Percorrendo verso Madonna il viale Italia, un tempo viale Vittorio Emanuele, lo sguardo indugia nell’osservare la bellezza del Santuario Mariano e della piazza che lo circonda, una piazza che col passare del tempo forse ha perso la sua naturale funzione ovvero quella di essere una bella ed accogliente area architettonica realizzata per dare ancor più risalto al tempio... (Di Ivan Bormolini)
... Il traffico ed i rumori oggi la deturpano e forse disturbano quel senso naturale di devozione verso la nostra Madonna di Tirano, Patrona della Valtellina, che già è percepibile giungendo in questa grande cornice religiosa.
Bello sarebbe “riascoltare” quel devoto e raccolto silenzio dei nostri vecchi giungendo in piazza Basilica già di buon mattino in occasione della Novena dell’Apparizione. Riascoltare, riguardare, rivivere una vecchia cartolina della piazza dove alle parole degli avi e delle ave già con Rosario in mano si intercalava il suono maestoso delle campane del campanile della Basilica, un suono che purtroppo oggi è troppo spesso disturbato e snaturato dal traffico che circonda una delle più belle immagini della città.
Foto di Ezio Maifrè
La definitiva sistemazione della piazza della Basilica risale al lontano 1734.
Un tempo quest’opera, avvenuta per mano di Girolamo Cattaneo di Caneto, era luogo privilegiato per pratiche devote e raduno di pellegrini che in alcuni casi trovavano ospitalità presso la storica “Hostaria Granda”, ossia l’odierno palazzo San Michele.
Ben presto, oltre a luogo religioso la piazza della Basilica assunse anche il ruolo di importante centro commerciale: già dal 1514 infatti i Grigioni, dominatori della Valtellina dal 1512, dietro richiesta di alcuni cittadini tiranesi, concessero l’autorizzazione di tenere la storica fiera di San Michele di merci e bestiame.
La manifestazione fieristica, che nei secoli ha perso la grandezza, il grande aspetto storico e commerciale forse paragonabile in tempi moderni ad una grande fiera campionaria, si teneva sulla piazza del Santuario e nei terreni circostanti per la durata di ben 14-15 giorni e richiamava a Madonna numerosi commercianti e visitatori da molte regioni d’Italia, d’Europa e dalla vicina Rezia che vedevano nella fiera di settembre un’ottima occasione di compravendita di merci e bestiame.
Sacro e profano un luogo di culto per i pellegrini e una storica vetrina commerciale sono gli elementi importanti che hanno caratterizzato la storia di questa nostra bella piazza, le preghiere dei devoti alla vista del Santuario e le voci incessanti dei venditori. Un’immagine della piazza Basilica lontana, persa nei secoli.
Lungo tutto il perimetro della piazza sorgono diverse case, alcune delle quali di antica costruzione: purtroppo rimane poco di quelle 58 caratteristiche botteghe.
Le case sul lato nord di fronte al campanile furono, a partire dai primi decenni del 600, la sede dei due cappuccini addetti al Santuario, uno aveva la mansione di custode degli arredi sacri ed uno quella di penitenziere; quest’ultimo già nel settecento si trasferì in quella che oggi è la sede del Museo Etnografico, la Casa o Palazzetto del Penitenziere, è risalente nella sua costruzione originale all’anno 1749, come la data riportata sul portoncino d’ingresso sopra l’architrave in pietra.
Difficile rimane, agli occhi e nel contesto storico della piazza, inquadrare appena dopo la Casa del Penitenziere, l’edificio in stile moderno denominato “Casa del fanciullo” realizzato nel 1951 dai frati “Servi di Maria” che dal 1923 sino al 1973 furono custodi del Santuario.
Lasciato questo edificio, oggi di proprietà della Diocesi di Como, si incontra la grande fontana eretta già nel 1780 su disegno di Gabriele Longhi, oltre alla vasca monolitica vi si trovano alcune decorazioni recentemente al centro di un’opera di restauro.
Merita menzione il Palazzo San Michele, di proprietà del comune di Tirano; il palazzo venne costruito nel suo nucleo principale attorno ai primi decenni del XVI secolo. In epoche passate il palazzo era ad esclusiva disposizione di pellegrini, visitatori e commercianti bisognosi di un punto di ristoro che l’Hostaria Granda poteva ampiamente offrire sotto la gestione di locatori amministrati dai deputati del Santuario.
Nel suo complesso l’edificio, privato di due intere ali dopo l’intervento edilizio degli anni 70, era provvisto anche di stalle per i cavalli, di un torchio e di grandi locali che fungevano da magazzino per le derrate alimentari.
Nel primi decenni dell’800 il comune affidò a un locatore con regolare gara d’appalto l’uso della struttura che divenne un vero e proprio albergo, rimase con questa funzione sino agli inizi del 900; da questi anni fino a circa il 1960 il palazzo ospitò la caserma del Comando della Guardia di Finanza.
Credo che i ricordi legati alla piazza Basilica siano impressi nei tanti abitanti di Madonna e di Tirano, così come lo sono per la moltitudine di pellegrini che nei secoli hanno visitato il Sacro luogo dell’Apparizione; la Santa Messa del 29 settembre, le giornate dei malati, le visite di illustri uomini di chiesa, l’evento del cinquecentenario dell’Apparizione, sono solo alcuni delle tappe storiche e religiose che hanno caratterizzato la vita e la storia tanto del Santuario quanto della piazza.
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In questo frangente voglio però ricordare com’era vissuta la piazza anche dalle persone che vi abitavano nei dintorni e per far questo riporto le parole di Alma De Piaz, che nella bellissima raccolta I “Giardinetti” di Alma – Riflessioni e ricordi di vita quotidiana attorno la Santuario- ( 1953-1975) a proposito della piazza scrisse:
Sono nata accanto alla Madonna. La piazza una breve stredetta fra due muri e la vecchia casa. Nella medesima stanza, nacquero mio padre, le mie zie, una mia cugina, certamente anche mio nonno e qualche altro antenato più in la nel tempo.
La piazza era il grande incontro con il mondo, con la gente che non fosse di casa; ci si andava alla mano della mamma a fare la spesa, pane, formaggio, farina gialla, qualche volta dal macellaio.
Ci si andava nelle tiepide sere primaverili, nelle calde sere estive piene di stelle, nelle dolci sere autunnali, a prendere un po’ d’aria, dopo cena con il babbo e la mamma.
Essi sedevano sulle panche del sagrato, a conversare con qualche altro babbo e qualche altra mamma e, talvolta, grande orgoglio, con la vecchia signora maestra della terza elementare, che scendeva pure dalla sua casa all’angolo della piazza e si sedeva sulla panca di sasso, a destra del portone grande, sempre sulla stessa panca.
Noi bambini facevamo le gare attorno alla chiesa...
Eccolo! Uno spaccato di vita quotidiana dei tempi andati...
Oggi, avendo ricordato la piazza nel suo contesto storico di importante cornice al Santuario e rivivendo anche solo per un istante l’atmosfera che si viveva in questo luogo nella Madonna d’altri tempi, dobbiamo aggiungere una nota che seppur stonata merita una riflessione: la piazza ha bisogno di un intervento di restauro che ne conservi la sua bellezza e la sua funzione perché questo è un luogo storico che va tutelato e conservato non solo per noi tiranesi, ma anche per la moltitudine di persone che giungono da altrove e attraversano la piazza per toccare con mano e viva fede il luogo dell’Apparizione... ”Bene Avrai”!!!
Ivan Bormolini
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