16 settembre 2011 - “La logica del gratis” - Mt 20,1-16 - XXV Domenica del Tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi".
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In queste mattine, quando rientro dalla Messa delle 7, incrocio gi sguardi assonnati dei ragazzi che riprendono la scuola, schiacciati sotto le loro immense cartelle e con il desiderio che le ore sui banchi passino il più in fretta possibile per godersi questi fantastici giorni settembrini.
Mentre stiamo riorganizzando le attività del nuovo anno pastorale, mi tengo qualche ora libera per pregare e meditare su questa bellissima parabola.
Prima di continuare a leggere ti devo fare una domanda.
Sei pronto a rimettere un po’ in gioco la tua immagine di Dio? A lasciarti scardinare dallo Spirito per gustare la novità del volto sorprendente di Dio rivelato da Gesù?
Se la risposta è no, forse è meglio che ti fermi qui.
Se la risposta è sì, allora continua pure a leggere.
Vediamo da vicino il testo.
Il padrone di casa esce all’alba per cercare alcuni operai per la sua vigna. Alle sei di mattino arruola il primo gruppo e decide la paga: un denaro, una cifra niente male. Poi esce alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, e ogni volta arruola nuovi operai, ma senza stabilire la paga. Alla fine della giornata, al momento del pagamento, il padrone parte dagli operai delle cinque del pomeriggio e si crea l’attesa. Se agli ultimi viene dato un denaro, ai primi cosa darà il padrone? A quelli che hanno sopportato il peso della giornata, la fatica e il caldo, che mai verrà dato?
Le speranze dei lavoratori della prima ora vengono subito smontate: anche a loro viene consegnato un denaro, il prezzo stabilito al loro ingaggio.
Penso che proprio in quest’ultimo passaggio stia il centro della parabola.
Gli operai della prima ora si aspettavano qualcosa in più, erano convinti di essersi meritati una paga più alta dei loro colleghi assunti poco prima del tramonto. Proprio qui sta l’attualità della parabola.
Gesù ci mette in guardia dal rischio di imbarcarsi con Dio in un rapporto di tipo sindacale, dove la mia retribuzione è stabilita in base ad un merito. A volte mi fa spavento sentire cristiani convinti di poter gestire la loro fede come la tessera di una pizzeria d’asporto, come se la cosa più urgente fosse mettere tanti timbrini per meritarsi un bel premio finale...
Ciò che conta non sono i meriti, ma l’accoglienza del dono gratuito di Dio che segue logiche sorprendenti e inattese. Ce lo ricorda anche Isaia nella prima lettura: “Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri” (Isaia 55,8).
Mentre noi ci preoccupiamo di meritarci una buona paga e contiamo soddisfatti i timbri sulla nostra tessera, Gesù ci stupisce: era meritata l’accoglienza del padre verso il figlio fuggitivo? E la benevolenza nei confronti della prostituta in casa di Simone il fariseo o il privilegio di una pasto (su auto-invito...) nella tana di Zaccheo? Era meritata l’incursione guaritrice nella casa della suocera di Pietro o la promessa fatta al ladrone sulla croce?
Lascio a te la risposta...
Don Roberto Seregni
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