Di Lorenzo Della Frattina
Anni
addietro, io ed un piccolo gruppo di amici decidemmo una lunga
escursione sui monti che separano il lago di Como dal confine svizzero:
la nostra meta per il pernottamento era una caserma della Guardia di
Finanza, l'ex distaccamento del Giovo, ora adibita a rifugio non
presidiato. Fu nel percorrere l'impervia mulattiera militare che risale
le irte coste della selvaggia Valle Albano, o valle Dongana, poiché si
diparte da Dongo , che sale tagliando le pendici del Monte Paraone, che
contammo numerosi cippi o steli posti nel tempo a ricordo di varie
guardie cadute durante il loro servizio. Una valle selvaggia, dai pendii
ripidissimi sul cui fondo scorre il ribollente torrente Albano. Una
zona valliva dove le slavine o la folgore erano il principale nemico sia
per chi indossava l'uniforme, sia per i contrabbandieri che sfidavano
per sopravvivenza quelle asperità così insidiose, tanto insidiose che,
l'ultima disgrazia rilevante, nel gennaio 1969, vide travolte dalla
furia della valanga due guardie ed il loro cane: avevano sfidato la
tormenta in cerca di un presunto disperso e i cui corpi furono solo
rinvenuti solo al disgelo primaverile.
Caserma Giovo
Terra
dura e difficile, come difficile poteva essere la vita in quei piccoli
distaccamenti di montagna e, proprio prima di raggiungere il rifugio un
tempo caserma, un'altra lapide con due nomi, a ricordo della guardia
Ernesto Comolatti e del suo superiore, brigadiere Giuseppe Galfo, caduti
nell'adempimento del dovere il 24 Febbraio 1924 colpì la mia
attenzione.
Mi
colpì il cognome, tipico di Stazzona di Villa di Tirano; in seguito,
come ebbi modo di verificare, il militare proveniva dalla piccola
frazione orobica e, come la curiosità volle, decisi in seguito di
approfondire le circostanze che portarono a quelle tragiche morti.
Ernesto
Comolatti morì da eroe; per questo la sua semplice, umile storia merita
di essere raccontata: tra l'altro, su quelle montagne, dodici anni
prima dal tragico fatto, iniziò la sua carriera con le Fiamme Gialle al
bavero un mio prozio, Carlo Porta, della cui breve e brillante carriera
spero avere il tempo di raccontare sempre su queste pagine.
Figlio
di Bernardo e di Maddalena Scilini, Ernesto Comolatti nasce a Villa di
Tirano il 15 Agosto 1902. La famiglia è numerosa si conteranno otto tra
fratelli e sorelle; terminata la quarta elementare si dedicò alla
professione di contadino. Nelle memorie tramandate nella famiglia, lo si
ricorda come un ragazzino esuberante e coraggioso, al punto di non
avere alcuna paura a discendere dai monti di Piangembro alla stazione di
Villa, seduto in qualche maniera sui carrellini della teleferica che ai
tempi portava la torba al piccolo scalo ferroviario. La vita della
campagna e la durezza del dopoguerra, probabilmente lo spingono ad un
impiego sicuro : come altri valtellinesi, presenta a Sondrio domanda di
arruolamento nella Regia Guardia di Finanza nel 1921 e, lo stesso anno
viene chiamato quale allievo guardia a terra ed inquadrato, dal 15
Luglio al successivo 1 Gennaio 1922, per il corso previsto per la prima
ferma triennale. Lascerà casa dunque destinato al battaglione Allievi di
Verona. All'atto dell'arruolamento è alto 1,71, capelli lisci castani,
occhi grigi, naso aquilino, e, come segno particolare, rilevano i
documenti matricolari, una piccola cicatrice alla faccia, frutto di
chissà quale sconosciuto infortunio.
A
termine corso, nominato guardia a terra, è assegnato alla 3^Legione di
Milano, il cui territorio abbracciava anche le provincie di Como e di
Sondrio . Il reparto di prima assegnazione è la brigata di frontiera di
Pellio, in Val d'Intelvi. Al giorno d'oggi diremmo vicino casa : con i
trasporti del tempo tutt'altro. Raggiungerà il proprio reparto il 25
Gennaio 1922 per espletare i servizi di confine.
Da
Pellio si discende verso il lago di Lugano, come si risale verso la
linea che corre lungo il Monte Generoso. Il reparto dipende dal Circolo
di Como , esattamente dalla Compagnia di San Fedele Intelvi .Le note
caratteristiche del primo anno di servizio si riassumono con un
giudizio" buono". Ernesto Comolatti è giudicato dai propri ufficiali
militare di molta robustezza, di buona condotta in servizio e fuori
dallo stesso, di buone qualità morali e nella cura dell'arredo.
Sufficienti sono l'istruzione militare e letteraria, doti che comunque
non toccano un giudizio globale in fondo lusinghiero. Quell'anno lo
vedrà a casa in licenza per venticinque giorni dal 2 al 28 Marzo, presso
i suoi familiari. Il resto, guardie, vigilanza e confine. Rivedrà
Stazzona esattamente quasi dopo un anno, dal 21 Gennaio al 10 Febbraio
1923, inconsapevole che sarà l'ultima venuta a casa.
Non così lusinghiero, invece, il giudizio dell'anno successivo 1923 , giudizio addirittura cattivo in considerazione dei “gravi castighi riportati”.
Cosa era accaduto alla giovane guardia? Esuberanza? Stanchezza ? Non lo
sapremo mai, come non sappiamo quando da Pellio verrà trasferito,
sempre in provincia di Como sulle alture di Dongo, alla brigata di
Germasino, dipendente dal circolo di Menaggio. E, da Germasino dipende
proprio il distaccamento del Giovo. Quasi unito a Germasino vi è il
comune di Stazzona, ( i nomi si rincorrono! ): la locale brigata aveva
lì sede nel 1912 e lì aveva proprio iniziato, come detto dodici anni
prima, la sua carriera, anch'egli semplice guardia a terra, il mio
prozio Carlo Porta, che, in quel periodo , è già Tenente comandante poco
lontano a Menaggio, a cui, penso, toccherà vivere dolorosamente la
sciagura che strapperà in giovane età un suo subalterno e conterraneo, e
sarà per lui un anno per lui doloroso in quanto, in quell’estate, il
lago inghiottirà due guardie di quella Sezione Navale per un tragico
incidente.
Arriviamo quindi al giorno fatale, domenica 24 Febbraio 1924 . Il fatto verrà titolato dal cronista de la Provincia di Como “Tragica fine di due finanzieri: l'eroismo sfortunato di una guardia" e lasciamo alle parole del riassunto della cronaca il fatto nella sua profonda tristezza, fatto definito testualmente una sciagura impressionante.
Ernesto Comolatti, è in compagnia del proprio comandante, brigadiere
Giuseppe Galfo. Dal distaccamento del Giovo s'apprestano a rientrare
alla brigata di Germasino. Sono pressoché coetanei: il sottufficiale è
siciliano di Ragusa ed ha un anno più di Ernesto.
Dal
distaccamento da cui in lontananza si può vedere l'inizio della
Valtellina, iniziano la discesa lungo l'erta mulattiera. Nonostante
l'avversità del terreno, il cammino è tranquillo, ma, il destino è in
agguato in località detta Selletta del Paraone. Sul ghiaccio
vivo, il brigadiere scivola e con un urlo disperato d'aiuto inizia a
precipitare nel sottostante burrone. Comolatti vede la scena con
terrore, senza opporre tempo, affronta il tremendo rischio della discesa
nello strapiombo per porre soccorso al proprio comandante e, in quei
momenti in cui l'aria intrisa di pericolo diventa immobile , la sorte
volle anch'egli precipitasse giù, giù, giù nel profondo del burrone.
Più tardi, cinque guardie, scorsero nel fondo del precipizio i loro
sventurati colleghi, uno vittima del dovere, l'altro del suo generoso
sfortunato eroismo. Tra queste si prodigò alacremente la guardia
Silvestro Pellizzon, per il cui operato fu concessa una medaglia al
valore.
I
corpi furono composti a Garzeno, il primo comune raggiunto dalla
strada, ad un paio di chilometri dalla loro sede e lì sepolti nel
piccolo cimitero. Sull'ancor esistente tomba del nostro convalligiano
sono riportate queste parole " Alla Guardia di Finanza Comolatti
Ermesto, che il 24 Febbraio 1924, in un sublime slancio d'eroismo
trovava morte gloriosa buttandosi dalle pendici del Paraone per salvare
il suo superiore, i commilitoni ammirati e commossi per tale sacrificio a
memoria perenne questa lapide posero".
Nell'adunanza
del 28 Dicembre 1925, il consiglio della prestigiosa Fondazione
Carnegie per gli atti d'eroismo , accordava alla memoria di Comolatti Ernesto, Guardia di Finanza, la medaglia d'oro alla memoria così motivata per il seguente atto "Il
24 Febbraio 1924 durante una marcia in drappello nella zona più
pericolosa del Monte Paraone ( Menaggio-Como ), accortosi che il proprio
brigadiere perduto l'equilibrio sdrucciolava lungo il pendio nevoso,
spinto da altissimo sentimento di devozione e sacrificio lanciavasi in
suo aiuto, ma, impossibiltato a frenare la propria discesa, scivolava
velocemente e poscia precipitava in una sottostante valle trovando morte
gloriosa"
Con
Regio Decreto del 26 Marzo 1935, alla memoria di Ernesto Comolatti fu
conferita la medaglia d'argento al valor militare con la seguente
motivazione" Durante una marcia in montagna sulla neve vide il
proprio brigadiere scivolare lungo il pendio nevoso, intuì il mortale
pericolo che il superiore correva e si slanciò coraggiosamente in suo
soccorso, ma nonostante il suo disperato tentativo non riuscì
nell’intento ed egli stesso trovò morte gloriosa.Fulgido esempio di
devozione e sacrificio”
Allo
stesso, alla fine degli anni 1940, fu intitolata la caserma di Semogo,
poi ripiegata ad Isolaccia, reparti ora soppressi .Questa la storia di
una giovane guardia, che a soli ventun anni non esitò a sacrificare la
vita nel tentativo genuino e generoso di salvare un'altra vita umana.
Una storia che parla da sé, avvenuta in una delle zone più impervie del
nostro confine ( molto bello sulla vita di quelle zone il libro "Quelli
del Giovo"- Macchione Editore, scritto con Anna Botter dal finanziere
in congedo Giovanni Trotta, che prestò come tanti servizio lungo quei
crinali ) . Perché la memoria di Ernesto Comolatti, guardia di finanza,
ed il suo generoso gesto non cadano nell'oblìo, sarebbe bello ora il
proprio comune, che lasciò giovanissimo e certo pieno di speranze, gli
possa dedicare una strada, magari nella sua Stazzona, affinché il
ricordo non vada perduto e possa rammentare alle generazioni presenti e
future il supremo valore che ogni scelta ardua ed ogni sacrificio
assumono nelle nostre vite.
La lapide in memoria dei caduti
STAZZONA E I SUOI CADUTI IN TEMPO DI PACE
DI IVAN BORMOLINI
L’Amico Lorenzo Della Frattina, presentandoci questa sua ricerca, che volentieri proponiamo ai lettori, desidera ringraziare il Capitano Gerardo Severino Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza a Roma per aver collaborato nel raccogliere la preziosa fonte documentale necessaria nella stesura di questa testimonianza. Un grazie va anche alla sezione ANFI di Tirano che dapprima con il compianto Presidente Finanziere Francesco Stracciari, successivamente con l’attuale Brigadiere Capo Piero Dottarelli, ha saputo dare un apporto non indifferente nel mantenere viva la memoria storica del Corpo, dalla ricognizione e manutenzione delle lapidi in zona “Sentiero del pane”.
DI IVAN BORMOLINI
L’Amico Lorenzo Della Frattina, presentandoci questa sua ricerca, che volentieri proponiamo ai lettori, desidera ringraziare il Capitano Gerardo Severino Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza a Roma per aver collaborato nel raccogliere la preziosa fonte documentale necessaria nella stesura di questa testimonianza. Un grazie va anche alla sezione ANFI di Tirano che dapprima con il compianto Presidente Finanziere Francesco Stracciari, successivamente con l’attuale Brigadiere Capo Piero Dottarelli, ha saputo dare un apporto non indifferente nel mantenere viva la memoria storica del Corpo, dalla ricognizione e manutenzione delle lapidi in zona “Sentiero del pane”.
Lo
stesso autore, a conclusione della sua ricerca afferma che sarebbe
positivo che il comune di Villa di Tirano dedicasse una via al Comolatti
proprio nella sua Stazzona, terra a cui giovane venne strappato da una
morte eroica.
La riflessione di Lorenzo Della Frattina, è da me pienamente condivisibile in quanto reputo che l’intitolazione di una via ad un cittadino sia uno dei massimi riconoscimenti che un’Amministrazione possa attribuire per vari meriti o motivazioni ad un concittadino.
La riflessione di Lorenzo Della Frattina, è da me pienamente condivisibile in quanto reputo che l’intitolazione di una via ad un cittadino sia uno dei massimi riconoscimenti che un’Amministrazione possa attribuire per vari meriti o motivazioni ad un concittadino.
Queste parole però ci fanno
ricordare un altro importante particolare ovvero il tributo di vite
umane che la frazione ed i suoi residenti hanno tristemente pagato con
altri due caduti in tempo di pace.
Oltre al Comolatti ricordiamo con l’affetto vivo che si attribuisce al valore delle Penne Nere, l’Alpino Davide Tognela, appartenente al glorioso Battaglion Tirano, perito con i suoi commilitoni il 12 febbraio 1972. In una sventurosa marcia in alta Val Venosta questo nostro militare ed i suoi compagni di viaggio vennero travolti da una valanga incontrando la morte sul loro cammino.
E come dimenticare un altro militare di Stazzona, il Tenente Colonnello Paolo Cattalini pilota di elicotteri nell’ Arma dei Carabinieri. Il 14 dicembre del 1998, Cattalini perì in un drammatico incidente di volo con l’elicottero decollato dall’Elinucleo di Volpiano. Con lui incontrarono la morte il Generale di Divisione Franco Romano, il Maresciallo Aiutante Gennaro Armida e il Maresciallo Capo Giovanni Monda.
Oltre al Comolatti ricordiamo con l’affetto vivo che si attribuisce al valore delle Penne Nere, l’Alpino Davide Tognela, appartenente al glorioso Battaglion Tirano, perito con i suoi commilitoni il 12 febbraio 1972. In una sventurosa marcia in alta Val Venosta questo nostro militare ed i suoi compagni di viaggio vennero travolti da una valanga incontrando la morte sul loro cammino.
E come dimenticare un altro militare di Stazzona, il Tenente Colonnello Paolo Cattalini pilota di elicotteri nell’ Arma dei Carabinieri. Il 14 dicembre del 1998, Cattalini perì in un drammatico incidente di volo con l’elicottero decollato dall’Elinucleo di Volpiano. Con lui incontrarono la morte il Generale di Divisione Franco Romano, il Maresciallo Aiutante Gennaro Armida e il Maresciallo Capo Giovanni Monda.
Caduti in tempo i pace, ai quali sarebbe
necessario dedicare un giusto tributo, una via, una lapide
commemorativa o qualsiasi altro riconoscimento che ricordi perennemente
il loro sacrificio. Ma, come abbiamo avuto modo di pubblicar,e ci piace
ricordare con piacere, che il Gruppo Alpini di Villa di Tirano ha
dedicato la sua consueta consegna della “Borsa di Studio” in ricordo
degli alpini, tra i quali Davide Tognela, che in quel 12 febbraio del 72
trovarono prematura morte nella tragedia a Malga Villalta.
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