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venerdì 23 settembre 2011

LE MEMORIE DI FAUSTO SIDOLI: "VENIAMO TUTTI PORTATI IN QUESTURA"

[PARTE 37] Abitando la baracca isolata sulle alpi, i pidocchi che si erano calmati con l'arrivo del freddo si sono svegliati e ci hanno ormai invaso le teste...

Devo provvedere perchè ci si possa liberare da questi fastidiosissimi parassiti. Decido di scendere in paese e vedere se nella farmacia vi sono prodotti antipidocchio. Sono fortunato. Trovo il rimedio adatto e ne prelevo varie scatole. Al rientro in baita tutti procediamo ad energiche spolverature in testa e ad adatti lavaggi, cosicchè in pochi giorni il flagello è debellato.

Io percorro la valle e noto i lavori che truppe tedesche stanno effettuando su costoni con scavo di gallerie e sistemazioni di piazzuole. Poi a Torino ritrovo gli altri informatori che mi consegnano materiale con notizie interessanti per i movimenti di truppe.
Mentre mi sposto in Torino, vengo bloccato in un rastrellamento. Le truppe della Repubblica di Salò unite a reparti tedeschi bloccano le estremità della via che sto percorrendo, raggruppano tutte le persone e ci convogliano verso il commissariato più vicino.
Veniamo tutti portati in questura per gli accertamenti del caso. Ho dei buoni documenti, ho il permesso di circolazione rilasciato dal comando tedesco della valle di Susa perchè sono lavoratore nel settore del legno e quindi mi posso spostare regolarmente, ma avvolto nel giornale che tengo in mano ho vari biglietti e scritti assai compromettenti. La procedura è assai rapida e come a tutti i fermati vengono richiesti i documenti ed il perchè si è a Torino.

Io sono tranquillo, sono a Torino per il materiale legnoso che devo fornire alla ditta i miei documenti sono in ordine e mentre chiacchero poso il giornale incriminato sul tavolo dell'interrogante. Pochi minuti e posso andare, faccio pochi passi verso la porta, e ad alta voce esclamo: "il mio giornale!".
E ritorno con naturalezza a prendere il giornale che avevo posato sul tavolo del funzionario.

Tutto va bene. Cercavano sopratutto giovani che non adempivano al servizio di leva e per questo ero a posto, dato che, sul documento, mi ero invecchiato di cinque anni passando dalla classe 1917 a quella del 1912.
Me la sono scampata bella e con un lungo e profondo sospiro riprendo la mia attività.

Intanto gli avvenimenti si susseguono, ed è necessario un secondo viaggio in Francia, dato che ho varie notizie da riferire e sopratutto anche nuovi ordini in relazione ai prossimi avvenimenti. E così di nuovo in cammino, siamo sempre in inverno e la montagna è coperta di neve e da solo effettuare il passaggio delle Alpi a quota 3300 metri in pieno inverno non è un viaggio da consigliare a nessuno. Comunque mi accingo a farlo. Parto dalla mia capanna prima che spunti l'alba, risalgo i pendii nevosi scegliendo con cura il terreno della marcia per non cadere in cumuli di neve. Se vi casco dentro chi mi tirerà fuori? Certamente non subito, ma mi troveranno in primavera o estate allo scioglimento delle nevi. E così procedo con molta prudenza ed attenzione.

Alla sera sono al primo avamposto Francese, avanposto diverso dal quello incontrato nel precedente passaggio.
La scena del precedente arrivo si ripete. Distacco nei miei confronti, superiorità dei militari sul posto, ordine di attendere che si informeranno, aspettare fuori della porta, nessun conforto, aria di superiorità. Poi a comunicazione avvenuta cambio di atteggiamento: accoglienza, disponibilità, soddisfacimento di ciò che chiedo, trattamento di rispetto, e l'arrivo del solito macchinone, che mi accoglie sotto gli occhi meravigliati dei militari dell'avanposto che mi salutano militarmente.

Ho un paio di colloqui con il Comandante La Palisse, ed il mio successivo viaggio è ancora per la valle di Susa, ma si prepara il viaggio in Lombardia, dove avrò contatti con il C.D.L.A.I. (Comitato Di Liberazione Alta Italia) per viaggiare poi verso la Valtellina dove dovrei organizzare lanci di armi ai partigiani del posto. Infatti a Torino incontro un responsabile del comitato piemontese che mi effettua il collegamento con il comitato per la Lombardia. Siamo ormai verso il mese di marzo del 1945. Lascio il mio gruppo in Val di Susa e con Pietro siamo ormai in viaggio verso Milano. Anzi Pietro, che è milanese è partito prima di me e quindi lo raggiungo.

Arrivo il 22 marzo di sera a S. Colombano e mi danno notizie confuse di Moretti.
Il 23 a Cels ed a Esille, notizie tranquille con nessun arresto. Parto il mattino del 24 per Meana, dove il 25 incontro Daz (sempre Adelio Rossi), Tonio (Eliseo Silva-Aosta) e Beppe. Si ingaggia Giuseppe, il disertore della Wehrmacht che ci aiuterà a lavorare in Alto Adige. Alla sera vedo Ada e Alberto Salmoni di Chateau-Bolard Susa, fisso l'appuntamento con loro a Torino per il 3 aprile. Non avevano ancora consegnato a Moretti il piano radio e la lettera del Tenente La Palisse. Alberto finora non ha potuto lavorare, perché sia lui che Paolo (Paolo Gobetti-Torino- sua mamma attualmente Ada Marchesini Gobetti è vicesindaco di Torino) sono stati ammalati.

Il 25 trovo in montagna Pietro (Rossi Adelio), Eliseo e Carlo Silva e Giuseppe, l'ex soldato della Wehrmacht che è disposto a recarsi come informatore a Merano. Per due giorni sistemiamo gli apparecchi in due casse, una pronta per essere portata a Torino e s'incaricherà di questo Maginot, l'altra per rimanere sul posto con l'apparecchio pronto a funzionare appena si riceverà l'ordine. Di Moretti apprendo che è all'ospedale militare di Torino e Andrèe è partita per Bergamo.

Per ben lavorare abbiamo bisogno di metterci in ordine: quindi destino Carlo con Giuseppe a S. Colombano, in attesa dei loro abiti civili. Carlo funzionerà come agente di collegamento e di raccolta delle informazioni ed attenderà a S.Colombano l'arrivo di Spriana e di Ugo. Do loro lire 55.000 per i vestiti ed il vitto. E' previsto l'impiego di Carlo in valle d'Aosta e la partenza di Giuseppe con Ugo per Milano.

Il 26 marzo Adelio parte per Torino per iniziare il collegamento con Moretti con Maginot ed Oscar. Lo seguo il 28 con Eliseo. Maginot ha lasciato Torino perché senza fondi, ma si dice a disposizione della missione. Lascio un biglietto dalla signora Mariuccia per richiamarlo con £. 30.000. E' previsto anche l'arrivo della staffetta di Oscar per cui lascio un biglietto e £ 30.000 anche a lui. Moretti è stato trasferito all'ospedale di Susa e Andrèe ritornata da Bergamo è risalita in valle.

Il 30 marzo invio Adelio a Milano perchè cominci a prendere contatto con il CNL di Milano per la Valtellina. Sempre il 30 invio Eliseo a Meana perché fissi un appuntamento con Moretti a Chiomonte per la mattina del giorno 1 aprile. La sera del 31 marzo parto per Chiomonte. Colloquio a Chiomonte con Moretti durante il quale fissiamo il seguente piano: Carlo e Giuseppe a S.Colombano in attesa di Ugo; Giuseppe ed Ugo proseguiranno per Milano; Carlo per la valle d'Aosta; Maginot verrà a ritirare un apparecchio radio per Torino; il secondo rimarrà pronto sopra Meana; passaggio degli informatori in Piemonte da Moretti ad Oscar che svolge un ottimo lavoro; ad Alberto viene assegnata la zona amonte di Susa; Moretti dovrebbe poi fare vita tranquilla; gli consegno £.50.000.

Il 2 aprile parto per Torino ed il 3 trovo Ada ed Alberto. Fissiamo la partenza di Ada per Milano ed le modalità per ritrovarci. Alberto ha ancora l'apparecchio radio in montagna, perché essendo stati ammalati, tanto lui quanto Paolo (un'altro non io), non hanno potuto eseguire il trasporto. Probabilmente il suo apparecchio dovrebbe raggiungere il settore di Cuneo affidato ad Oscar. Trovo un mezzo per Milano giovedì sera 5 aprile e parto con Eliseo. Pietro si è messo in contatto e venerdì abbiamo il primo colloquio con il comandante militare di tutta la Lombardia (attualmente il commissario per la valtellina è l'avvocato Corti) per il partito d'azione che ci mette al corrente della situazione in Valtellina e ci presta il suo aiuto...

A cura di Ezio Maifrè

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