 (13%) hanno adottato il Piano; 6 (8%) hanno approvato il Piano di governo del territorio”.
In questi anni le “urbanizzazioni selvagge hanno sottratto aree importanti al territorio provinciale e il fondo valle è diventato un capannonificio – prosegue Costanzo –. Non sono contrario alla realizzazione di capannoni che creano economia e portano occupazione: sono contrario ad aree industriali, artigianali e commerciali sparse lungo tutto l’asse della Ss 38. Una pianificazione che ha portato ad avere 82 aree industriali e artigianali su 78 comuni. Un errore di pianificazione che risponde più al consenso immediato che a logiche di sviluppo sostenibile. Credo che sia importante aprire una riflessione che vada al di là dei problemi burocratici e normativi che hanno caratterizzato l’applicazione della legge. Senza una giusto e necessario riassetto istituzionale, una norma di governo del territorio, non poteva che fallire nel suo nobile risultato”.

Costanzo chiude: “La situazione della finanza pubblica, l’applicazione del federalismo municipale e i maggiori servizi che i comuni devono fornire ai cittadini non possono non aprire una riflessione sul riassetto dei comuni e sul ruolo di alcuni enti. A cosa servono le Comunità montane se non fanno unione dei servizi a partire dalla pianificazione urbanistica e la messa in rete dei servizi? È giunto il tempo di scelte coraggiose e di iniziare a parlare concretamente di unione dei comuni senza trincerarsi dietro le paure di perdere storie o tradizioni locali
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