Accadrà il 25 maggio, stranamente di mercoledì, come qui non si era abituati. Capita infatti che il Giro 2011 parta e termini (se si eccettua la passerella finale di Milano) in Piemonte, per le ben note celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia.
Ma non importa; l’entusiasmo degli appassionati è ugualmente alle stelle e si prevede che la località di passo sarà invasa da tanti tifosi. Del resto Aprica, se si rimane agli ultimi 20 anni, è probabilmente la località che in Italia ha dato di più al Giro (e che dal Giro più ha avuto): non solo per numero di arrivi, ma per imprese dei protagonisti, record d’ascolti in tv, emozioni elargite.
A chi, con incredibile memoria corta, scrive che “la salita all’Aprica dal versante bresciano non può segnare la corsa”, ricordiamo l’edizione 2006, con Ivan Basso che proprio a pochi km. da Aprica allunga poderosamente su uno stranito Simoni e giunge trionfalmente al traguardo in maglia rosa mostrando la foto del figlioletto neonato: la corsa (perlomeno di quel giorno) non è forse segnata dalla salita finale verso Aprica? E che dire dell’arrivo 2010, dove lo stesso Basso compie “la sua più straordinaria performance” non sul decorativo ma noioso Gavia imbiancato, e nemmeno tanto sul Mortirolo (come continua a fallare lo stesso commentatore smemorato), bensì sull’inedita salita Edolo-Santicolo e nel tratto successivo fino all’Aprica. Nei 15 chilometri finali, Ivan Basso vince letteralmente il Giro 2010, ricacciando indietro di minuti e minuti lo spagnolo Arroyo, che sveste la maglia rosa: la corsa (il Giro) non è forse segnato dalla salita finale verso Aprica?
Da ultimo un’altro appunto, il terzo, sempre al medesimo commentatore, che sbaglia gli arrivi di tappa di Aprica. Ecco quelli corretti: 1962, 1990, 1991, 1994, 1996, 1999, 2006 e 2010.
Antonio Stefanini
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