sin dalla sua nascita e pubblicazione la rubrica non ha mai voluto solo essere una narrazione di eventi storici importanti per il borgo, il paese e poi la città, ma ha cercato di essere piccola e modesta portavoce di vicende o trazioni legate al popolo, quel popolo nella maggior parte contadino, che ha dovuto combattere nelle numerose tribolazione della vita di tutti i giorni, per confermare quanto affermato credo che la lettera dell’ Ing. Pinchetti ne sia viva testimonianza, basta anche solo immaginare i momenti concitati dell’evento per capirlo.
Ivan Bormolini
Tirano 10 agosto 1888
“Ieri verso le tre pomeridiane veniva segnalato un incendio sviluppatosi nel centro del Borgo di Tirano precisamente nelle casa coloniche di certi Parravicini Caterina e Ricetti Giacomo detto “Bobina”.
Cinque minuti dopo il corpo dei Pompieri colle due macchine diede tosto mano a circoscrivere il fuoco coadiuvati efficientemente nel loro lavoro dalla popolazione accorsa si può dire in massa e da tutte le autorità.
Fortunatamente il fuoco non ha potuto propagarsi alle vicine case coloniche,le quali erano tutte ripiene di paglia. Alle ore 5.00 l’incendio era completamente vinto ed i Pompieri colle macchine tornavano al magazzino.
Nessuna disgrazia personale ebbe a lamentarsi e neppure nessun inconveniente nello spegnimento.
Il danno sofferto dalla Parravicini si stia di circa £ 2.000 e quello del Ricetti di circa £ 700. La causa dell’incendio deve essere attribuita al trastullarsi di alcuni bambini con dei zolfanelli in prossimità di un mucchio di paglia,quindi accidentale e niente affatto dolosa. La sola Parravicini era assicurata.
IL DIRETTORE DEI POMPIERI
Ing.Pinchetti Vladimiro
La lettera che l’Ing. Pinchetti scrisse al comune in quell’occasione suona come un rapporto nel quale si descrivono gli avvenimenti di quel pomeriggio; tuttavia altri fatti di questo genere misero in moto la macchina dei soccorsi in quegli anni.
Nel 1879, esattamente la sera del 5 marzo, un violento incendio divampò sul campanile di Cologna; nell’immediato, dalla sede di Tirano partirono otto pompieri più il sergente, i quali, dopo tre ore di intenso lavoro, riuscirono ad aver ragione sulle fiamme evitando gravi danni al campanile e alla chiesa sottostante. La causa dell’incendio fu attribuita ad un imperizia del campanaro, un tale Gobetti di Cologna,il quale provocò un rogo mentre con un lume era intento a regolare l’orologio del campanile: il danno in questo caso ammontava a £ 1500.
Le cronache segnalano anche un incendio in quelli Madonna, esattamente nel deposito di legna di Domenico Molinari di 52 anni; in questo caso venne segnalato che le fiamme erano di origine dolosa, per cui il prefetto di Sondrio chiese una dettagliata relazione al Sindaco di Tirano.
Il 27 marzo 1886 il sorvegliante municipale di Tirano segnalava al Municipio che un ragazzo, Pietro Righini di Giuseppe, aveva appiccato il fuoco ad un carro di fieno nella corte di Maria Ferrari; nella nota il sorvegliante chiese l’adozione di provvedimenti contro quel ragazzo che non era nuovo a simili e pericolose iniziative definendolo "con la testa non a posto”.
Il 20 agosto 1887, alle tre del mattino, si sviluppò un incendio nella canna fumaria del forno di Giovanni Zamboni, “prestinaio”; anche in questo caso l’incendio fu spento in breve tempo senza vittime e le cause, come riferì il solerte sorvegliante municipale De Campo, furono da attribuire al fatto che la canna fumaria non veniva pulita da molto tempo.
Un altro grosso incendio interessò, in data 30 settembre 1895, l’abitato di Villa di Tirano nella contrada Morelli: ben 16 abitazioni vennero divorate dalle fiamme e nell’immediato venne appurato che l’incendio non era di origine dolosa.
Furono solleciti ad accorrere sul luogo le autorità locali: un gran numero di terrieri del nostro e dei vicini comuni oltre alle autorità, i Pompieri di Tirano, i Carabinieri e le Guardie di finanza; in quell’occasione, viste le grandi proporzioni dell’incendio, non fu possibile salvare molto: solamente alcuni mobili ed il bestiame.
Fortunatamente l’azione tempestiva dei molti uomini permise di arginare il isolandolo, si fa per dire, alle sole sedici abitazioni scongiurando la contrada da una più grave e generale disgrazia. Alla fine della grande opera di spegnimento si contò solo un ferito non grave: si trattava del segretario comunale di Villa di Tirano Attilio Lambertenghi.
Il danno totale ammontava a £ 17.560 diviso su sedici famiglie quasi tutte scoperte da assicurazione; solo un tal Pola Giuseppe, che aveva subito un danno di £ 3000 calcolato sul fabbricato, sul mobile e sugli attrezzi rurali, era assicurato presso la Società Adriatica.
Dopo l’incendio non mancarono i ringraziamenti che giunsero a tutti coloro che presero parte all’opera di spegnimento con una lettera datata 2 ottobre 1895 inviata al giornale La Valtellinae pubblicata in data 5-10-1895; si legge :
“Vive grazie si pongono a quell’animo sempre generoso che è il capitano sig. Camillo Mazza di Tirano, che senza frapporre indugi invitò di moto proprio i Pompieri di Tirano ad accorrere sul luogo del disastro.
E grazie ai bravi pompieri stessi che, ardendo tosto all’invito, volarono a noi, e guidati dagli zelanti loro superiori, sig. Ing. Vladimiro Pinchetti, direttore e sig Aurelio Cattaneo vice-direttore, diedero prova di ordine e di valore”.
Le cronache delle vicende legate ai nostri valorosi pompieri ci portano al 15 gennaio 1901: “Verso le ore due di questa mattina manifestatasi il fuoco in contrada Torelli nel gruppo di case di proprietà Ambrosiani e Tognolini ed abitato da varie famiglie. Stante l’ora notturna il fuoco venne avvertito soltanto quando le fiamme avevano già bruciato il tetto e parte dei solai, comunicandosi a parecchie case. Accorsi i Pompieri colle macchiane, i Carabinieri, il drappello di alpini e molta popolazione, si diede mano al salvataggio trasportando persone sorprese dal fuoco, mentre dormivano, e mediante un’energica opera per l’estinzione il fuoco poteva essere domato verso le ore sei.
Non si possono precisare i danni ne constatare che i danneggiati siano assicurati.
L’unico infortunio personale fortunatamente si limita alla ferita non grave riportata al capo da un ragazzo per una scheggia staccatasi dal tetto.
Il primo aprile 1902 una violenta esplosione interessò il polverificio a Madonna di Tirano; il boato ed il fumo furono uditi e sentiti in tutta la zona e la tragedia fu scongiurata perché l’opera dei pompieri accorsi fu tempestiva e trovò il sostegno di molti abitanti.
Per concludere questo piccolo viaggio tra le origini e la vita dei Pompieri tiranesi di un tempo, ricordiamo che l’allarme in caso di incendio veniva dato suonando le campane della chiesa: sembra che tre rintocchi segnalassero l’incendio in città mentre cinque segnalavano l’incendio fuori da Tirano.
AUTORI: Paolo Colicchio e Arnaldo Botolotti.
Nessun commento:
Posta un commento