Oggi la via Dosso, da molti ancora definita contrada, si raggiunge comodamente percorrendo la via dei Castelli... (Di Ivan Bormolini)
Un tempo questa strada non c’era e per arrivare in questo bel pendio sopra Tirano bisognava percorrere o la via Trivigno o la via Santa Maria, passare sotto il Castello di Santa Maria ed incamminarsi verso la “strada vecchia” che passa sopra la via dei Castelli. Lasciata l’edicola votiva di probabile origine settecentesca e ristrutturata agli inizi del 900 in occasione del IV centenario dell’Apparizione, ci incamminiamo lungo la strada sterrata; ad un certo punto svoltiamo a destra immettendoci nel breve tratto di via dei Castagneti che porta proprio nella piazzetta della contrada recentemente al centro di opere di riqualificazione.
Il Dosso fu uno dei primi nuclei residenziali di Tirano, era il Vico Superiore, probabilmente.
In epoca tardo-romana si era formata una sorta di cittadella non priva di maniero che nel Medioevo si trasformò in castello feudale tenuto prima dalla famiglia De Iudicibus e successivamente dai Capitanei.
In un atto notarile del 1073 si ha piena conferma dell’esistenza del castello dove ebbe più volte ufficiale residenza il vescovo di Como.
I vescovi di Como dimorarono per lunghi periodi nel castello del Dosso al fine di consolidare la loro autorità e per controllare i loro beni in Valtellina.
Si apprende dai testi di storia locale che il vescovo Ardizzone “vi tenne giudizio” nel 1140 per una contesa sorta tra i frati di Santa Perpetua e l’arciprete di Villa circa alcuni possedimenti.
Va citato un testamento del 1324 dove viene nominato il castello e si menziona la chiesetta di San Vigilio officiata da un presbiterio; di questo edificio sacro dedicato al patrono della chiesa di Trento oggi non rimane più nulla, fino a qualche decennio fa gli avi della contrada parlavano di una “gesascia” ma niente di più.
Peccato poi che il castello, passato a proprietà privata, nei secoli abbia perso il suo antico fasto, venne adibito ad usi domestici e mimetizzato nel contesto delle costruzioni della contrada.
Oggi la via Dosso appare quasi completamente restaurata in quanto la maggior parte delle abitazioni contadine di un tempo sono state oggetto di interventi di recupero; va notato che la strada che porta sino alla parte alta, e a ciò che storicamente documenta, seppur in modo scarno la presenza del castello, in un tempo poi nemmeno troppo lontano non esisteva, e per raggiungere la parte superiore della contrada si percorreva un “risc” tutt’oggi visibile e percorso quotidianamente dai residenti del luogo.
SE NON VISUALIZZI LE FOTO CLICCA QUI
LE VECCHIE COI ROSARI - Ho nominato la cappella che si trova sulla strada vecchia che un tempo era la via principale che giungeva la Dosso; quella strada era, in epoche lontane, assai trafficata in quanto da lì si passava per raggiungere le località montane Ronco, Canali, Piscina e Trivigno; da li passavano le famose “priale” ed intere famiglie vi transitavano con gli animali per trascorrere il periodo estivo sui monti.
Ma il mio ricordo è più recente ed è legato proprio a quella cappelletta:
ho vissuto buon parte della mia infanzia al Dosso, nella data stabilita dal parroco in una delle domeniche del mese di maggio, il mese dedicato alla Madonna; tutti i contradaioli si radunavano davanti alla cappella per recitare il Santo Rosario con i sacerdoti.
Veniva aperto il cancelletto ed accesi i lumini, sembrava che la raffigurazione dell’Apparizione fosse ancor più luminosa.
Ma al di là di questo momento di preghiera, ricordo che durante i primi pomeriggi in cui un timido sole primaverile compariva, le donne anziane della contrada dal Dosso giungevano alla cappella e recitavano il Santo Rosario quasi tutti i giorni.
Avevano il velo nero in testa e si inginocchiavano davanti alla scena dell’Apparizione con i rosari in mano, scandivano i Misteri e pregavano.
Lo stesso avveniva in estate e fin quando la stagione lo consentiva, pregavano per tutto e per tutti.
Oggi, quelle vecchie coi rosari, sono morte. Sembra quasi si siano portate con loro anche quella tradizione, presente anche in altre contrade, di recitare il Rosario... I tempi che passano, tempi che hanno portato via anche queste belle forme di devozione popolare.
Ivan Bormolini
TIRANO “Il centro storico” STORIA ARTE ARCHITETTURA DI GIANLUIGI GARBELLINI
TIRANO DON LINO VARISCHETTI
Nessun commento:
Posta un commento