Monsignor Giacomo Merizzi era un discendente della storica famiglia tiranese radicata in città fin dal secolo XVI; nacque a Tirano nel 1833. Compiuti brillantemente gli studi ecclesiastici, svolse per un breve periodo il ministero sacerdotale presso la nativa Tirano insegnando anche nelle scuole pubbliche della città.
Presto fu chiamato al Seminario di Como in qualità di professore e in seguito, sempre giovanissimo, fu promosso canonico della cattedrale di Como e “officiale”di quella Curia essendo uomo di vasta cultura giuridica.
Successivamente il Vescovo di Como Monsignor Carsana lo nominò Vicario Generale della Diocesi; nel 1887,alla morte del Carsana, venne designato Vicario Capitolare della Cattedrale comasca.
Nella vita del Merizzi questo frangente risultò essere molto intenso in quanto le funzioni del Vicario Capitolare prevedevano anche la reggenza della Diocesi in caso di mancanza del Vescovo; dopo la morte del Carsana dunque il nostro concittadino si trovò a reggere le sorti della Diocesi e tale reggenza durò molto a lungo in quanto nell’immediato non arrivò nessun successore.
La Diocesi rimase vacante per ben quattro anni poiché immediatamente dopo la scomparsa del Carsana, il Vaticano nominò Vescovo di Como Monsignor Nicora che non potè mai prendere posto in quanto il governo italiano di allora non gli permise di svolgere il suo mandato; il Nicora non arrivò mai a Como e morì a Milano nel 1891.
Il periodo di reggenza da parte del Merizzi fu costellato da diversi problemi di varia natura, ma in parte derivati anche dalla situazione politica che vedeva alcuni sacerdoti prendere parte alle liste elettorali.
Nel momento in cui il Vaticano dichiarava il “Non expedit”, ossia affermava che non era il caso che i cittadini cristiani si recassero alle urne, il fatto che alcuni sacerdoti contravvenissero così palesemente alle regole vaticane era per il Merizzi un grave fatto di preoccupazione.
Molto chiaramente, mediante una fitta corrispondenza ,richiamava i sacerdoti al rispetto delle regole, ma spesso, come nel caso del Prevosto di Tirano don Albonico, tali messaggi o ammonimenti passarono inascoltati. Al di là di questo problema, il buon Merizzi svolse l’attività di Vicario Capitolare egregiamente, tanto che il Vaticano si accorse della sua opera e nel giugno del 1892 lo nominò Vescovo di Vigevano;rimase in quella città alcuni anni svolgendo la sua azione episcopale con zelo ammirevole fin che nel 1899 fu promosso Arcivescovo di Ancira.
Colpito da grave infermità, si ritirò a vita privata nel suo palazzo tiranese dove morì il 25 marzo 1921; al funerale solenne presero parte il Vescovo della Diocesi Mons. Alfonso Archi, il direttore dei Salesiani di Sondrio, il clero tiranese e il popolo.
In vita fu uno dei principali promotori dell’oratorio maschile tiranese, contribuendo in modo determinante alla sua costruzione così come ricorda una targa in suo onore che si trova nella contro facciata della del Sacro Cuore.
Monsignor Merizzi fu ammirato come uomo di vasta dottrina teologica: le sue lettere pastorali furono ritenute un chiaro documento di saggezza ed esperienza pastorale e i suoi discorsi, ancora conservati in archivio, denotano una preparazione biblica di eccezionale solidità.
Di lui scriveva il Varischetti: “La sua oratoria, pur seguendo i canoni e le movenze della classica eloquenza sacra, non indulge mai nella vacua retorica ancora diffusa in quel tempo e si mantiene sempre su un tono di sobria ed immediata efficacia”.
In un tempo in cui i fedeli avevano bisogno di direttive chiare e concrete, il Merizzi sia a Como che a Vigevano si comportò con saggezza mostrando un’abile esperienza di uomo di governo capace di guidare con fede, preparazione teologica ed esperienza le Diocesi.
Caratterialmente si dice che era un uomo severo, attento a tutte le circostanze, soprattutto a quelle che, secondo lui, avrebbero portato a pericolosi sconvolgimenti in quel periodo pericoloso dove chiesa e Stato non avevano certo rapporti armoniosi e di pacifica convivenza.
Del suo carattere severo di uomo di disciplina (oggi lo definiremo “bacchettone”) riportiamo una breve vicenda che la dice lunga sul personaggio. Un sacerdote comasco aveva appena finito di predicare alla presenza del Monsignor Merizzi; terminata la funzione e durante la discussione successiva (si presume in sacrestia) il sacerdote chiese al Merizzi:
“Monsignore,come va la Diocesi?”. La risposta del Merizzi fu raggelante: “Va meglio della Vostra predica”. Evidentemente l’omelia del povero sacerdote non doveva essere stata delle migliori sotto molti aspetti e forse lo stesso, non accortosi del fatto, avrebbe fatto meglio a starsene zitto evitando così una pessima figura.
Ivan Bormolin
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