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sabato 7 settembre 2013

MODI DI DIRE: "'L spüzza cùma 'n bùsc"

La rubrica, a cura di Ezio Maifrè, per capire i modi di dire dialettali, grazie alla spiegazione e ad un racconto specifico.
MODI DI DIRE: "'L spüzza cùma 'n bùsc"
"Cristina" flickr.com (cc)
Questa rubrica settimanale dei "modi di dire", nel contesto del racconto, ha lo scopo di rammentare in gergo dialettale una espressione e non si riferisce a fatti e a persone.
Non solo i santi hanno l’aureola o l’aurea di grazia che li circonda ovunque vadano. L’aurea, sebbene non fosse un santo, l’aveva anche Graziano. La sua aurea invisibile era il suo alone puzzolente. Quell’alone  era forte, era una di quella puzza acre che ti toglie il respiro, chiudi le  narici  e tappi la bocca con le mani .  L’aurea dei santi , è un profumo delicato, gradevole di violetta e a volte di rose. Quello di Graziano puzzava  di selvatico. Si lavava ogni morte di vescovo e, da quando era nato, di vescovi ne erano morti quattro. L’uomo era un bonaccione,  gran lavoratore , ma con l’acqua aveva un cattivo rapporto. Il motivo c’era: ve lo racconto.
 
Ero un bambino e, negli anni ’50 , chi ha la memoria buona e purtroppo i capelli grigi, in località Colonia , dove ora c’è il  Parco degli Olmi in Tirano,  vi erano due vasche d’acqua. Una piccola e una grande . In quella piccola l’acqua arrivava alle ginocchia, in quella grande era profonda un paio di metri.  Erano quasi sempre piene. L’acqua era derivata dall’Adda tramite una canaletta e quell’acqua era, quasi  sempre, batteriologicamente pulita, ma di color grigiastro poiché conteneva del limo.
 
Era là il lido dei nostri tempi. L’acqua era sempre fredda. Appena immersi, dopo pochi minuti, dovevamo risalire dalla vasca e correre come leprotti tra i sassi rotondi dell’Adda, con la pelle d’oca e di color paonazzo. Le  mutande,  con il loro contenuto, si rattrappivano come i panni di bucato strizzati.  Graziano era uno dei bagnanti e quel giorno eravamo in tanti. Graziano si tolse subito le scarpe, la canottiera,  le braghe corte e restò un mutande. Le sue mutande erano decisamente larghe e talmente sbrindellate che a mala pena facevano i loro mestiere. Però erano di tessuto così forte che gli salvò la vita. Le vasche erano piene ,  l’acqua era grigiastra per il limo e non si vedeva il fondo. Dimenticavo: Graziano non sapeva nuotare. Anzi no, lui diceva che  sapeva nuotare a “ quadrèl “ , cioè a mattone, che notoriamente vanno a fondo in un baleno. Pensando d’essersi messo sulla vasca con l’acqua bassa  si gettò come nell’acqua come un’anguilla.
 
Pluft, pluft,   un paio di su e giù e più non lo vedemmo. Fortuna volle che con noi c’era Giuliano, uno più grandicello di noi che sapeva nuotare. Si gettò in acqua. Lo vedemmo nuotare sotto l’acqua torbida. Prima  prima in modo tranquillo, poi in modo affannoso perché non trovava Graziano sul fondo della vasca. Io e gli altri miei amici gridavamo per lo spavento. Poi d’un tratto ecco emergere Giuliano. Aveva afferrato Graziano  per le mutande e lo aveva portato a galla , poi lo aveva trascinato fuori dalla vasca. Due e tre colpi di tosse, due e o tre sbuffi di acqua e poi ecco Graziano in piedi. Lo spavento sfumò in risate, ma Graziano  disse: basta, d’ acqua ne ho bevuto abbastanza. Da oggi non la tocco più. E così fece.  Da piccolo incominciò a odorare di sporco, da  giovanotto a puzzare, da anziano il sua puzza era divenuta tanfo insopportabile.  ‘L spüzza cùma ‘n busc, puzzava come un caprone. Graziano  puzzava, ma era un buon uomo e buon fedele cattolico. Tutte le domeniche si recava in chiesa. Lui trovava sempre posto anche nei primi banchi. Intorno  a lui, a causa della sua aurea puzzolente,  si creava il vuoto per almeno tre banchi intorno . Dicevano:  Graziano  ‘L spüzza cùma ‘n busc, non si riesce a stagli intorno. Dopo un poco rimani gasato.
 
Al parroco balenò un’idea che però sfumò a causa del costo eccessivo. Voleva fare istallare , come nella grande chiesa di Santiago di Compostela, un immenso turibolo  d’argento che, sollevato con un grosso cavo manovrato dai fedeli spargesse intense nuvole d’incenso per rendere meno impregnata l’aria di quell’effluvio. In verità pensò, ma non lo disse, che quel turibolo poteva servire  anche per coprire il profumo, a volte sgradito, di alcune signore che ritenendo di creare una piacevole atmosfera intorno a loro  ammorbavano la chiesa, recando disagio ai fedeli.  Il parroco , aveva pensato che tutto sommato, era più gradevole la presenza di Graziano anche se “’l spüzzava cùma ‘n busc “, perchè il suo odore è “ nature “. 
 

Ezio Maifrè

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