15 maggio 2012 - “Aiuti alla crescita economica ne abbiamo
visti pochi, mentre di tasse ne abbiamo fin sopra i capelli”. Questo lo
sfogo del Presidente di Confindustria Sondrio, Paolo Mainetti, sulla
pressione fiscale sempre più opprimente cui sono sottoposte le imprese
italiane.
Lo scorso novembre il nostro Paese era sull’orlo del baratro, rischiavamo seriamente di fare la fine della Grecia. Era necessario approvare in tempi brevi una forte correzione di finanza pubblica e il governo Monti lo ha fatto
promuovendo misure dolorose e impopolari, come la riforma delle
pensioni e l’aumento delle accise sui carburanti, alle quali tutti,
famiglie e imprese, si sono adeguati con grande senso di responsabilità.Lo stesso Monti al suo esordio da premier aveva parlato della necessità di una fase 2, quella dedicata ai provvedimenti per la crescita economica. Su questo fronte l’azione del governo sembra essersi inaridita con il passare del tempo: dopo un inizio promettente, con gli sconti IRAP e l’introduzione dell’ACE inseriti direttamente nel decreto Salva Italia a edulcorare il male necessario delle nuove imposte, si è visto ben poco. Liberalizzazioni e semplificazioni non hanno portato novità di grande rilievo e nel frattempo, mentre l’economia è sempre più alle corde per la crisi internazionale che non accenna a demordere, sono entrati in vigore uno dopo l’altro i nuovi tributi che il governo ha introdotto. Incremento delle accise sui carburanti, aumento dell’IRPEF regionale, introduzione dell’IMU, prelievo sui capitali scudati, tasse sui beni di lusso e via di questo passo, per arrivare al prospettato – e non ancora scongiurato – aumento dell’IVA di un ulteriore 2%.
“Un’alluvione di nuove tasse che sta facendo annegare le nostre imprese. Va bene il rigore, ma non si può tirare la cinghia e fare finta di niente: purtroppo di austerità si può anche morire” – commenta il Presidente Mainetti”.
Confindustria Sondrio osserva che gli imprenditori, quelli valtellinesi in primis, stanno tenendo duro, ma non si può reggere a lungo con una pressione fiscale del 45% secondo le statistiche ufficiali, ma in realtà non lontana dal 60% per chi le tasse le paga davvero. Il governo deve spingere il più possibile in sede europea per ottenere un allentamento delle politiche di austerity che liberi risorse capaci di dare fiato all’economia: investimenti in grandi infrastrutture, rilancio delle piccole opere, programmi di ricerca e innovazione, diffusione della banda larga, razionalizzazione delle reti energetiche.
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