22 maggio 2013 - L'analisi del turismo invernale sull'arco
alpino italiano riporta cali che arrivano intorno al 15%. In provincia
di Sondrio la Valmalenco tiene con un calo del 2,1%.
«In montagna gli operatori sembrano non essersi
ancora resi conto della congiuntura economica. Negli ultimi dieci anni
gli alberghi hanno alzato le tariffe mediamente del 32%, le società
impianti addirittura del 40/50% il prezzo degli skipass. L’inflazione è
meno del 2%, gli aumenti sono più del doppio. Lo dico da ricercatore ma
anche da sciatore: poi non ci si può lamentare se le cose vanno male»;
così Stefano Bonini (responsabile dell'Osservatorio Montano Trademark
Italia) sottolinea un atteggiamento diffuso che, in parte, può aver
contribuito a decretare un inverno che per i principali osservatori
specializzati nel settore montano (Skipass Panorama Turismo e Trademark
Italia) registra una contrazione di presenze più o meno consistente lungo tutto l’arco alpino italiano: nella migliore delle ipotesi tra il 5 e il 10%, dove è andata male anche del 15% e oltre.«Recessione, disoccupazione, preoccupazione per il futuro e la paura di nuove tasse hanno prevalso sull’eccellente situazione meteorologica che ha accompagnato questa stagione» sempre secondo l’Osservatorio Trademark.
Ma nel quadro potenzialmente allarmante della stagione appena passata, alcune stazioni si sono distinte per andare controcorrente: sono quelle che hanno puntato su prezzi bassi (via Lattea – Piemonte/Valle d'Aosta) o che hanno veicolato promozioni per famiglie (Monte Bondone – Trentino) con principale obiettivo di mantenere ed aumentare la base di utenza nel primo caso, richiamare e trattenere arrivi principalmente italiani nel secondo.
Allargando lo sguardo, i migliori risultati (con indici di tenuta e/o contenimento del calo) provengono dalle cosiddette località “minori” delle Alpi Italiane, accomunate dall'attenzione verso politica dei prezzi e frequente creazione e veicolazione di pacchetti promozionali.
Inoltre, un ulteriore dato significativo emerge guardando il mix delle provenienze: la quota di turisti italiani risulta ormai pareggiata da quella straniera (giunta al 50% con preponderanza di inglesi, tedeschi, russi, polacchi e cechi).
Rispetto all'utilizzo delle strutture ricettive, flettono le presenze alberghiere mentre si registra una maggior occupazione delle seconde case.
Se la variazione delle presenze sulla montagna italiana tra gli ultimi due inverni si è attestata al -14,9%, i dati interni dimostrano una lieve flessione.
Se si considerano i numeri non ancora definitivi, nonostante una diminuzione di posti letto disponibili, la Valmalenco si attesta al – 2,1% (clicca qui).
La politica commerciale del Consorzio turistico si è rivelata in linea con i comportamenti delle località più performanti dell'ultimo inverno.
Inoltre, l'attenzione sul mix di arrivi guida anche la scelta delle presenze a fiere e workshop in cui intercettare nuovi Tour Operatori con cui stringere accordi commerciali. In particolare, Inghilterra, Polonia, Cechia, Slovacchia si rivelano quelli in cui si stringono con buon esito nuovi e proficui contratti.
Infine, la specializzazione ed il posizionamento della Ski Area dell'Alpe Palù in chiave Freestyle & Snowboard, sia con un attivo Snow Park, sia con le gare internazionali, ampliano e consolidano il richiamo su stili di fruizione che, oltre a garantire crescenti volumi, richiamano giovani che vivono ed animano anche la vita “apres-ski”, con relative ricadute al di fuori delle piste.
La strada intrapresa sembra quindi accomunare la Valmalenco alle località più virtuose della Montagna italiana e pare premiare le intuizioni che, negli scorsi anni, la pongono all'interno di un trend premiante, pur considerando i riflessi della crisi che penalizzano trasversalmente il turismo invernale delle mete nazionali.
La sfida risiede ora nel mantenere il passo sin qui sostenuto, cercando di seguire (se non anticipare, come si è già saputo fare) le prassi vincenti adottate dalle “prime della classe”, non cadendo nella facile retorica di chi il mercato crede di conoscerlo e saperlo analizzare con stereotipi vecchi di almeno 30 anni.
Roberto Pinna
Direttore Consorzio Turistico Sondrio e Valmalenco
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