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sabato 7 settembre 2013

LE PAROLE DI UNA VOLTA: La raccolta delle mele

Settembre è il mese dei raccolti. Nel corso del mese,si possono raccogliere vari tipi di frutta, ma anche le patate. E poi può ancora esserci anche l'ultima fienagione. (Di Giac)
Attualmente la raccolta delle mele è indiscutibilmente quella più importante di tutta l'annata agricola. Raccogliere le mele si dice "toeu giù i pomm". Ora le piante preferite dai coltivatori sono più piccole, rispetto al passato, tanto che questa "vendemmia" speciale è diventata più rapida.
Le parole del nostro dialetto più importanti, che riguardano la mela, sono: "Al pìcol", "la pèl", "al sgaùsc". rispettivamente: il picciolo, la buccia, il torsolo. Invece, se si sente dire che "i pomm ì è malàa" significa che il frutto raccolto non è stato curato o trattato a dovere. Le date dei trattamenti sono indicate da primavera in poi dalle Cooperative locali. Insomma la frutticoltura è in buona parte "guidata" per quanto riguarda i trattamenti.
Quindi chi parla dialetto si serve di una parola molto correnti per dire che la mela è infetta da parassiti fungini o altro. In verità si tratta di parole prese a prestito dall'Italiano, come ad esempio la ticchioladùra o la plàra, cioè ticchiolatura o plara.
Bisogna riconoscere che per le lingue locali creare parole nuove non è mai stato facile negli ultimi due secoli. Meno facile lo è ancora oggi, poiché le lingue dei nostri antenati sono quasi sul punto di essere cancellate. Tutto quello che possono fare, a mio parere, le persone volonterose e sensibili che hanno passione per il loro dialetto, è parlarlo, per quanto possibile: così come è stato loro insegnato, senza esagerare, nel fare concessioni alla modernità. Parlare dialetto della propria città o paese non è certamente un obbligo, ma rispettarlo, se ci si pensa bene, può essere un dovere.
Giac

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