L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

giovedì 18 ottobre 2012

LE PAROLE DI UNA VOLTA: "Andà a Pè"

Andare a piedi ovvero "Andà a pè" era il mezzo di trasporto più frequente per la gente comune, fino all'inaugurazione della ferrovia Sondrio-Tirano, nel 1902.
Da allora si cominciò probabilmente ad usare anche il treno, soprattutto per andare a Sondrio o in pellegrinaggio a San Luigi di Sazzo ,in coincidenza della festa patronale del santuario del piccolo paese orobico, frazione di Ponte.
Le nonne della mia generazione però non arrivarono mai, salvo alcune possibili eccezioni, ad usare la bicicletta: troppi "veti" in famiglia e non solo. Impararono ad usarla alcuni nonni, durante la Prima Guerra Mondiale, magari controvoglia, ma poi capirono che quello strano mezzo di trasporto poteva essere utile anche nella vita civile e finirono per comprarlo.
Intanto "andà a pè" è sempre stato il modo di viaggiare dei più poveri perché i ricchi si spostavano a cavallo o con la carrozza, quando il viaggio era almeno di due o tre ore. Ad esempio i medici condotti dei vari comuni arrivavano dai pazienti a cavallo. A Villa o Stazzona ci si ricorda del Dott. Enrico Muzio, Pavese dell'Oltrepò che arrivava per visitare i suoi ammalati col suo cavallo; forse nemmeno lui riuscì a imparare a usare "la macchina con i pedali", morì a Villa nel 1927.
E' curioso notare come, nei dialetti villaschi vecchi, il verbo "partì" quasi non esistesse. Si diceva "caminà" cioè camminare, cioè "camminare" con uno slittamento di signicato, nel senso di "andare via". Di certo una parola giusta da usare, dal momento che chi partiva camminava e come... Nel modo di dire "Anda a pè" invece si nota che la parola "pè" è al singolare diversamente dall'Italiano dove l'espressione usata è "a piedi". In questo caso non si tratta tanto di una stranezza del dialetto poiché almeno tre tra maggiori lingue europee, Francese, Tedesco e Inglese si comportano come il nostro dialetto, usando "piede"al singolare, rispettivamente: "à pied","zu fuss" o "on foot". Insomma tutte queste lingue, nel loro modo di esprimersi, non alludono tanto al fatto che si cammina con due piedi, ma sembrerebbe piuttosto al modo di spostarsi camminando.
Intanto, i modi possibili di viaggiare tendono ad aumentare, così almeno sembra: intanto è ricomparso il cavallo o mezzi particolari come il "quad" che nel cuore nel di una parte degli sportivi della domenica stanno sostituendo la mountain-bike. Da non dimenticare poi una novità recente che è quella della bicicletta a motore che elimina la fatica di pigiare sui pedali. Ancora una volta si sacrificano "quij chi va a pè" che nemmeno sui marciapiedi loro riservati si sentono al sicuro: sono talvolta invasi dalle biciclette. In proposito bisogna anche riconoscere che in Valtellina ci vorrebbero ancora altre piste ciclabili, soprattutto nei centri maggiori della nostra valle. Naturalmente La bicicletta deve essere incoraggiata, è più che utile per la salute dei cittadini, ma deve avere i suoi spazi, le sue "piste". In Germania, in Olanda o nei paesi Scandinavi questo lo si è capito da tempo.
Ma nemmeno i pedoni, per diversi motivi, non sono al sicuro oltre che sui marciapiedi di città, perfino sui sentieri di montagna dove arrivano, a velocità sostenute, moto da cross, cavalli, mountain bike e altro. Detto questo si potrebbe dedurre che il vero problema da risolvere sia quello delle vie di comunicazione stradali che al momento, nella nostra realtà, sono inadeguate. Questo rende complicata anche la vita de "quij che va a pè", i pedoni.
Giac

Nessun commento:

Posta un commento