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mercoledì 20 novembre 2013

"SI PUO' ANCORA RIMEDIARE: TORNIAMO ALLA SOBRIETA'"

19 novembre 2013 - Sulla facciata del palazzo della Civiltà del lavoro a Roma Eur, campeggia a caratteri cubitali una frase attribuita a Mussolini, che la pronunciò in un discorso del 1935, all’inizio della conquista dell’Etiopia, parlando del popolo italiano come “apportatore di civiltà nei secoli, a tutto il mondo”. (Di Valerio Dalle Grave)
"SI PUO' ANCORA RIMEDIARE: TORNIAMO ALLA SOBRIETA'"
Fonte: wikipedia.org
La frase recita: “Italiani un popolo di santi, poeti, navigatori, artisti, colonizzatori e trasmigratori”.
Quell’elogio delle qualità degli italiani, frase retorica proprio perché pronunciata dal dittatore, contiene però alcune affermazioni ancora oggi valide e presenti nel popolo: i santi, i poeti, gli artisti, e i trasmigratori.  I navigatori, dopo le note vicende che hanno visto coinvolta la nave Concordia, hanno subìto un deciso crollo nella scala dei primati italiani. I colonizzatori, con la fine della seconda guerra mondiale, sono ormai andati fuori elenco.
Oggi, se dovessi per qualche recondita ragione essere chiamato a stendere un elenco dei pregi riscontrabili nel popolo italiano inizierei con i trasmigratori, gli scienziati, i ricercatori, i volontari della protezione civile, gli operatori sociali, infine i lavoratori onesti e operosi. Ciò non significa non riconoscere che ci sono diverse altre meritorie categorie che solo per ragioni di spazio non cito ma che, dando lustro all’Italia, meritano tutta la riconoscenza del popolo e andrebbero inclusi nella categoria dei santi.
Purtroppo a questa lista di benemeriti non potrei non compilare una lista nera di gravi difetti, acquisiti nel corso degli anni che hanno incrinato la attendibilità del popolo, in parte attribuibili al sistema e alla responsabilità della rappresentanza politica e amministrativa. A capolista metterei gli evasori fiscali, poi a seguire, i corrotti, i corruttori, i profittatori, i disonesti, gli affetti da narcisismo, i millantatori di credito, i bugiardi, i demagoghi, i trasgressori, i falsi profeti, i razzisti.
I primi segnali di questo degrado si possono, con approssimazione, individuare a partire dagli ultimi anni ’80 con un crescendo inarrestabile fino ai giorni nostri. Sia chiaro, io non voglio puntare il dito contro nessuno in particolare, infatti mi riferisco al popolo in generale, anche se nel popolo qualcuno ha delle responsabilità più marcate, specifiche e addirittura molto pesanti.
Un grave peccato di omissione deve purtroppo essere attribuito alla gente comune, la quale “poteva” (e può ancora) esercitare un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, ossia quello del controllo dei propri rappresentanti politici e amministrativi nello svolgimento del loro ruolo di rappresentanza e cura degli interessi comuni. Ciò non è stato fatto, più per disattenzione e distrazione che per volontà sicuramente, ma questo non giustifica l’errore commesso.
Una debole importanza attribuita all’esercizio della democrazia ha permesso (o consentito) di consegnare, ai parlamentari e agli amministratori, una delega in bianco senza corredarla da uno stretto programma di controllo sul uso delle risorse che noi puntualmente accreditiamo. Ci si è fidati ciecamente delle promesse fatte in campagna elettorale, riservandoci il solo diritto al mugugno, quant’anche al completo disinteresse. Troppo poco per una democrazia parlamentare, quale quella Italiana.
Come affermo più sopra, si può ancora rimediare agli errori commessi. Bisogna convincersi che al di la del consumismo sfrenato, che ci ha appannato un po’ la vista e condizionato la materia grigia di cui tutti siamo dotati, c’è il dovere della moderazione, della sobrietà e dell’inutile spreco e distrazione di risorse, della necessità di lavorare tutti per il bene comune, anteponendolo all’interesse personale. Il pantano della crisi in cui siamo immersi, le restrizioni e le sofferenze generate dall’assenza di lavoro e di prospettiva futura specie per le giovani generazioni devono, al di là delle proteste e indignazioni, aiutarci a capire che è necessario riprendere quei valori, morali, spirituali e sociali come quelli suggeriti da Codice di Camaldoli, che sembrano andati nel dimenticatoio ma che si possono riprendere per tornare a schiarire l’orizzonte della vita quotidiana di ciascuno e rinvigorire la speranza per un futuro più aderente ai bisogni reali.
Valerio Dalle Grave

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