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giovedì 16 maggio 2013

LE PAROLE DI UNA VOLTA: "Salamandra"

Con l'arrivo della primavera compaiono di nuovo, dopo il letargo invernale, gli insetti e altri animali come gli anfibi e i rettili, dopo che hanno passato l'inverno, in letargo nella "pancia" della terra... (Di Giac)
LE PAROLE DI UNA VOLTA: "Salamandra"
Foto di Didier Descouens
La salamandra, grande più o meno come una lucertola di colore nero con chiazze gialle, ha quattro zampe e dalla sua pelle secerne degli umori corrosivi. La si può vedere nei luoghi umidi, vicino a ruscelli o piccole sorgenti e rigagnoli. Vive di insetti, larve e vermicelli.
Nel mio dialetto l'ho sempre sentita chiamare "salamandra", nel dialetto grosino "salamandria". Nei dialetti bergamaschi, invece, il nome della salamandra varia maggiormente a seconda dei paesi: "sincarlina", "sircalia", "sercaréa", "scirquilina" e "sercafalìe" ovvero cercafaville, nome simile a quello che si incontra a Lozio in Valcamonica, "hercabié" perché si credeva che la salamandra passasse indenne attraverso il fuoco, insomma non bruciava. Peraltro la salamandra è un animale presente anche nell'araldica delle famiglie nobiliari.
Quando da ragazzi la scorgevamo immobile, vicino a rigagnoli d'acqua, non la toccavamo mai, per noi era un animale repellente o "stomacoso" come dice Antonio Tiraboschi nel suo dizionario del dialetto bergamasco. Il suo colore giallo e nero, la tiene al riparo anche da possibili predatori perché in natura quei colori possono significare "veleno". Pertanto la salamandra è un animale tranquillo e innocuo.
Giac

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