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domenica 23 ottobre 2011

A RONCAIOLA SI BATTE IL FURMENTÙN

22 ottobre 2011 - Cosa sta succedendo a Roncaiola ? Qualcuno suona un tam-tam di richiamo? Qualche solitario musicista suona la grancassa ? O forse qualcuno sta spaccando legna nella corte? (Di Ezio Maifrè)

Cosa sta succedendo a Roncaiola ? Qualcuno suona un tam-tam di richiamo? Qualche solitario musicista suona la grancassa ? O forse qualcuno sta spaccando legna nella corte ?

Lunedì 17 ottobre. E’ una splendida giornata di sole. A Roncaiola, presso la bianca chiesetta, s’ode un ritmare di colpi. Sono suoni attutiti. Poi via, via, sempre più intensi. Hanno lo stessa cadenza. Un poco tacciono e poi nuovo colpi attutiti e man mano più attutiti. Di nuovo il silenzio.

Sono curioso, allungo il passo e tendo l’orecchio. Nulla! Nessun rumore se non lo scrosciare d’acqua dalle canne del “ büi “ accanto alla chiesetta.

Supero l’incantevole piazzale della chiesa, salgo alcuni gradini tra le antiche case e qui trovo un gruppetto di persone che “ iè rée a bàt ‘l furmentùn cun ‘l fièl “ .

Per capirci devo fare una premessa, devo dire qualcosa sul grano saraceno, chiamato in dialetto, fin dalla sua comparsa in Valtellina, con il nome di “furmentùn “ .

E’ una pianta spontanea delle zone della Siberia e della Manciuria. La sua cultura si è propagata alla Cina nel secolo X e nel medioevo è stata introdotta in Occidente; fu introdotta in Valtellina verso la fine del 1600.

La coltivazione del grano saraceno è stata una delle culture caratteristiche della Valtellina. La tipica farina nera ,che è alla base di piatti quali il chisciöl, i pizzoccheri , gli sciatt, e la polenta nera, è stata per secoli un prezioso alimento per le popolazioni locali.

Ma torniamo alla incantevole Roncaiola e al suo interessante tam-tam.

Saluto il gruppo. Dai loro occhi e dai loro silenziosi comportamenti vorrebbero sapere chi sono. Hanno ragione. ‘N furestée, ‘n survegüü a Runcaöla ? Mai la sia dìcia !

E poi un intruso, vestito della festa e occhialuto, non può certamente aiutarli nel lavoro.

Meglio dichiarare le mie generalità a Maria Bombardieri dicendo. “ sòo chèl che ‘l scriv giù vargùt dèli nòsi tradiziùn su par ‘l giornal de carta “ ‘l tiranès sénsa cunfìn” e àa sü “ ‘ntùran Tiràn “ che sa ‘l vèt nùma schisciàndu butùn” .

Per piasè vularìsi savè chèl che sìi rée a fà.

La signora Maria Bombardieri dice: àa, adès u capì, ta se ‘l Maifrè chèl che scrìf ‘n dialèt ” . Ghiaccio rotto. Poi mi racconta con un fascio di “ furmentùn “ appena colto nel campo.

Abbiamo prima “ metüü giù li patàti”, poi a rotazione , verso il 20 di luglio abbiamo seminato “’l furmentùn “. Appena grandicello bisogna togliere l’erba infestante, poi si lascia crescere senza far più nulla.

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Ai primi di settembre è in fiore. A metà ottobre si coglie a mazzi con il falcetto, poi si batte con il “fièl “ sopra il “ pelòrsc “ per separare la foglia dalla granella. Si raccoglie la granella e lo stelo può essere adoperato come lettiera.

La granella si stende in un locale asciutto e ben arieggiato per l’essicazione e lo si mulina con il “ mulìnèl “ per pulirlo.

Ne raccolgo circa 30 chilogrammi per il mio uso e consumo.

Porto la granella al mulino Osmetti di Grosotto dove viene macinato in due gradazioni. Quella fine per fare i pizzoccheri e i chisciöi , quella più grossa per fare polenta”.

Il tempo di finire questa conversazione con la signora Maria ed ecco di nuovo il ritmare possente del “ fièl “ sopra i fasci di steli con granella.

E’ il signor Bormolini Domenico che con il “ fièl “ batte “l furmentùn “ mentre le signore Maria Piani e Maria Bombardieri si alternano nel portare i fasci e posarli sul “pelòrsc “ .

Un lavoro d’altri tempi riportato in vita con allegria da persone che hanno vissuto i tempi in cui la polenta, i pizzoccheri e il chisciöl erano la norma del mangiare sano e genuino. Un aulico quadretto, nella bella Roncaiola, dove il ritmare del “ fièl “ era fatica ma anche musica e spensieratezza di robusti giovani e di belle ragazze.

I tempi cambiano, ma la nostra terra conserva sempre il suo profumo nei prodotti autoctoni, ormai sempre più rari e preziosi. Fortunati coloro che ancora sentono, a causa della rarità in Valle del “furmentùn”, il suo profumo e sapore nei “ pizzòcher, chisciöi e ‘n dé la pulénta” .

Ezio Maifrè

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