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venerdì 22 novembre 2013

MODI DI DIRE: "'L g'à la schèna de védru"

La rubrica, a cura di Ezio Maifrè, per capire i modi di dire dialettali, grazie alla spiegazione e ad un racconto specifico.
MODI DI DIRE: "'L g'à la schèna de védru"
Fonte: yourself.it
Questa rubrica settimanale dei "modi di dire", nel contesto del racconto, ha lo scopo di rammentare in gergo dialettale una espressione e non si riferisce a fatti e a persone.
Trach ! Luigi, l’aveva sentita andare in frantumi . Era stato un colpo secco seguito da un lampo di dolore acutissimo tra la quarta e quinta vertebra lombare. Trach ! Era stato uno scricchiolio da sembrare quello d’un bicchiere rotto. Era rimasto bloccato, piegato a novanta gradi per una buona mezz’ora. Nessun movimento gli era più possibile, nemmeno quello di lasciar cadere la patata che aveva nel palmo della mano destra.
Fortuna che di lì passò l’Arturo che lo vide chino in avanti, con le gambe larghe e con gli occhi imploranti. Gli chiese “ Luigi, che ti succede ? “ Non ebbe risposta se non con un mugugno e un segno con la mano destra nel fondo schiena. Arturo, uomo di mondo e che era stato a Istanbul nei bagni turchi , vedendolo in quella posizione , impietrì per un suo ricordo da brivido, ma si riprese immediatamente. Gli tolse la patata di mano. Gli disse di non muoversi, di rimanere nella posizione in cui era. Di stare calmo perché , secondo lui, aveva avuto un “ colpo della strega “ alla schiena. Andò nel suo campo. Rovesciò la carriola piena di patate e si precipitò da Luigi. Lo caricò, sempre piegato a novanta gradi sulla carriola e via al trotto. La stradina di campagna da Vulpera alla contrada di S. Maria allora era tutta sterrata, piena di buchi e per Luigi fu un calvario.
Giunto a casa, in tre lo portarono a letto e per tre giorni vi rimase quasi immobile, poi pian piano si riprese. Ma cosa era successo a Luigi quel giorno? Nulla di particolare. Sua madre gli aveva chiesto d’andare nel campo di Vulpera per raccogliere alcuni chili di patate. Luigi, che uomo non era, ma solo un baldo giovane di sedici anni si era precipitato per quell’incarico. Aveva iniziato a strappare alcune piante di patate poi aveva strattonato dalla terra la pianta più rigogliosa con appeso un paio di chili di patate alle radici. Era pesante e… trach: un dolore fortissimo l’aveva colpito al fondo schiena e bloccato chino a novanta gradi.
Da quel giorno non fu più lui. La sua schiena era diventata di vetro, o per meglio dire, era posseduto in ogni momento dall’idea che il dolore fortissimo poteva tornagli da un momento all’altro. Quindi cercava in ogni modo di non piegare mai la schiena . Camminava dritto come un fuso, talmente diritto che i suoi amici dicevano : ‘l g’à la schéna de védru”. Fece varie domande di invalidità all’INPS , ma non furono accolte. La sua domanda era sempre la stessa : che lavoro poteva fare lui che aveva la schéna de védru?
Andò all’ufficio collocamento del suo paese, esternando il suo problema. Spiegò, dritto come un fuso, che voleva un lavoro che non comportasse alcun piegamento di schiena se no, trach, era rovinato. La sua schiena andava in pezzi. Un anziano impiegato sentì il suo problema. Gli si avvicinò. Lo guardò da cima a fondo. Vide il ragazzone grande e grosso, ben piazzato, simpatico e dallo sguardo un poco birbante e birichino. Gli disse : “ Secondo me, nel tuo caso, ci sono due lavori possibili che puoi fare: il prete o il politico. Se fai il prete la tua schiena dovrebbe piegarsi poco poiché il Signore lo si prega stando in ginocchio, in piedi o prono per terra. Se fai il politico le tue prolusioni nei consigli Provinciali, Regionali o in Parlamento le farai in piedi, o al massimo, seduto in comodi scranni. E se putacaso non farai carriera politica o sarai solo un amministratore o un Sindaco, anche in questo caso puoi stare tranquillo per la tua schéna de védru.
Luigi ringraziò l’anziano impiegato per il consiglio. Non fece il prete perché gli piacevano le belle donne, la vita comoda e i soldi. Scelse la strada del politico e fu la sua fortuna perché nella sua lunga vita non sentì mai più quel trach, così doloroso e paralizzante che aveva sentito da giovane lavorando nel campo di patate.
Ezio Maifrè

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