[GUARDA LE FOTO] Un gruppo di amici, tanti anni fa (dal 1970
in poi) utilizzava il tempo libero dei fine settimana per andare alla
ricerca delle proprie radici. (FBG)
Con una Jeep storica della 2^ guerra mondiale, una
vecchia Fiat 1100 ed un Maggiolino 1200, rumoroso ma robusto come un
trattore, andavamo a metà montagna per ispezionare le rocce più belle e
significative. La nostra valle è di origine glaciale ed ha i fianchi
levigati dai ghiacciai, con i luoghi “santuario” come Grosio, con la
Rupe Magna, dove c’è il Castello, e lo sperone di Caven sopra Tresenda,
proprio di fronte al passo del Mortirolo e all’Aprica perché i cugini
Camuni venivano a trovarci… I ritrovamenti più significati di incisioni
rupestri si trovano proprio in tali località, anche se da pochi anni
promette bene la zona di Castione, sempre sulla sponda solatia, ma tutta
la valle, da Bormio 2000 a Tresivio, da Chiuro a Colico, è ricca di
coppelle e incisioni varie.Dagli scutiformi di Caven, riconosciuti come autentici dal prof. Emmanuel Anati, direttore del centro studi preistorici di Capodiponte (BS), sui quali la Domenica del Corriere a suo tempo ci aveva fatto un articolo di due pagine con alcune foto, agli antropomorfi a phi, trovati a San Giovanni di Teglio dal prof. Ivano Gambari, all’altare preistorico di Stavel sopra Bianzone, trovato nel bosco dal nostro gruppo. Questo masso con coppelle, canali e vasca cubica serviva sicuramente per i riti di sangue da parte di sacerdoti–cacciatori.
Esiste a tal proposito, in Piemonte, la prova provata di quanto affermo: un altare simile con scritte in latino che ne specificava l’uso. La memoria storica tramandata all’epoca dei romani.
A Teglio, nel palazzo Besta, potrete trovare e ammirare numerose steli preistoriche, rinvenute nei muri delle vigne a Valgella, a Teglio e anche l’ultima, quella di Tirano. La “vox populi” dice che proviene dalla discarica di Lovero ma ritrovata durante scavi nel centro di Tirano, a significare l’importanza della città abduana (terra fra i fiumi).
Tutta la valle solatia e in parte quella all’ombra sono ricoperte di coppelle di diversa grandezza e di diverso significato: questi incavi nella roccia, da pochi centimetri ad alcune decine di centimetri, avevano la funzione di segnalazione, di rappresentazione delle stelle del cielo, e venivano anche riempite di grasso ed incendiate. Erano scavate tramite utensili prima in materiale lapideo e poi metallici (età del ferro).
Tutta l’Europa è ricca di ricordi del nostro passato preistorico, dalle grotte dipinte di Altamira in Spagna definite la “Cappella Sistina dell’arte paleolitica” (risalgono a oltre 11000 anni fa; attualmente non sono più visitabili dai turisti perché il fiato e il calore umano danneggiano le pitture), al sepolcro megalitico dell’isola di Formentera, l’isola dei pirati nelle Baleari (risalente a 4 millenni fa), che dovete cercare con lanternino e tanto amore perché è in un viottolo sterrato e non segnalato, ai bucrani del monte Bego (3000 a.C.) nella valle delle meraviglie in Francia, agli allineamenti di menhir (pietra eretta) della Bretagna a Carnac, questi ultimi risalenti al 6500 a.C., prima ancora delle piramidi egizie. Ma forse il più celebre e che lascia letteralmente senza fiato con la voglia di inginocchiarsi in adorazione è il calendario astronomico di Stonehenge (risalente al 3000 a.C.), nel sud dell’Inghilterra. Immaginate di arrivare al tramonto, lungo una stradina asfaltata della campagna inglese, piena di verdi pascoli e boschi e a distanza, sopra una piccola collina, intravedete qualcosa… vi si dilateranno le pupille perché non crederete ai vostri occhi per i massi giganteschi (più di 6 metri di altezza e del peso di 25 tonnellate ciascuno) messi in circolo e vi chiederete: che magia! Ma come hanno fatto?
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Qualcosa che vi emozionerà lo potrete trovare anche da noi in Pian di Gembro, sopra l’Aprica, dove c’è la chiesetta di San Fortunato. Qui una pietra enorme è stata spostata da una compagnia di alpini dall’inizio della torbiera dove c’è la strada asfaltata per Trivigno e trascinata nel luogo attuale. Quando nel 1992 ero presidente Pro Loco avevo organizzato una conferenza sulla preistoria nella sala del Credito Valtellinese a Tirano. Consentitemi una divagazione: sono andato a prendere il prof. Emmanuel Anati a Capodiponte; prima della conferenza, da lui svolta in modo assolutamente gratuito, ho approfittato della sua presenza per mostrargli tale pietra; poi, dopo la conferenza, l’ho riportato a casa e nel fare centinaia di curve mi sono detto: vogliamo andare su Marte e non siamo capaci di fare un semplice buco nella montagna di 7 chilometri sotto il Mortirolo che in 10 minuti ci porterebbe da Mazzo a Edolo. Io sento le voci dei nostri grandi avi preistorici urlare: svegliatevi!
Successivamente portai in Pian di Gembro pure il prof. Davide Pace, scopritore e valorizzatore della Rupe Magna di Grosio, e la segnalai al prof. Ausilio Priuli di Capodiponte. Quest’ultimo ha la casa–museo a 100 metri dai massi di Cemmo, con splendidi cervi. Per innamorarsi di preistoria rupestre è indispensabile visitare il parco di Naquane a Capodiponte e l’Archeopark di Boario Terme. Per scoprire l’anima degli artisti dell’età della pietra.
Solo le pietre sanno!
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