15 ottobre 2012 - Un aumento degli iscritti alle scuole
professionali spinge le istituzioni a dover cambiare alcuni preconcetti e
puntare ad uno sviluppo scolastico sul modello tedesco.
Meno di un mese fa era stato il Ministero dell’Istruzione a rendere noti i dati relativi alle iscrizioni per l’anno scolastico 2012/2013. Nel comunicato si evidenziava in particolare una significativa ripresa delle iscrizioni agli istituti tecnici e professionali che contano, rispettivamente, il 32 e il 21,4 per cento degli iscritti.In quella occasione era stato il sottosegretario Elena Ugolini a sottolineare che “è in atto un’inversione di tendenza importante che noi dobbiamo cogliere e potenziare perché la formazione professionale non deve più essere considerata di serie B. Un cambiamento che ci avvicina a paesi come la Germania dove la formazione professionale è altamente qualificante e scelta dalla maggioranza degli alunni”. Ieri è stato il Ministro del Lavoro Elsa Fornero a fare dichiarazioni analoghe.
Le posizioni espresse dai due esponenti del Governo forniscono un'occasione per ribadire ragioni che il mondo delle piccole e medie imprese artigiane sostiene da anni compreso il fatto che la formazione tecnica e professionale non è di serie “B”.
L'impegno pluriennale di Confartigianato Imprese Sondrio in tal senso è stato forte in passato coinvolgendo diversi settori e categorie economiche e lo sarà anche in futuro. Una partecipazione che intende confermarsi ad esempio in seno ai “Comitati Tecnici” già costituiti presso gli Istituti ad indirizzo tecnico-professionale presenti in provincia.
“Doveva arrivare una crisi economica – sottolinea il Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio Gionni Gritti - come quella attuale per far comprendere ragioni e principi che potevano essere condivise ben prima. Ed è proprio ai genitori e alle famiglie che va l'invito a riflettere sul valore della “professionalità” non solo come scelta scolastica ma come punto di riferimento valoriale di un sistema culturale ed economico che per alcuni versi ha bisogno di un ritorno alle origini e di non inseguire modelli che hanno mostrato tutti i propri limiti”.
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