E’ una storia tramandata di bocca in bocca dai vecchi della contrada di S. Maria.
Tanti anni e tanti anni fa, si parla di tempi lontani, quando i preti e i frati comandavano con il bastone di Dio in mano accendendo il fuoco sotto il sedere della gente per inquisirla. Sì, purtroppo era proprio il tempo in cui le streghe venivano bruciate al rogo.
Ora state ad ascoltare bene. Era il mese di maggio, i maggiolini e i moscerini allora si attaccavano al cavallo dei pantaloni dei nostri poveri vecchi per gli odori che giravano. Sporcizia e puzza c’era ovunque, però la gente era timorata di Dio e correva a pulirsi l’anima a novena. Nella chiesa di S. Martino predicava un frate giunto dal lontano sud d’Italia che chiamavano: il frate Strozzaluteri!
Era un frate disordinato, con una faccia pallida e una barba rada e untuosa da sembrare la mammella di una pecora. Portava una casacca piena di buchi e sandali curvi come le corna di una mucca, predicava con una prepotenza e una rabbia da far fuggire i sassi dell’Adda. Questo frate aveva sempre in mano il Crocefisso e quando predicava sembrava battesse un bastone sopra la povera gente intimorita; finito di predicare si dava tre forti pugni in faccia come penitenza. Allora i preti facevano così, adesso non più!
Quella sera la chiesa di S. Martino in Tirano era affollata. Sette donne, tutte nonne e pie, erano sedute nei banchi sotto il pulpito e ascoltavano la predica del frate Strozzaluteri come chiocce che stanno facendo l’uovo! Ragazzi! Che predica fece il frate Strazzaluteri! Gli uomini erano tutti spaventati per il castigo di Dio promesso dal frate e tremanti si mangiavano il cappello, le donne piangevano come upupe con le mani nei capelli.
Ascoltate bene che pandemonio successe. Il frate, che in una mano aveva il Crocefisso e nell’altra il turibolo acceso, sembrava avesse il fuoco nel sedere. Gridava che i Tiranesi erano furboni e avari e che tra poco sarebbero suonate le sette trombe del giudizio universale; gridava loro di pentirsi e intanto faceva oscillare avanti e indietro crocefisso e turibolo come fossero due frasche di abete.
Sventura! Tutto d’un tratto si sono incrociati crocefisso e turibolo e in modo violento sono andati a sbattere contro un ferro che sorreggeva il pulpito. Misericordia! La testa del Signore del Crocefisso è volata via come un pallino da schioppo. Al frate Strozzaluteri sono rimasti in mano la croce con lo stomaco, le braccia e gambe di nostro Signore, mentre la cenere e le scintille del turibolo sono cadute sopra la testa delle sette nonne pie. La testa del Signore è caduta sui banchi dove oravano le nonne, poi ha rimbalzato per sette volte sopra il pavimento in pietra della chiesa e si è fermata in modo singolare con gli occhi fissi sulle sette pie nonne.
Silenzio di tomba, solo si udivano i denti delle nonne che battevano a mitraglia. Sembrava fossero suonati sette botti a mezzanotte tanto era forte il rumore di quei sette battiti della testa del Signore sul pavimento in pietra. Momento orribile ! Le nonne erano nei banchi tremanti e raccolte a grappolo per lo spavento e a una è sfuggito un grande... peto.
E che peto, ragazzi!!! Allora le nonne erano capaci di scoreggiare come i gatti ad arrampicare! Quello sì che era un peto nostrano di nonna, peccato che allora non v’erano i registratori perché sarebbe stato bello e interessante registrarlo e tramandare il potente e modulato suono ai nipoti. Quel peto fatto da nonna Celestina era un capolavoro da mettere in cornice! E’ stato un peto lungo e con una intonazione grave che molti uomini si sono buttati sotto i banchi per la paura che fosse ceduto l’architrave della chiesa.
Sentendo quella intonazione, quel dannato frate ha incominciato a gridare con le mani alzate a Dio che quel tuono segnava la rovina di tutta Tirano e la sua discendenza fino alla generazione del 2000. Poi, come fosse un cane da caccia, ha iniziato ad annusare e dopo un poco, con le mani nei capelli ha gridato:"Io sento puzza di zolfo, io sento il calore della fiamme dell’inferno, quella che ha scoreggiato in questo luogo è figlia del caprone eterno!". Sono sette le donne sotto il mio pulpito, una è di loro un è demonio. Voglio e comando che quella che ha scoreggiato con il peto che puzza di zolfo sia messa al rogo!
Le sette nonne intimorite dalle urla del frate borbottavano rosari come un paiolo di polenta che bolle, gli uomini guardavano intorno e annusavano come cani da caccia senza riuscire a capire da quale parte arrivasse la puzza di zolfo. Fatto sta che per tre giorni il frate Strozzaluteri ha cercato di sapere chi delle sette pie nonne avesse scoreggiato, ma le nonne sono rimaste mute come tombe.
La punizione doveva essere esemplare. Così l’ultimo giorno di maggio, le nonne sono state portate sopra un carro tirato da due buoi, nel sito di campagna chiamato “Giustizia”. Laggiù li attendevano il frate predicatore, il Podestà, e tutta la popolazione di Tirano con forconi e falci. Occorreva però trovare la colpevole. Il frate Strozzaluteri , con un focherello acceso in mano e con fare austero disse: ”O nonne, siete in sette, una di voi è quella che ha scoreggiato mentre predicavo, il suo peto puzza di zolfo perché è figlia del caprone eterno. Ecco, o popolo di Tirano, io con questo fuocherello acceso in mano,voglio, una alla volta ascoltare il peto di queste donne per giudicare e trovare la colpevole!!!”. Allora una alla volta le nonne, alzando timidamente le lunghe sottane, hanno scoreggiato proprio davanti al focherello , mentre il frate Strozzaluteri annusava l’aria e giudicava.
Nulla! Ma quando ha scoreggiato la nonna Celestina è stato come se fosse caduto il Canalone. La scoreggia è stata lunga simile a quella già udita da frate Strozzaluteri, ossia assomigliava ad un borbottio di sassi in un canalone ed al rumore di un architrave incrinato dal peso. Il focherello nelle mani del frate è diventato un falò, la tonaca del frate sembrava una bandiera al vento, il Podestà è corso a raccogliere il suo cappello nei sassi dell’Adda, mentre la gente del popolo si era unita a grappolo tutta insieme per non essere buttata per terra.
In un amen, la nonna Celestina si è incendiata come fosse stato un fascio di ramaglie. Al frate Strozzaluteri ha preso fuoco la tonaca, poi la barba e i capelli ed è rimasto nudo come il sedere di un maiale mostrando le sue vergogne. La povera nonna Celestina è bruciata come un fiammifero con una grande puzza di zolfo.
Questa è la storia della nonna Celestina, ultima strega bruciata al rogo nei campi della ”Giustizia“, la sua colpa è stata , poveretta come era, di mangiare per tutta la sua vita soltanto rape e le rape si sa gonfiano d’aria che puzza di zolfo e che si incendia per un nonnulla. Questa storia dolorosa mi è stata raccontata dal vecchio Pietro e gli ho domandato se fosse vera e lui per risposta, con un movimento di sedere che solo i grandi nonni conoscono, ha fatto una scoreggia secca e chiara come un corallo che ha spento il fuoco del focolare e fatto ballare il paiolo delle castagne e poi mi ha detto: "Ricordati, brighella, ricordati sempre che a essere poveri e ad avere a che fare con gente che ha studiato se scoreggi nel posto sbagliato ti cucinano come l’arrosto.
‘na stòria strampalàda dei nòs vècc di Ezio Maifrè
- Storia
'L pèt de l'àva Celestina
Per la pòra e cara àva Celestìna,
‘n pèt l’è stàcc la sò gran rüina.
L’éra mìga ‘na vegiàscia stréga,
ma ‘na bunàscia àva che préga.
L’è stàcc ‘l fràa ciamàa Strozalüter,
che ‘l faséva di sü Ave e Patèr,
cun ‘l bastùn de Dìu àla pòra gént
cun bòria e gnàa ‘n pìt de sentimént.
Por nòtri se chèsta l’è Giüstìzia
ès cundanàa al rogo sénsa malizia,
nùma per ‘n pèt scapàa per stremìzi
e per ‘n fràa sénsa cràpa e giudizi.
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