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mercoledì 9 ottobre 2013

DALLA BOLIVIA PADRE STEFANO CI RACCONTA

8 ottobre 2013 - Padre Stefano Mazza di Tirano ci racconta la costruzione della nuova chiesa in Bolivia. (Di Ivan Bormolini)

Sono passati circa due anni dalla nostra ultima intervista a Padre Stefano Mazza che opera da anni nella lontana Bolivia. Per anni operatore del Mato Grosso, ha conosciuto la povertà che regna in quelle terre. Poi la chiamata, la vocazione, diventare sacerdote e trasferirsi in Bolivia per continuare a dare ogni giorno un aiuto concreto a quella parrocchia dov’è stato destinato.
Rifacciamo allora il punto della situazione con qualche domanda on-line a questo nostro concittadino missionario.
Padre Stefano, parlaci un po’ dei numeri di questa tua parrocchia, quante le persone, su che superficie in totale?
La mia parrocchia di Pasorapa è molto estesa, ben 2250 Kmq con una popolazione di 8000 persone delle quali 1500 vivono nel paese e altre, sono disperse in una trentina di comunità.
Il capoluogo della provincia è a 100 km, mentre la città più vicina dista 300 km.
Nell’ultima intervista ci hai parlato anche della situazione del governo Boliviano, è emerso che i detentori del potere politico non vedono di buon occhio l’operato dei padri missionari, ci hai parlato di minacce intimidazioni, non fatte direttamente a te ma altri sacerdoti. Adesso come sono le cose, è cambiato qualcosa oppure vivete in una situazione di rischio?
Non viviamo in una situazione di rischio e diciamo che l’opposizione del governo all’operato della chiesa è ideologica e politica, ma non violenta.
Nonostante questo la chiesa boliviana va avanti con il suo lavoro, opere tanto sociali che educative.
Nella parrocchia di Pasorapa abbiamo per esempio convitti di ragazze e ragazzi, una scuola di falegnameria artistica, un asilo con 25 bambini; tutte queste opere sono gratuite e non riceviamo nessun aiuto dallo stato, nonostante questo il lavoro continua.
Veniamo alla costruzione della chiesa, Facebook, è un ottimo mezzo di comunicazione, diretto, in tempo reale vediamo le foto della struttura che cresce, ma anche le difficoltà dovute ai mezzi edili di cui disponete, ci vuoi parlare di questa nuova struttura?
La nuova chiesa parrocchiale sta crescendo abbastanza rapidamente. E’ chiaro che i nostri “mezzi edili” sono le mani e il badile, però a parte questo, c’è molto entusiasmo da parte dei lavoratori e delle persone che seguono direttamente i lavori.
Oltre a questo se ci sono i soldi per i materiali edili il lavoro di costruzione avanza più direttamente.
Manca poco per finire le ultime colone e l’ultima catena per poi posare il tetto; speriamo di poter posare in opera il tetto verso novembre, prima dell’inizio della stagione delle piogge.
E proprio il tetto della chiesa parla tiranese, è arrivato qui nel mese di giugno realizzato dalla ditta Legnotech che ha sede proprio a Tirano.
Bolivia - Carlo Galli
Carlo Galli al lavoro
A questo progetto hanno collaborato anche alcuni tiranesi; ce li vuoi ricordare e qual’ è stato il loro supporto?
Molti tiranesi hanno collaborato economicamente e continuano a farlo, anzi di spese ne avremo ancora tante , per cui tiranesi non dimenticatevi di me…
In gennaio venne qui l’Ingegner Manuel Moretta per iniziare gli scavi delle fondazioni e lavorare molto con i disegni di tutta la parte strutturale.
Assieme a lui venne anche Carlo Galli, che è mio zio, e si fermò per tre mesi dando una bella mano nel lavoro di armatura dei ferri e lettura dei disegni. Inoltre Carlo ha animato molto anche l’attività dei lavoratori, dispensando consigli visto che una costruzione di questo tipo non l’avevano mai né vista e né costruita. Ora stiamo aspettando l’arrivo di un tecnico della Legnotech per la posa del tetto.
bolivia cantiere
Parliamo anche di fondi, come li hai reperiti e come li reperirai?
Fino adesso ho speso quasi 120.000$, ma credo ne serviranno altrettanti considerando l’arredamento della chiesa. Vogliamo mantenere uno stile nettamente coloniale e per questo i lavori dell’altare principale saranno fatti dai nostri ragazzi falegnami, usciti dalle nostre scuole d’arte.
Ricevetti un importante donazione dagli Stati Uniti, una signora di Pasorapa che vive là e che volle aiutare il suo paese natio. Poi per il resto sono donazioni piccole di gente che mi conosce e che mi ha sempre aiutato. Se volete contribuire il mio conto corrente è 7777 Padre Stefano Mazza Credito Valtellinese.
Voglio infine ringraziare i tiranesi per i tanti sforzi e sacrifici che fanno per la mia missione per il bene che mi vogliono. Cari tiranesi me lo dimostrate anche quando torno in Italia. Cerco sempre di rimanere in contatto con Tirano anche grazie ai giornali virtuali che mi tengono aggiornato.
Di Ivan Bormolini, tratto da “Il Tiranese senza Confini” n° di ottobre 1
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